09 febbraio 2009

L'Isola che c’è: guarda la fotogallery

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Bia

Paolo Bianchi

Sardegna. Un altro pianeta, è il titolo della mostra fotografica che sarà il 14 e 15 febbraio 2009 alla Fondazione Benetton Studi Ricerche di Treviso. Franco Fontana, Paolo Bianchi e Sveva Taverna interpretano la terra amata da Carlo Levi e D.H. Lawrence.


Le immagini dell’esposizione, attraverso lo sguardo straniero del maestro e gli occhi delle giovani generazioni, che nell’Isola hanno le loro radici, aprono uno scrigno e rivelano un segreto che chi osserva è chiamato a preservare e a custodire, ma soprattutto a condividere con questa terra che è il luogo dell’ospitalità, dove ospite è chiunque e chiunque è ospite.
Il nudo paesaggio mediterraneo della Sardegna, terra arcaica, impervia, dolce ma segreta e sfuggente, aperta e accogliente, dove ancora impera l’ordine naturale con i suoi colori e la sua forza primitiva, è la cifra scelta da Fontana per rappresentare la sua idea di Sardegna, quella che il nomade viandante contemporaneo può scoprire in silenzio, con sguardo sapiente ma solitario, in comunione con i luoghi, una contemplazione che segna l’impossibilità di farne parte senza alterarne il fragile primordiale equilibrio.

Per Paolo Bianchi, invece, quegli stessi paesaggi sono il territorio di donne e di maschere, due archetipi, due simboli che riassumono l’essenza di una terra antica in apparente conflitto con la modernità. Solo le donne possono creare l’indissolubile legame con il futuro, tenere insieme la frattura tra il passato e il presente e guardare alla promessa del domani che non deve rinunciare alla ricchezza delle proprie tradizioni per stare al passo con i tempi ma che, solo a partire da queste, può costruire un solido rapporto con l’inesorabile cambiamento.

Per Sveva Taverna, infine, i paesaggi sono sfondo sfumato, popolato da persone, individui con la propria storia, semplice ma intensa, vera, vissuta, dolorosa ma nello stesso tempo incantata da un sorriso, da uno sguardo o solo dalla memoria primigenia di un paradiso perduto, fatto non solo di luoghi, ma soprattutto di legami, di rituali, di comunità, condivisione di attimi di armonia provvisoria ma indelebile, una traccia apparentemente destinata a scomparire che invece racchiude in sé una tenace e inaspettata forza vitale.

Dopo Treviso la mostra proseguirà il suo percorso dall’11 al 16 febbraio 2009 a Londra presso il Queen Elizabhet Hall e il  28 febbraio e 1° marzo 2009 a Milano, alla Società Umanitaria, in Via San Barnaba 48

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