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28 ottobre 2008

North Pole, dove è Natale tutto l'anno

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In un originale volume a fumetti, Caro Babbo Natale…, Luana Vergari e Claudio Calia raccontano la storia di un paesino dell'Alaska in cui, per ragioni di marketing, vige sempre l'atmosfera natalizia. Ma non tutto è gioioso come sembra

di Marco Agustoni

North Pole, Alaska, a più di mille chilometri di distanza dal vero Polo Nord. Qui, il Natale è eterno, le strade sono decorate a festa tutto l’anno e hanno nomi legati alla festività natalizia, come Santa Claus Lane e Snowman Lane. I 1700 e rotti abitanti della cittadina vivono immersi in questa atmosfera 365 giorni all’anno, e North Pole fa affari come attrazione turistica. Ma vivere qui, per un ragazzino in età scolastica, può non essere così bello. Raccontano la peculiare storia di questo paese “di fiaba”  realmente esistente Luana Vergari e Claudio Calia (rispettivamente sceneggiatrice e illustratore), in un volume a fumetti edito da Black Velvet intitolato Caro Babbo Natale… Ce ne parlano in una breve intervista per Mag.

Potete cominciare presentandoci il volume?

LV: Caro Babbo Natale...  si ispira ad un fatto di cronaca realmente accaduto nel città di North Pole, in Alaska. Nel 2006 un gruppo di ragazzini della Middle School, età media fra gli undici e i tredici anni, aveva organizzato una strage: erano in tutto sei persone, avevano già le armi, un piano dettagliato e una lista con i nomi di chi andava eliminato. Per caso la strage fu fortunatamente sventata. Leggendo un reportage sulla vita a North Pole sul numero di dicembre 2007 di Internazionale, trovavo tutto estremamente terribile e allo stesso tempo provavo tenerezza per questi adolescenti condannati a vivere in un paese dove è Natale 365 giorni l'anno e dove parte delle lezioni d'Inglese consistono nel rispondere alle letterine che altri bambini scrivono a Babbo Natale.

Una cittadina/prodotto i cui abitanti, volenti o nolenti, diventano parte del "pacchetto regalo". North Pole è una sorta di simbolo?

LV: Guido Tiberga nell'introduzione molto bella che ha scritto per il nostro libro ha detto che noi raccontiamo un luogo. Credo che abbia colto nel segno. Non volevamo dare spiegazioni, elaborare teoria sociologiche o psicoanalizzare un intero paese. Il nostro intento era raccontare la città come ambiente in cui si cresce e in cui si vive. Se il mondo fuori è sempre bello, di ottimo umore, con le lucine, con la bontà che sprizza ad ogni angolo della strada... insomma se fuori è sempre Natale è dura sentirti bene quando sei arrabbiato o triste o confuso.

North Pole è un simbolo? Forse... Me lo sono domandato molte volte mentre scrivevo e ragionavo su Caro Babbo Natale... È un simbolo nel senso che qui il gioco è dichiarato, coinvolge tutti: in un certo senso, se vogliamo, qui è tutto più onesto... Non credo però che quello che accade nella cittadina dell'Alaska, sia troppo diverso da quello che avviene qui. La logica del tutto bello, tutto divertente, del sempre giovane e sano, della festa a ogni costo miete silenziosamente le sue quotidiane vittime anche da noi.

CC: Devo dire che uno dei motivi che mi ha convinto ad affrontare una storia come questa è stata proprio l'implicita denuncia all'invadenza della "merce" nelle nostre vite. E poi diciamolo, con la moda dilagante anche in Italia di appendere pupazzi di Babbo Natale alle grondaie delle case, la possibilità di un contesto che mi permettesse di disegnare un pupazzo di Babbo Natale al cappio era troppo ghiotta per lasciarsela fuggire!













Luana Vergari e Claudio Calia presenteranno Caro Babbo Natale… nel corso di Lucca Comics & Games, domenica alle 15.30 presso lo stand Black Velvet


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