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15 settembre 2016

DJ Blade, la surfista estrema della consolle

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Si chiama DJ Blade e si è conquistata un trono alla consolle facendo ballare con l'ostica e aggressiva techno industrial. Quando non morde la notte fa la mamma. Viene da Roma ed è tornata a Roma dopo essere passata da Londra, Osaka e New York. Ve la raccontiamo in questa intervista

di Fabrizio Basso
(@Basso Fabrizio)


C'è chi fa tendenza e chi le tendenze le crea. Che è molto meglio perché innesca un percorso che nasce da una idea originale. DJ Blade, all'anagrafe Emanuela Familiari, è una surfista della consolle. Lei l'onda la cavalca, non si lascia trasportare. E lo dimostra la sua storia. La abbiamo intervistata.

Emanuela, il primo strappo lo ha fatto traslocando da Roma a Londra.

Avevo 22 anni, ero molto giovane. Sono rimasta lì tre anni. A quell'età è naturale avere voglia di fare esperienza.
Perché Londra?
All'origine c'è il fatto che non mi sentivo allineata con la mentalità italiana.
Ora?
Neanche, ma sono caratterialmente più forte e posso gestire il disallineamento.
Cosa è disallineato.
Tante cose, a partire da quelle più piccole. Se vuole un esempio le dico la coda alle poste dove c'è la corsa a intrufolarsi per guadagnare una posizione.
E' stata una delle prime dj a lavorare in Giappone.
Era il 2009. Ricordo la prima serata alla consolle, a Osaka. Era Halloween dunque un momento particolare.
Un altro mondo...
Le dico solo che non parlano l'inglese e hanno un approccio strano alla normalità. Chi guida agli incroci va a intuito. Quando sono arrivata in albergo e ho trovato la persona che mi ha voluto lì, che parlava inglese, la mia esperienza ha preso un altro colore.
Musicalmente come li ha trovati?
Apertissimi. Io portavo musica techno industrial, genere non facile.
Poi però è passata all'House e all'Elettronica.
Una scelta obbligata. Per vivere in Italia e lavorare dovevo seguire sonorità che funzionavano.
Basta techno industrial?
Faccio serate sporadiche, prevalentemente per divertirmi.
Lavora molto?
Non mi lamento. Consideri che ho un figlio di cinque anni che ha bisogno di attenzioni.
Conosce il lavoro di mamma?
Mi segue su youtube, qualche volta è venuto in consolle con me indossando una maglietta dei Ramones.
Lei ha radici metal.
Sì ma non ho mai suonato né cantato in una band. Mio padre ascoltava Deep Purple e Led Zeppelin: il salto è stato facile. La mia passione per l'estremo mi ha portato ad amare questo genere.
Tutti i dj fanno dischi: lei a oggi solo un singolo, Rave on: come mai?
Il tempo scarseggia. Bisogna ricordare che sono una mamma. Ma in futuro magari un album arriva.
Come suonano le sue serate?
Fino a qualche anno fa mi muovevo con una valigia di cd. Mi trovo bene con computer, meno con le chiavette usb.
Sta tornando il vinile?
Idea affascinante. Ma bisognerebbe recuperare una certa manualità. Le confesso che in questo periodo è l'ultimo dei pensieri il vinile.
Che farà questo inverno?
Girerò l'Italia.
Perché Blade?
Mi piace e viene dal passato. Aveva un senso per il techno industrial, veniva dal cinema, da una scena dell'omonimo film tutta sangue e vampiri in una discoteca, con la musica dei New Order.
In effetti è dura cambiare nome.
Molto, dopo 16 anni. Sono Blade, dj Blade.







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