09 giugno 2009

Fa 38° la febbre della creatività

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Fino al 20 giugno 2009 la galleria Costantini Arte Contemporanea di Milano presenta le opere di 11 talenti provenienti dall’Istituto Italiano di Fotografia. In mostra fotografie, light boxes e video selezionati da Giancarlo Maiocchi: ecco un'anticipazione

L’Istituto Italiano di Fotografia presenta le opere di undici talenti del secondo anno del Corso Superiore Professionale. Fotografie, light boxes e video selezionati dal seminario “Mitologia cangiante e luccicante” tenuto dal fotografo Giancarlo Maiocchi (Occhiomagico), sono il frutto della creatività di giovani professionisti emergenti. La mostra presso la galleria Costantini Arte Contemporanea di Milano rivela quanto labili siano i confini di quest’arte, sempre spostati un passo oltre grazie al talento di tanti giovani che sanno andare oltre il panorama e fermare su immagine stati d’animo, momenti intensi di quotidianità e situazioni surreali. Anzi talvolta anche oltre il surreale.

Ecco le riflessioni di Giancarlo Maiocchi sulla mostra: “Trentottogradi, il sangue pulsa alle tempie, ai polsi, il cuore accelera, la fronte scotta da farci due uova fritte, eppure non è malattia né qualcosa di preoccupante, per nulla spiacevole, non ti passa per la testa di riposarti o metterti a letto con bicchierone di latte caldo, miele e TV, nemmeno assumere medicinali, anzi, sarebbe bello che questo stato febbrile non avesse mai fine, schiavi del proprio malessere.
Non guarire, non svegliarsi dalla “trance” creativa.
Di questo stiamo parlando.
Momenti, forse attimi, in cui tutti i sensi sono allarmati, i pensieri affluiscono agli occhi della mente come passeggeri all’ora di punta in una metropolitana giapponese, e tutti insieme confluiscono in un teatro immaginario.
Una messa in scena da ordinare.
Per noi che usiamo la fotografia, il teatro diventa set dove gli attori e le scene si ricompongono in un respiro magico di 1/125 di secondo.
E’ come vedere la luce in fondo al tunnel, non un tunnel buio, spaventoso e misterioso ma un imbuto, una insolita camera oscura ricoperta di luci cangianti e di sinapsi luccicanti.
Immagini fatte di luci, colori, suoni, emozioni.
Quando si raggiunge definitivamente la luce non è una liberazione, è solo un altro punto raggiunto.
Come questo gioco (1) o quest’altro (2) dove i punti indicano gli spazi da annerire. Entrambi comporranno, alla fine, una sembianza di noi, un insieme di visioni che racconteranno la nostra storia, il modo che abbiamo per riconoscerci e per mostrarci agli altri, per riconciliarci con noi stessi…senza parole.”


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