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28 agosto 2012

La mostra? Te la porti a casa in un Dvd

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Credits: Aram Bartholl

A New York l'artista tedesco Aram Bartholl fa vedere le proprie opere masterizzandole su un Dvd che va infilato in un buco nel muro. E che i visitatori del museo si portano a casa

di Eva Perasso

Quante stanze di museo occorrono per esporre una intera collezione? A New York, il geniale, sempre più multimediale e minimalista Aram Bartholl ha pensato di racchiudere tutta una mostra intera in una sola fenditura di un muro. Uno spiraglio alto pochi millimetri in cui inserire il proprio dvd portato da casa, attendere qualche minuto e ricevere in cambio lo stesso supporto rigonfio di materiali. La mostra stessa, appunto.

Masterizzare una mostra intera - È questo il tema di una esposizione speciale aperta a Ferragosto e che andrà avanti fino al prossimo 15 settembre a New York, al Museum of the Moving Image, a pochi passi dalla 35esima strada: qui i lavori di Bartholl e di altri artisti verranno regalati a chi si recherà al museo a visitare questa esposizione. La prima raccolta, dal titolo “HOT”, giocherà sul tema dei video che, per la loro reinterpretazione e commistione con altri generi (pittura, fotografia, videogiochi, musica) non sembrano video dalle modalità classiche. Ma dopo questa raccolta il progetto totale, Dvd dead drop, continuerà con nuove proposte. Facendo di questa mostra la più piccola e insieme ricca della storia dell’arte, aperta oltretutto 24 ore su 24. Racchiusa tutta nella fenditura di un masterizzatore di dvd posizionato lungo una parete (esterna) dell’edificio del museo.

No al cloud computing - Il messaggio dietro a tale operazione minimal è però ancor più ampio: oltre a giocare sulle dimensioni, promette per una volta di regalare all’utente, spettatore e fruitore dell’arte, dei contenuti che possano diventare “suoi”. Un po’ in contrapposizione alla pletora di materiali del cloud computing, ai video in streaming, a tutti quei materiali che si possono vedere... ma non toccare, giacché non occupano uno spazio fisico. Come lo stesso Aram spiega, si tratta di un ritorno a una sorta di file sharing primordiale e trasportato offline.

Porte Usb sui muri del mondo - Del sottile gioco tra on e offline e dell’uso dei simboli della tecnologia l’artista berlinese, classe 1972, ha fatto il suo manifesto. Proprio per questo porta in giro per il mondo il suo progetto Dead Drops: piccole fenditure nei muri del mondo in cui, lui (i primi li ha installati di persona a New York nel 2010) o altri artisti volontari cementano tra un mattone e l’altro chiavette Usb cui attaccarsi con il proprio portatile per ricevere o scaricare materiali. Come nel file sharing online, si può decidere se prendere o lasciare, o fare entrambe le cose. E ormai le adesioni sono centinaia, con alcune presenze anche in Italia, dalla Lombardia alla Sardegna.

Google Maps in piazza
- Sempre per perorare la causa delle attività offline, che scimmiottano però il mondo connesso, Bartholl ha portato avanti anche alcune installazioni del suo progetto “Maps”: in giro per il mondo ha installato giganteschi cartonati raffiguranti la freccia, a forma di goccia rossa, usata da Google per segnalare le strutture commerciali o i luoghi pubblici nelle sue mappe online, o ancor più spesso, quello che Google pensa sia il centro esatto della città. Il risultato è esilarante: intanto perché l’artista ha deciso di mantenere le stesse proporzioni usate da Google Maps e dunque queste frecce sono enormi, alte molti metri, proprio come le si vede grandi sulla cartina in rapporto alle strade in cui sono collocate, e secondariamente perché spesso Google Maps non centra il cuore delle città, ma posizione la sua “A” in un punto geografico da lei scelto come tale. I risultati sono tutti da vedere (e da ridere).

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