14 giugno 2010

M.I.A.: non fatela arrabbiare o saranno guai

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La cantante di origine singalese M.I.A. Immagine da apimages.com

Il New York Times la fa infuriare con un articolo non lusinghiero e la controversa cantante prepara la sua vendetta contro la giornalista colpevole, tanto che il patinato giornale statunitense è costretto a una rettifica. Le sue armi? La rete!


di Floriana Ferrando

A fare i furbi con le star non sempre la si fa franca, lo sa bene il New York Times che ha dovuto rettificare un articolo pubblicato qualche giorno fa in cui venivano spese parole non proprio lusinghiere nei confronti della cantante M.I.A.

La star di origine singalese è andata su tutte le furie dopo aver letto la cover-story del New York Times Magazine a lei dedicata in vista del suo prossimo album, l’ingooglabile ///Y/ (trascrizione in simboli di Maya del suo nome), e ha dichiarato una vera e propria battaglia alla reporter autrice.
Si sa, in guerra e in amore tutto è lecito, la cantante ha così escogitato un piano diabolico per ottenere la sua vendetta: quale mezzo migliore dei social-network per trovare sostegno?
La prima mossa di M.I.A. è stata postare sul suo profilo Twitter un numero di telefono accompagnato da un post in cui esortava i suoi ammiratori a telefonarle per discutere della fondatezza o meno dell’articolo.
Fin qui tutto normale, se non fosse che il numero era quello della malcapitata giornalista del Nytimes, presa così d’assalto dai fan infuriati.
Non contenta, ha poi condiviso in rete la registrazione integrale dell’intervista (che aveva registrato di nascosto), dimostrando che le parole riportate da Lynn Hirschberg, la reporter colpevole, non erano le stesse uscite dalla sua bocca.
Insomma, quella del New York Times è stata davvero una magra figura ed è bastato un click per far conoscere la vicenda al mondo intero.

La reazione potrebbe forse apparire esagerata, ma quali sono state le affermazioni che hanno fatto infuriare la star del rock indipendente? Sono due i passaggi incriminati dell’intervista: in particolare non le è andato giù il passaggio in cui, secondo quanto scritto dalla giornalista, avrebbe detto di essere stufa delle popstar che inneggiano alla pace senza conoscere realmente le condizioni dei paesi di cui parlano.
Più che “diamo una possibilità alla pace”, secondo M.I.A., agli ultimi Grammy Bono avrebbe dovuto dire “diamo una possibilità alla guerra”.
Un’affermazione evidentemente provocatoria che, come prevedibile, ha fatto nascere qualche polemica. Anche perché M.I.A. non ha mai nascosto il proprio appoggio alla causa indipendentista della minoranza Tamil in Sri Lanka.
Se M.I.A. è un osso duro, la giornalista in questione non è certo da meno e risponde definendo l’attacco della cantante “tanto fastidioso quanto prevedibile”. M.I.A. aveva già avuto un precedente scontro col New York Times dopo un articolo critico sulla violenza in Sri Lanka, tema che sta particolarmente a cuore alla cantante che veste allo stesso tempo i panni di star esuberante e quelli di attivista politica, come si deduce dal suo pseudonimo che significa Missing in action, l’acronimo che si usa per le persone scomparse in guerra.

Come ciliegina sulla torta, M.I.A. ha composto al volo una canzone dedicata all’episodio, I’m a singer; il testo dice più o meno così: “Why the hell would a journalist be thick as shit?”, “Perché un giornalista dovrebbe essere così idiota?”.
La hit, che non è niente male, può essere scaricata gratuitamente dal suo blog.

Mentre qualcuno pensa ad un’ottima trovata pubblicitaria, M.I.A. ha ottenuto quel che voleva: il New York Times si è trovato costretto a rettificare le sue dichiarazioni; ancora una volta i capricci delle star hanno avuto la meglio.

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