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22 ottobre 2012

Hirst e la sua arte. Quella dello scioccare!

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Damien Hirst posa davanti alla sua opera "The Incredible Journey". Immagine da Gettyimages.com

Il Damien più famoso del mercato artistico internazionale ne ha combinata una delle sue, scuotendo le coscienze dei perbenisti inglesi e degli animalisti di tutto il mondo con due opere al limite della decenza. Secondo i detrattori.

di Camilla Sernagiotto

L’enfant terrible dell’arte a più zeri è ancora una volta sulla bocca di tutti, diffamatori e fan.
E anche se ormai Damien Hirst è abituato a farsi bacchettare/idolatrare dalle folle, per lui è sempre come la prima volta: non si scorda mai.

Capofila del gruppo conosciuto come Young British Artists, il Peter Pan dell’arte non vuole crescere per rimanere quella giovanissima piccola peste il cui obiettivo precipuo è sempre lo stesso: scioccare.
Si tratta della sua dipendenza, della sua mania, della sua unica aspirazione, che appunto sembra essere quella di scuotere le coscienze, colpire gli stomaci del pubblico con metaforici pugni fatti di teschi, scheletri, corpi vivisezionati, animali imbalsamati e conservati sotto formaldeide …

Questa  vasta gamma di soggetti capaci di provocare nausea anche ai più incalliti splatter-maniaci è proprio la cifra stilistica dell’autore, il suo marchio di fabbrica che in questi giorni ha fatto nuovamente scalpore in Inghilterra, consacrando Hirst a mostro profano delle brutte arti.

Galeotte furono due opere, ossia Verità e Le porte del Regno dei Cieli, rispettivamente una scultura in bronzo e un’installazione.
La prima è la statua bronzea che l’artista ha regalato alla cittadina inglese di Ilfracombe, nella contea del Devon.

Nonostante il detto reciti “a caval donato non si guarda in bocca”, gli abitanti di Ilfracombe hanno ispezionato per bene la statua che raffigura una donna incinta vivisezionata, trovandola grottesca, irriverente e di cattivo gusto.

Stessa sorte è capitata all’happening organizzato presso la Tate Modern di Londra durante il quale hanno trovato la morte migliaia di farfalle-kamikaze svolazzanti tra il pubblico; le associazioni animaliste hanno attaccato duramente Hirst, tentando di boicottarlo in ogni modo.

Eppure il divo dell’arte, prima vera e propria Rock Star che al posto del microfono e della chitarra ammalia le folle con pennello (le rare volte in cui lo usa), scalpello e una tavolozza di idee artistiche innovative, è praticamente “inboicottabile”: la sua fama è tale da permettergli di fare tutto quello che vuole, che sia imbalsamare zebre o lasciar decomporre sotto vetro una testa di mucca.

La cosa buffa è che non solo gli viene permesso di farlo, ma addirittura c’è gente pronta a firmare assegni da capogiro perché Mr. Hirst continui a esercitare la sua arte.

De gustibus.

Disgustibus.

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