26 febbraio 2013

Dai capelli all'altezza, ecco la pornostar tipo

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Un frammento dell'infografica tratto dallo studio sui profili di 10 mila attori e attrici porno americani: i nomi più usati.

Uno studio ha analizzato 10 mila titoli pornografici e relativi protagonisti per delineare un ritratto unico di attori e attrici hard: dai nomi più usati all'età media del primo film, passando per il colore dei capelli e la durata della carriera

di Roberta Piastrini

Nikki Lee è bruna, o comunque scura di capelli. E' di razza bianca, alta 1 metro e 67 per 53 chili di peso. E' tatuata, ha piercing in zone del corpo che non sono l'orecchio e la sua taglia di reggiseno è una terza. Ha iniziato a lavorare a 22 anni ma dopo solo 4 ha cambiato settore di attività per dedicarsi ad altro. Nikki Lee non esiste o forse, visto che è il prodotto di una media, ne esistono tante. Il suo identikit deriva infatti dall'incrocio di quelli di 7 mila donne che hanno una caratteristica in comune: hanno girato film a luci rosse. In altre parole quello di Nikki Lee, è il ritratto della pornostar tipo. A dipingerla ci ha pensato Jon Millward, giornalista specializzato in indagini su temi piccanti, che per l'impresa non si è certo risparmiato: ha estratto 10 mila profili (3 mila maschili) dall'Internet Adult Film Database, la bibbia della pornografia online, e ha realizzato un'analisi unica, per quantità di informazioni, sui protagonisti dell'industria a luci rosse. Un lavoro corredato di infografica che – come fa notare l'autore - smentisce alcuni stereotipi sul mondo dell'hard. A cominciare dai capelli e dal mito delle maggiorate.

La rivincita della mora – Chi pensa infatti che la tipica pornostar sia bionda dovrà ricredersi. Le statistiche di Millward dicono che le attrici a luci rosse dai capelli chiari sono il 32,7% del totale. Sempre un buon numero e sempre più della media nazionale (anche grazie alla tinta: in Usa le bionde naturali sono il 5 % della popolazione). Ma comunque meno delle brune. Castane risultano infatti il 39,1 % delle porno-attrici che, insieme alle nere (22,5 %), sanciscono il trionfo del crine scuro sul set. A dispetto, appunto, dello stereotipo. Sempre a proposito di luoghi comuni, la ricerca ridimensiona (è proprio il caso di dirlo) anche il mito della star pettoruta. Se si guarda ai numeri, la professionista hard media è prosperosa solo fino ad un certo punto. La taglia di reggiseno prevalente, secondo la metrica americana, è infatti 34 B e corrisponde, centimetro più centimetro meno, ad una terza italiana. Ma il petto non è l'unica caratteristica fisica in cui i campioni del sesso davanti ad una telecamera si rivelano più simili di quanto non ti aspetti a chi lo pratica solo in camera da letto. Per altezza, uomini e donne dell'hard si situano in tutto e per tutto all'interno delle medie nazionali Usa: 1,67 per le femmine e 1,77 per i maschi. Allo stesso tempo, però, risultano decisamente più leggeri: 76 kg gli uomini (contro gli 88 kg della media) e 53 delle donne (rispetto a 74 kg delle donne). Evidentemente l'attività che compiono per mestiere fa consumare i grassi in eccesso.

Carriere brevi
– Caratteristiche fisiche a parte, l'indagine di Jon Millward – intitolata Deep inside: A study of 10.000 porn stars and their careers – offre anche particolari rivelatori sull'industria del porno nel suo complesso e sulla sua evoluzione nel tempo. Scorrendo lo studio e l'infografica relativa si scopre per esempio che l'età media di debutto nel cinema a luci rosse non si è significativamente abbassata nei decenni, almeno per le donne. Era 22 anni negli anni '70, è rimasta uguale oggi. Per gli uomini, invece, è scesa dai 29 del 1970 ai 24 di oggi. Quella che è drasticamente diminuita per entrambi i sessi è invece la durata delle carriere. Negli anni '70 l'onorato servizio dei maschi si estendeva in media per 12 anni mentre oggi sono 4. Per le donne è sceso da 9 a 3 anni. Quanto alla produttività le donne superano, in media, gli uomini: 19 film a testa contro 16.

Nomi
– Capitolo a parte meritano le statistiche sui nomi d'arte scelti dagli attori, da sempre pittoresca caratteristica dell'industria hard. Nikki e Jessica da una parte, David e Tony dall'altra guidano le classifiche. Quanto ai cognomi, per entrambi i sessi quello più amato è Lee, mentre al secondo posto si piazzano Love per le donne e James per gli uomini. A proposito di stereotipi, in questo caso quelli di genere sembrano pienamente confermati. Scorrendo la top ten delle denominazioni, si nota una preponderanza di termini che rimandano a un significato di delicatezza sul versante femminile (Love, amore, Sweet, dolce, Rose, rosa) e di durezza su quello maschile (Stone, pietra, Steel, acciaio). Infine, sempre in tema di parole e di mutamenti, i cultori del genere non mancheranno di notare che i seni hanno, anche se di poco, la meglio sulle natiche. Dallo studio emerge infatti che “boobs” (tette) è in leggero vantaggio su “butts” (sedere) per quanto riguarda la frequenza nei titoli dei film. A metà del primo decennio degli anni 2000 era il contrario. Come cambiano i tempi.

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