14 settembre 2011

A qualcuno piace pop

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Luca Noce presenta i suoi mini-capolavori pop-ā-porter

Luca Noce, artista eclettico in continua evoluzione, presenta in anteprima assoluta per Sky.it i suoi ultimi lavori “surreal-regional-spiritual-pop” come lui stesso li definisce. GUARDA LA FOTOGALLERY e LEGGI L'INTERVISTA

di Barbara Ferrara

Di tutto quello che racconta Luca Noce, artista del mondo coi piedi per terra e spirito apolide, resta impressa una frase che risuona come un mantra: “Sto sempre bene quando guardo il cielo”. Sarà perché il cielo di cui parla è quello sardo dove è nato, quasi sempre stellato, seducente anche quando carico di nuvole? Questo non si sa. Certo è che il cammino personale e artistico intrapreso ha il sapore della sua terra, di una vita vissuta alla continua ricerca del perché delle cose: “La funzione della mia arte è capire”.

Luca Noce, classe 1970, inizia a dipingere circa vent’anni fa e dalla decorazione pittorica passa alla valorizzazione di alcune prestigiose ville della Costa Smeralda, dai dipinti su legno alle sculture per giardino, dagli oggetti di design alle vetrine di Prada fino alla personalizzazione degli avveniristici touch-panel.

Il suo inarrestabile talento si consacra nei monumentali oli su legno dell’ambizioso progetto Disamistade che espone in giro per l’Europa. Un viaggio dedicato alla condizione femminile nel mondo che obbliga a riflettere su temi scottanti e purtroppo sempre attuali. Figure di donne col burqa “parlano” di infibulazione, guerre tra popoli e odio tra razze.

E se il suo stile cambia completamente negli ultimi lavori inediti, il messaggio, l’ironia e la denuncia politically (s)correct sono quelli di sempre. I grandi formati lasciano il posto a mini-capolavori ā-porter dal gusto irrimediabilmente pop. L’artista ci arriva quasi per gioco: grafica, decorazione e pittura in un colpo solo per un risultato sorprendente. I colori accesi trasudano energia allo stato puro e appassionano come non mai. Materia che fa accendere i sensi e trasmette quella proverbiale “joie de vivre” tanto cara a Matisse.


Si può dire che il punto di partenza della tua ispirazione siano i grandi temi sociali, la fame nel mondo, la guerra...
Sì, sono domande che io dipingo, da queste sono arrivato alla mia ricerca interiore. Per cambiare qualcosa bisogna cambiare se stessi. E’ importante fermarsi e guardare la luna.

Parlaci del legame con la tua terra.
E’ viscerale ed inconscio. Devo capire chi sono e da dove vengo. Per poter essere liberi bisogna conoscere le proprie radici. E’ fondamentale conservare la propria cultura e capirla. Prima di parlare di guerra mondiale, guardiamo cosa succede a casa nostra, allo stadio, al bar. Perché stupirsi dell’invasione in Iraq se nella tua terra si muore per il furto di una pecora?

Quant’è importante la forza delle proprie idee?
Ognuno di noi dovrebbe essere se stesso, avere il coraggio di prendere posizione. Io sono contro le etichette polically correct, radical chic e via dicendo. Per me l’infibulazione è una violazione dei diritti umani. Non è cultura in nessun caso. Punto.

Tre aggettivi che ti descrivano?
Testardo, creativo e pigro.

Cos’è per te la bellezza?
Un difetto che caratterizza.

I tuoi modelli?
Dalì, Michelangelo, Warhol e Baudelaire ma anche De Andrè, Ayaan Hirsi Ali, Oriana Fallaci e Paulo Coelho.

Se non avessi fatto il mestiere che fai...
Sarei un regista con l’hobby della musica.

A casa di chi vorresti vedere un tuo quadro?
Emma Bonino e Bruce Willis.

Un sogno da realizzare?
Vivere di arte tutta la mia vita.

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