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03 marzo 2010

Erik Johansson: quando photoshop e Magritte si incontrano

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Arms break, vases don't - Foto di Erik Johansson

Il giovane fotografo svedese reinterpreta in maniera originale la lezione che fu del grande maestro belga del surrealismo senza perdere mai di vista il lato ironico e ludico. GUARDA LA GALLERY

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di Massimo Vallorani

Erik Johansson
chi è costui? Semplicemente un giovane fotografo molto abile con photoshop oppure un erede diretto del grande René Magritte? Sì, perché bisogna partire da qui e dal grande pittore belga per comprendere il lavoro di Johansson e dei suoi scatti decisamente surreali. Perché il meccanismo che ne viene fuori è praticamente lo stesso: raffigurare oggetti quasi banali, normali paesaggi, persone all’apparenza anonime accanto ad elementi in qualche modo spiazzanti o decontestualizzati. Gli elementi, così mescolati, acquistano la capacità di risvegliare i ricordi assopiti nei più remoti angoli dell’inconscio e creare inquietudine profonda nello spettatore.

Se guardiamo le foto di Erik questo processo appare del tutto chiaro: l'acqua che fuoriesce dal quadro in cui è rappresentato il mare, oppure l’artista che stira sé stesso con la camicia indosso, o ancora il caffè versato fuori dalla tazzina che disegna una carta geografica sono alcuni dei tanti elementi iperrealisti che affondano le proprie radici in una riflessione sicuramente attenta, morale e funzionale della realtà.

Senza dimenticare che tutta l'operazione creativa di Johansson non è mai solo un virtuosismo digitale fino a se stesso o addirittura frutto soltanto di una buona manualità (e un buon corso di fotoritocco) ma di una attenta analisi di quel confine labile tra sogno e realtà, tra il gioco del ri-creare un mondo non soltanto attraverso i nostri occhi ma attraverso quello che riemerge dai nostro più profondo inconscio.

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