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03 novembre 2011

Patti Smith, Camera Solo

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Tre Polaroid scattate da Patti Smith in mostra nel Connecticut nell’esposizione “Patti Smith: Camera Solo”. Credits: Patti Smith e Robert Miller Gallery

Si intitola così la prima grande retrospettiva dedicata all’altra grande passione della poetessa e cantante maledetta del rock: la fotografia

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di Eva Perasso

L’arte di stupire con le parole e la musica l’ha resa famosa al mondo, grazie ai successi musicali non a caso tra i più copiati, riproposti e reinterpretati sulla terra, come Because the night o People have the power. I suoi duetti con i grandi della musica, i suoi testi che condannano i mali del mondo le hanno valso fama e riconoscimenti, come il recente ingresso nella Rock and Roll Hall of Fame di Cleveland, il museo americano che osanna solo i monumenti del rock and roll mondiale, e anche giudizi sempre esorbitanti (viene chiamata la sacerdotessa della musica e lo scorso anno fu definita ufficialmente una leggenda vivente).Nonostante il successo scoppiato sui palchi musicali, però, l’americana e poliedrica Patricia Lee Smith, per tutti Patti Smith, in 40 anni di carriera ha abbracciato tutte le arti. Oltre alla musica, si è dedicata alla poesia (è la poetessa del rock) e alla scrittura, e ha creato capolavori anche con in mano una semplice macchina fotografica Polaroid, o una matita nera.

LA MOSTRA - E proprio per ripercorrere  questa sua passione artistica a Hartford, nel Connecticut, il Wadsworth Atheneum Museum of Art ha appena inaugurato una mostra – la più estesa su questo coté artistico della cantante – dedicata alla produzione fotografica e alle ispirazioni visive della musicista. Si chiama “Patti Smith: Camera Solo” e chiuderà il 19 febbraio 2012: raccoglie 70 fotografie, una installazione multimediale, un lungo lavoro in video e moltissime delle sue famose Polaroid, oltre a diverse teche contenenti oggetti che sono, a loro volta, oggetto dei suoi scatti. Un viaggio nel tempo e nello spazio in bianco e nero visto attraverso gli occhi e la sensibilità dell’obiettivo di Patti Smith.

UN'ANTICA PASSIONE - Le sue esplorazioni nel mondo delle immagini iniziano già negli anni Sessanta, con l’amico bohémien e artista maudit tanto quanto lei, il fotografo Robert Mapplethorpe. Negli anni Settanta Patti iniziò a fotografare con la Polaroid: spesso poi usava le sue foto come base per disegni, come foglio su cui scrivere le sue poesie, come parte di composizioni artistiche e collage. Fotografava quel che la incuriosiva, come una fotoreporter assetata di angoli, punti di vista, ritratti. Dagli oggetti della vita comune (la sua macchina da scrivere compare spesso, ma anche le foto dei figli, indumenti a lei cari, letti) ai panorami (urbani o incontaminati), passando per i molti ritratti e autoritratti, le sue foto raccontano tante epoche diverse e l’evolversi della cultura americana. Anche il resto del mondo, fotografato nei suoi viaggi e nel corso dei suoi tour, è presente nelle sue foto. Mentre lei stessa ha dato ispirazione ad altri artisti: nel 1998 il cantante dei REM Michael Stipe pubblicò un libro-raccolta fotografica on the road su Patti Smith, frutto della loro collaborazione quando, nel 1995, Stipe la seguì come fotografo ufficiale del suo tour. L’Europa poi è uno dei luoghi ricorrenti negli scatti di Patti. L’Italia per esempio, ma anche la Francia, la Gran Bretagna e i loro artisti maledetti. Anche se le foto che più fanno tenerezza sono quelle familiari: Patti sdraiata sul letto, le sue chitarre, i portafotografie dei suoi due bambini, la sua macchina da scrivere.

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