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25 ottobre 2010

A ogni star la sua causa

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Geo

Da George Clooney a Paris Hilton, non c’è personaggio famoso che non si mobiliti per risolvere un problema in qualche Paese povero. L’attenzione mediatica arriva ma anche le gaffe e le accuse di secondi fini. E qualcuno realizza pure una mappa ironica.

di Gabriele De Palma

Molto probabilmente ha fatto di più la recente visita nel sud del Sudan di George Clooney dei fiumi di parole scritti da giornalisti che si sono occupati delle condizioni politico-economiche del Paese. Almeno dal punto di vista mediatico, l'attenzione suscitata dal tour dell'attore è arrivata dove nessuna altra denuncia della difficile situazione in corso.

Ma Clooney non è l'unica star di Hollywood a essersi appassionata dei problemi dei più bisognosi, che dedicano le proprie attenzioni umanitarie soprattutto agli stati africani. Matt Demon, Angelina Jolie e Brad Pitt, Madonna hanno tutti sposato cause meritevoli nel continente nero, e con loro anche Ophra Winfrey, Paris Hilton e Kim Kardashian.

Non mancano però i dubbi sulla effettiva bontà ed efficacia degli interventi di questi agiatissimi personaggi per il sostegno di popolazioni che vivono nella maggior parte dei casi con un dollaro al giorno. Anche perché alcune di essi hanno dimostrato una consapevolezza della realtà poco incoraggiante. Di tutte le gaffes in materia la più clamorosa è quella di Paris Hilton che ha dichiarato che l'Africa è bellissima e lo sono soprattutto il "Sud Africa" e "l'Ovest Africa" (?!?).

La rivista progressista e liberal Mother Jones, incuriosita da questo attivismo, ha pure realizzato una mappa che divide gli stati subsahariani in aree di influenza delle celebrità e ha curato una cronologia delle discese in campo – spesso un po' incoerenti – delle star dello spettacolo. Aiutare i bisognosi non è così semplice come si può immaginare, e Mother Jones  non ha mancato di rilevare tutte le incongruenze dell'attivismo dei divi, come quando Michael Jackson in visita in Costa d'Avorio spese ottime parole per i locali rifiutandosi peraltro di stringere loro la mano.

Nonostante questi incidenti, il fenomeno continua a dilagare nei salotti buoni del mondo dello spettacolo e l'ultima moda riguarda le baby-star, gli attori che spopolano su Disney Channel e nelle serie tv per i teenagers, che diventano promotori di buone cause in Africa in età preadolescente con livelli di coscienza di cui si può dubitare.

A scagliarsi con più astio nei confronti di questa fiera di umanitarismo delle celebrità è stata Naomi Klein, la giornalista-scrittrice canadese diventata anch'essa celebre grazie al libro No Logo. In una intervista alla Cnn ha denunciato la “Bono-izzazione” dell'impegno per il terzo mondo, accusando direttamente alcune iniziative intraprese e promosse dal cantante irlandese degli U2, tipo la linea di prodotti – cui hanno aderito i marchi più famosi come Apple, Nike, Armani e tanti altri – battezzata ProductRed. “Pensare di risolvere i problemi africani acquistando un braccialetto o un iPod rosso sposta l'attenzione dal vero problema e pasce le coscienze occidentali” questo il pensiero della Klein.

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