04 novembre 2016

Rocco Siffredi: "Mia madre voleva che lavorassi alla Sip"

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Roc

Rocco Siffredi torna a raccontarsi, svelando il desiderio di sua madre di vederlo lavorare alla Sip

Rocco Siffredi si racconta senza filtri nel docufilm diretto dai registi francesi Thierry Demaizière e AlbanTeurlai, svelando particolari inediti del suo passato. “Mia madre voleva che io andassi a lavorare alla Sip perché ci lavorava mio zio – ha svelato Rocco Siffredi - di sicuro sarei stato uno di quelli che arrivava a casa delle donne per cambiare il cavo dicendo "signora non funziona il telefono". Lo avrei fatto apposta”.

 

Il film autobiografico, in sala dal 31 ottobre al 3 novembre, è l’ultima impresa del re del porno e si intitola “Rocco”. Un viaggio nella vita segreta di Rocco Siffredi, dalle origini fino alla fama. Un Rocco autentico e segreto che in pochi conoscono. Dalle strade di Ortona, la cittadina abruzzese in cui è nato, alle ville americane nella Porn Valley, dall’Italia a Los Angeles, passando per Budapest, dove ora vive: il divo del porno rivela una vita percorsa dal filo rosso del desiderio.

 

“Io a 13 anni ho visto il primo giornale porno e ho capito che volevo fare questo lavoro – racconta Rocco Siffredi nel film -c'erano amici che volevano fare i poliziotti, il medico, io volevo fare il pornostar”.  Una scelta controcorrente quella di Rocco Siffredi, che l’ha portato ad essere osteggiato, ma anche a raggiungere fama e soldi: “Ricordo il medico di famiglia che mi diceva sarai dannato, ti drogherai, ti ammalerai di Aids e non avrai una famiglia, ma questo lavoro per me rappresentava la libertà”.

Non tutto è stato facile per il re del porno, che ha dovuto superare tanti problemi, dalla dipendenza dal sesso al ricordo della morte del fratello, fino ad un padre a cui non voleva assomigliare.

 

“Mio fratello è morto a 12 anni, soffocato, soffriva di crisi epilettiche – ha svelato Rocco Siffredi - avevo sei anni, insieme al più piccolo, di tre, eravamo gli unici ancora a casa, gli altri già lavoravano. Mia madre era sempre stata il vero pilastro della famiglia, verso di lei ho sempre provato un amore sfrenato. Ho subito la sua follia perché, da quel giorno, non si è più ripresa”.

 

Fra le figure ingombranti nella vita di Siffredi anche il padre: “Mio padre era un uomo buono, gentile, ma inesistente. Non aveva nessuna ambizione a parte la f**a. Faceva il cantoniere e il suo capo lo rimproverava spesso perché s’infilava in ogni casa con la scusa del bicchiere d’acqua, del caffè, sperando di trovare una donna sola – racconta nel film il porno attore - mia madre era gelosa e ne ha sofferto fino all’ultimo. È morta di cirrosi per un’epatite mai diagnosticata. Stava per entrare in coma, e lui flirtava con la signora del letto vicino. Mi disse: “Caccialo fuori, non ce la faccio più”. È l’ultima immagine che ho di loro insieme”.

Il film è stato per l’attore porno una vera e propria terapia, un modo per raccontarsi e affrontare quei demoni che respingeva da tempo. “Questo film per me è stata una vera e propria terapia – ha svelato - era importante quasi farlo per esorcizzare un po' tutto quello che era la mia montagna di problemi, autocreati, con cui convivevo da almeno 20 anni”.

 

 

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