Caricamento in corso...
23 maggio 2011

Free Ai Weiwei

print-icon
wei

Vasi colorati, 2010. Una delle opere dell'artista cinese esposte a Londra. Le sue creazioni provengono spesso dal lavoro di artigiani cinesi.

Mentre a Londra hanno aperto i battenti due mostre dedicate all’artista dissidente cinese, in rete partono diverse iniziative di supporto. Dalla petizione italiana ai gruppi su Facebook, passando per le immagini tributo su Flickr

GUARDA LA FOTOGALLERY

di Eva Perasso


Da Londra a Kandahar, passando per Venezia e Milano, New York, fino ad arrivare a Hong Kong, la città dove Ai Weiwei non è mai sbarcato a inizio aprile, quando fu fermato dalla polizia cinese e condotto in carcere, per presunte violazioni fiscali. C'è una speciale mappa del mondo che sostiene l'artista cinese, organizza mostre e sit-in, firma petizioni online indirizzate al primo ministro cinese, si unisce nell'appello internazionale di chi chiede a gran voce di liberare un uomo innocente. Imprigionarlo, si legge su Facebook, Twitter, nei siti delle gallerie d'arte, ma anche sulla stampa di carta, addirittura su una doppia pagina dedicata dal Times, è come imbavagliare gli artisti tutti. Cinesi e cittadini del mondo.

Per questo una delle richieste che vantano maggiore tam tam mediatico negli ultimi giorni è quella rivolta a tutte le gallerie d'arte, artisti e musei che espongono in Cina: la promuove Avaaz, spiegando come la scomparsa di Ai Weiwei significhi che nessun artista sia al sicuro né tantomeno libero in Cina e che per questo motivo gli enti artistici devono rifiutarsi di esporre nel Paese. Un bavaglio all'arte che punisca la repressione delle libertà individuali. Altre petizioni scrivono al presidente e al primo ministro cinesi chiedendo l'immediata scarcerazione di Weiwei (per esempio quella su Change.org voluta dalla Guggenheim Foundation a nome del mondo dell'arte o quella su The Petition Site lanciata dall'ente per i diritti umani di Bianca Jagger, ex moglie di Mick). C'è anche una richiesta italiana, firmata dall'Associazione Pulitzer, supportata tra gli altri anche da Amnesty Italia e indirizzata al Presidente Napolitano, che ha già raccolto l'appoggio di molti intellettuali e giornalisti italiani (uno dei primi firmatari è Umberto Eco). Si può firmare sul sito dell'associazione.

Dalle petizioni online, alle pagine su Facebook che aggiornano e raccolgono articoli e testimonianze, all'hashtag più usato su Twitter (#freeaiww cui corrisponde anche un account @freeaiww), arrivando al sito ufficiale Freeaiweiwei.org, la Rete resta il canale maggiore per informarsi sulle sorti dell'attivista-artista, così impegnato a proteggere e denunciare le classi povere cinesi, come quelle dei contadini, degli sfollati dai grandi cataclismi ambientali, dei perseguitati politicamente. Non a caso su Baidu, il motore di ricerca più usato in Cina, nei giorni scorsi Ai Weiwei era nella classifica delle parole più ricercate. Ma improvvisamente dopo poche ore ogni risultato relativo al suo nome è stato azzerato. Potere della censura: la stessa che ha fatto comparire e poi sparire un editoriale del cinese Southern Metropolis Daily (ne scrive China Files) in cui nel commemorare il terribile terremoto del Sichouan si citava anche l'impegno di Ai e di altri artisti per aiutare i superstiti.

Nel mondo occidentale invece ogni giorno si legge di nuove opere d'arte a supporto della causa Ai Weiwei: su Flickr diversi artisti hanno pubblicato manifesti e schizzi in suo favore. A New York, in Central Park, ha da poco inaugurato una esposizione firmata da Weiwei di 12 teste di bronzo raffiguranti i 12 segni dello zodiaco e lo stesso Bloomberg ha criticato aspramente il regime cinese. E sempre nella Grande mela l'associazione Creative Time ha lanciato l'iniziativa delle 1.001 chairs, invitando chiunque a portare una sedia da casa e sedere pacificamente davanti a consolati e ambasciate cinesi in segno di protesta. A Londra due diverse gallerie, la Somerset House (dove sono arrivati i segni zodiacali partiti da New York e impegnati nel giro del mondo) e la Lisson Gallery, hanno appena aperto esposizioni a lui dedicate. E anche la Svizzera aprirà due mostre che raccontano vita e lavoro dell'artista imprigionato, una a Wintherthur e una a Lucerna. In Italia, a Venezia, a pochi giorni dall'apertura della Biennale i Sale Docks hanno pubblicizzato un appello contro la repressione degli artisti mentre nel corso del Salone del Mobile anche il Comune di Milano aveva chiesto alla Cina di liberare Ai.

La protesta  e le richieste per il suo rilascio però partono spesso dalla strada. A Hong Kong si trovano murales in sua difesa e anche su un muro di Kandahar, Afghanistan, è comparso un disegno che inneggia alla sua liberazione: sulla t-shirt di Ai Weiwei compare la scritta “delay no more”, non tardiamo oltre, per favore. Anche se la scarcerazione non sembra cosa rapida, e Facebook si sta organizzando per esempio per un evento mondiale, il prossimo 12 luglio, allo scoccare del centesimo giorno di prigione. Quel giorno, come hanno chiesto svariati artisti inglesi e tra loro l'anglo-indiano Anish Kapoor direttamente dalle pagine del Times, i musei e le piccole gallerie di tutto il mondo dovrebbero chiudere le porte in segno di protesta.

IL MEGLIO DI SKY CINE NEWS

Tutti i siti Sky