03 luglio 2009

Tostoini, la tartaruga del Marshmellowshire

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Tostoini - Alphonse

Abbiamo incontrato Roberta, la ragazza cagliaritana che si cela dietro a Tostoini, uno dei blog di illustrazione più amati della rete italiana

di Francesco Chignola

Nel vastissimo mondo della rete sono innumerevoli i giovani che si sono cimentati con l'arte e con l'illustrazione. Ma sono in pochi quelli che possono dire di aver conquistato l'affetto dei propri lettori come quella che si nasconde dietro lo pseudonimo Tostoini. Abbiamo incontrato Roberta Ragona, la creatrice del sito e del "marchio", il cui alter ego è una tenera tartarughina.

Chi è Roberta e chi è Tostoini? Parlaci di te. O meglio, di voi.
Diciamo che in un certo senso qui dentro siamo in due. Una è Roberta, è nata a Cagliari ed è quella che si è appena laureata, fa lavori improbabili, ha sempre fame e pessimi rapporti col telefono. L'altra è Tostoini, è una tartaruga ed è nata in Marshmellowshire; è quella che si prende tutto il divertimento: sono suoi i disegnini sul blog e i lavori sul sito, è lei che firma le mostre, che crea le spillette, le t-shirt e tutto il resto.

Quando è iniziata questa tua passione?
Ho sempre disegnato, sin da piccola, ma ho cominciato a dipingere all'università. Nel 2004 ho aperto il blog Dentro il guscio della tartaruga, per avere un posto in cui sistemare la miriade di animaletti improbabili che affollavano i margini dei quaderni dell'università e gli spazi bianchi delle fotocopie e così sono nati Tostoini ed il Marshmellowshire.

Che cos'è il Marshmellowshire? Un luogo immaginario? Un luogo della mente?
Il Marshmellowshire è un luogo dal nome impronunciabile, pomposo, inutilmente lungo, abbastanza ridicolo, apparentemente zuccherino e un po' fanè. Descrizione che si adatta perfettamente anche a buona parte dei suoi abitanti. E' nato per dare un tetto ai miei amici immaginari, nella mia testa è un luogo un po' stile "arsenico e vecchi merletti", o una decaduta campagna uscita da qualche romanzo di Wodehouse, dove il fatto che il rappresentante locale all'estero sia una pantegana travestita da coniglio è vissuta solo come una lieve eccentricità.

Come mai hai scelto proprio una tartaruga come alter ego?
Credo che il soprannome di "testuggine" mi sia stato apposto da uno dei miei fratelli, in qualche epoca lontana. Mi è rimasto attaccato addosso e ho continuato ad usarlo. Poi al momento di aprire il mio primo blog il nome "testuggine" era già occupato, e così ho provato con termine corrispettivo in sardo, ossia "tostoini". E' stata una fortuna: di testuggini nel mondo ce ne sono in abbondanza, ma di tostoini ci sono solo io. Mi ci riconosco: sono lenta, testarda, munita di guscio protettivo nei confronti del mondo, goffa nei movimenti e se mi ribalto a pancia in su, soffoco.

Hai scelto molti linguaggi diversi per esprimerti...
Io vedo tutte queste cose come aspetti diversi di un tutto unico, in un certo senso. Non credo che oggi come oggi si possano ancora fare distinzioni come arti minori e arti maggiori, penso che alla fine l'unica vera differenza tra una tela e una spilletta sia solo nelle dimensioni e nel numero di esemplari. Certo i disegni per il blog somigliano più a uno sketchbook, un taccuino della vita quotidiana, mentre sulla tela finiscono cose più meditate, pregnanti, però non vedo vere differenze.

Qual è la tecnica in cui più ti ritrovi?
L'inchiostro di china e gli acrilici. Mi piacciono i colori accesi e le linee di contorno. Suppongo che sia qualcosa che abbia a che fare con l'amore per fumetti, art nouveau e grafica giapponese.

Quali sono i momenti della tua carriera di artista che ritieni i tuoi punti di svolta?

Più che punti di svolta, cose di cui sono tutt'ora piuttosto felice e anche abbastanza orgogliosa. Una è stata la mia prima mostra, nel 2004, la prima volta che ho avuto la sensazione che quello che facevo avesse un qualche tipo di senso anche fuori dalle pareti della mia stanza. Poi la mia prima personale, nel 2007. Era una mostra pensata come un'esposizione di souvenir di una coppia di esploratori in Marshmellowshire. L'ultimo momento è stata la mostra Vinyl Factory alla galleria MondoPop di Roma, recentemente portata anche a Pitti Immagine: averci esposto rientra un po' nella categoria 'sogni che si avverano'.

E al di là delle mostre?
Quando ho messo online il sito e quando ho viste stampate le prime t-shirt e spillette. E' molto strana la sensazione di vedere quello che hai disegnato tu entrare a fare parte del mondo della materia. Mi sentivo molto mamma chioccia con la sua covata. Dovevo avere una faccia piuttosto ridicola.

Quali sono gli illustratori italiani che ti piacciono di più, o che ritieni indispensabili?

Con questa domanda sprofondo in una profonda crisi dovuta alla necessità di scegliere solo uno o due nomi nella miriade che amo, e sicuramente dimenticherò qualcuno che per quello che mi riguarda è fondamentale. Consapevoli di questo rischio, e infilandoci in mezzo anche artisti che mi piacciono e che non sono propriamente illustratori: Hug D'Andrade, Daniel Egneus, Marco Cazzato, Philip Giordano, Maurizio Santucci, Malleus Lab, Birò, Alicè.

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