Caricamento in corso...
16 febbraio 2011

La sostenibile bellezza della pelle

print-icon
01_

Mustafa Sabbagh (particolare)

Mustafa Sabbagh, noto fotografo italo-giordano poco incline al fotoritocco, presenta il libro About Skin. E tra ritratti, nudi e paesaggi racconta le “ragioni della pelle” attraverso cinquanta splendidi scatti. Guarda la gallery e leggi l’intervista

di Barbara Ferrara

Mustafa Sabbagh, fotografo italo-giordano di fama internazionale, presente alla Tate Modern di Londra con il suo libro About Skin, è innanzitutto una persona fuori dal comune. Anticonformista rispetto alla generale ricerca del consenso, rifiuta l’uso di photoshop. Un purista dell’immagine che percorre una via tutta sua con l’intento di “andare oltre i dogmi a dispetto del moralismo imperante”.

L’arte di Sabbagh rispecchia la sua propensione all’autenticità, non c’è molto altro da dire. A parlare infatti sono le sue fotografie che si librano libere nei territori inesplorati ed oscuri della bellezza e della natura, lontane dai canoni contemporanei di perfezione.

Intervistarlo è emozionante e lui sa subito metterti a tuo agio, chiacchierare con lui dà lo stesso calore di un the caldo a metà mattina. La sua accoglienza è un invito ad entrare nel suo mondo, ed in punta di piedi, con la curiosità di un bambino, ci entriamo.


Tre aggettivi per definire la sua arte?
Scarna, linceziosa, impetuosa.

Lei si è formato presso uno dei più grandi maestri della fotografia internazionale, com’è stato lavorare con Richard Avedon? Che tipo era e cos’ha imparato da lui che non dimenticherà mai?
E’ stato come trovarsi di fronte a un "dio", colpiva la sua grande onestà e naturalezza. La lezione più grande che mi ha lasciato è che non è importante sorprendere ma far pensare.

Annie Leibovitz disse: "Non mi importava chi fossero i soggetti, mi importava solo fotografare perchè la fotografia era la mia vita". A livello emotivo cos’è per lei la fotografia?
Un atto erotico che non si consuma mai, in primis con il soggetto. Poi diventa un rapporto aperto con chi la guarda.

E la bellezza?
Farsi guardare attraverso la mente e non attraverso gli occhi. Un processo mentale, scardinare e distruggere i confini tra bello e soggettivo, la bellezza è imperfetta.

Cosa c’è dietro uno scatto di Mustafa Sabbagh?
Un amore profondo verso la vita, un gioco di ruoli, uno svelarsi e nascondersi. La mia fotografia vorrebbe mettere tutti di fronte al mondo come di fronte ad uno specchio.

A oggi qual è stata la sua principale fonte d’ispirazione?
La pittura nordica del XVII secolo, Pieter Paul RubensCaravaggio, il più grande "fotografo" di tutta la storia dell’arte e il cinema di Kubrick dove ogni frame è uno scatto perfetto.

Come protagonista del suo libro About Skin ha scelto la pelle, l’organo che protegge il nostro corpo, fa da filtro col mondo esterno e attraverso il tatto lo mette in comunicazione con l’altro. E’ una metafora e nel caso di cosa?
La pelle intesa come tramite, un mezzo per raccontare la nostra storia, come un diario che il tempo scrive su di noi.

Perché secondo lei oggi si è così ossessionati dalle apparenze, dalla chirurgia estetica, dal voler sembrare perfetti ad ogni costo e a dispetto del tempo?
Penso che sia molto più facile lavorare sul proprio corpo piuttosto che sulla propria personalità e cultura. C’è una frase di Karl Kraus che dice: “Una donna che non sa essere brutta non è bella.”

Nelle sue vene scorre sangue palestinese e triestino, sente di avere delle radici o si ritiene un apolide?
La fortuna di essere figli di due culture mi ha fatto sentire un viaggiatore senza meta, mi ha dato la forza di essere sempre diverso e allo stesso tempo integrato ovunque mi trovi. Una gran bella sensazione.

Che progetti ha in serbo per il futuro?
Una mostra a New York ad ottobre e poi a Londra a febbraio del prossimo anno. Nel frattempo continuo a fotografare, la fotografia dopo tutto è il mio vero amore.

IL MEGLIO DI SKY CINE NEWS

Tutti i siti Sky