20 novembre 2012

Daniela Poggi, una donna fuori dal coro

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Due immagini dell'attrice Daniela Poggi impegnata in teatro con la commedia di Luigi Pirandello “Tutto per bene”, diretta da Gabriele Lavia

L’attrice interpreta uno dei personaggi chiave della commedia pirandelliana “Tutto per bene”, diretto da Gabriele Lavia (da martedì 20 novembre al Teatro Carignano di Torino). L'abbiamo incontrata e ci ha raccontato le sue passioni. Leggi l'intervista

di Massimo Vallorani

Forte, decisa, diretta. Così appare Daniela Poggi in questa lunga e piacevole conversazione a metà tra teatro, lavoro, passioni, sprazzi di quotidianità e molto altro ancora. Sì perché la Poggi non sembra nascondersi mai dietro le parole e parla di sé e della sua vita da attrice con tale limpidezza che, a tratti, appare disarmante. Insomma ascoltarla ci fa comprendere come il suo percorso professionale sia stato lungo e articolato ma non privo di grandi soddisfazioni e, siamo sicuri, ancora ricco di sorprese per i tanti che intendono seguirla.

Partita dalle commedie all'italiana degli anni 80, nel corso della sua carriera non si è fatta mancare proprio nulla. Cinema naturalmente ma anche tanta televisione, e una lunga lista di spettacoli teatrali. L' ultimo approdo, ora, è con Gabriele Lavia regista e interprete di "Tutto per bene" di Luigi Pirandello dove la Poggi è la Barbetti, uno dei personaggi chiave della commedia dello scrittore siciliano.

Com'è la sua Barbetti?

Innanzitutto è una donna libera. Lo è stata per tutta la vita, lo sarà fino alla morte. E' una donna molto vera, ma anche una figura immorale e un po' "puttana". Per questo motivo è disprezzata un po' da tutti ma ha sempre il coraggio di essere se stessa.

E' stato difficile calarsi nella parte di questa donna tipicamente pirandelliana?

Io sono una donna che tende ad essere coerente come appunto la Barbetti. In questo posso assomigliarle e quindi avvicinarmi al suo carattere. Per il resto sono una persona con i piedi per terra. Questo non vuol dire che manco di romanticismo o di grandi passioni ideali.

E' la prima volta che lavora in teatro con Gabriele Lavia. Come si è trovata?

Sicuramente impegnativo. Lui è un uomo e un attore molto rigoroso. Non si può improvvisare con lui. Quello che chiede va fatto alla lettera.

Dopo Pirandello cosa c'è nel suo futuro?

Sto portando avanti tre monologhi per me molti importanti: si tratta di "Io madre di mia madre", un racconto dell'amore verso una madre, partendo da due grandi autori, Tahar Ben Jelloun, e Simone de Beauvoir. Poi c'è "L'amore impaziente" diretto da un giovane regista bresciano Silvio Peroni. Si tratta di un monologo dedicato all'inserzione fra il teatro e la ricerca spirituale e religiosa. Infine "Eda, una donna del 900", una storia vera, d'amore, di guerra e di ricordi.

Quali sono le sue passioni, oltre naturalmente al lavoro?

Faccio una vita normale. Faccio ginnastica, leggo e mi occupo della mia campagna. Produco anche dell'olio. Inoltre faccio collezioni di elefantini, ma nella mia vita non faccio mai mancare l'aiuto per gli altri. Ho, infatti adottato due bambini a distanza. Dal 2001 sono stata nominata ambasciatrice dell'Unicef e ho anche partecipato ad alcune missioni per aiutare i bambini dell'Africa. Sono molto orgogliosa di questo.

E' scaramantica?

Sì. Ho le mie piccole cerimonie. Non entro mai in scena senza aver fatto prima il segno della croce o magari in camerino con mio figlio, prima di iniziare lo spettacolo, ci diamo qualche spinta di buon augurio.

Si sente molto la crisi nel mondo dello spettacolo ?

Il settore cinematografico, come quello teatrale è in piena recessione. Noi attori siamo dei liberi professionisti senza nessuna tutela di legge. I teatri si svuotano e la gente non compra più biglietti del cinema perchè risparma o non ha più i soldi. Sono davvero preoccupata per il futuro di questo mestiere e in generale per il nostro Paese.

A proposito di futuro, Rainer Maria Rilke ha scritto che "il futuro entra in noi prima che accada".  Si riconosce in questa frase?

Abbastanza, anche se a dirla tutta preferisco pensare più e meglio al presente che a un ipotetico tempo che verrà. In altre parole mi sembra che per me calzi meglio "il futuro è già passato". Sì, decisamente meglio.

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