21 dicembre 2016

Klara Murnau, un detective privato tra glamour e ironia

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Klara Murnau (foto da Facebook)

Tutto quello che avreste voluto sapere sulle investigazioni private e non avete mai osato chiedere. Abbiamo incontrato Klara Murnau dell'agenzia Europol. Spiritosa, colta, esuberante, sexy, Klara ci ha svelato quali sono le serie tv che raccontano davvero la realtà di un'indagine investigativa e quali sono le qualità per diventare un bravo detective

 

di Paolo  Nizza


Lo sapeva bene James Stewart (tanto allampanato Candido sullo schermo, quanto implacabile pilota sulle fortezze volanti): " In un bar si porta sempre qualcosa di grande"
Ma nella penombra ebbra del "35", tempio alcolico celato tra i bastioni di Porta Venezia, in un'epifania di Martini Cocktail e Margaritas, non si è palesato il Puka Harvey, bensì Klara Murnau. Statuaria, bionda anomala in total black, originalissima investigatrice privata, anzi investigatore che il politically correct ha un po'rotto. Attrice per scelta e detective per caso. Oppure il contrario. Chi lo sa? Dio, ma pure il diavolo, abitano nei dettagli.  Spiritosa, acuta e perturbante, Klara non passa certo inosservata. Nella voce alberga un delizioso e lieve accento sardo, il decolleté generoso esibito con studiata noncuranza, una rara padronanza di linguaggio al servizio dell’ironia e l'autoironia, Miss Murnau, tutto sembra, tranne che un Private Eye in gonnella.

Sherlock Holmes avrebbe detto. "Eliminato l'impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità.” La domanda sorge quindi spontanea:


Perché sei diventata un detective?

" E' stato un caso. Non era la mia passione. Vengo da una famiglia di militari. Mio padre lavorava nella Intelligence e nella marina militare italiana, anche se è australiano. Quindi sono cresciuta in un ambiente affine alle investigazioni. Da piccola volevo fare la scienziata e ho studiato chimica. Poi ha 16 anni sognavo di diventate attrice, ma solo a Hollywood. Però non mi hanno voluta. Poi a 23 anni ho vissuto per un po' in una base americana. Siccome non sapevo l'inglese, anche se sono cittadina australiana, mio padre mi ha dato dei manuali di Intelligence da leggere per imparare la lingua.
Tornata in Italia, a Roma, sono diventata amica del titolare di una agenzia investigativa. Poi ho fatto un terribile incidente e durante la convalescenza mi ha invitato a stare in agenzia perché sola non potevo stare e in seguito mi hanno proposto di lavorare pee lui.  All'inizio non ero convinta, poi pero ho accettato. Quindi è cominciato tutto a causa di un incidente stradale.”.

 

Le investigazioni sono al centro di moltissime serie tv. Ma quali sono le differenze sostanziali con la realtà?

"L'utilizzo di specifiche tecnologie è spesso inverosimile. Più che altro perché ogni Paese ha leggi specifiche che determinano la possibilità o meno di utilizzare alcuni strumenti: dalle intercettazioni ai disturbatori di frequenza.

E poi se si guarda la tv, pare che nel mondo tutti vogliano fare i detective o le spie, a giudicare dai tanti investigatori protagonisti di serial televisivi. Questo mi ha portato un piccolo danno perché tutti pensano di potere fare il mio lavoro, solo perché indovinano sempre chi è l'assassino quando guardano un giallo o un thriller."

 

Quali serie segui?

"Mi piaceva molto Scandal. Aveva al suo interno molti momenti di verità. Ci si concentrava sulla conoscenza della legge e sulle abilità investigative. 

Anche la prima stagione di True Detective era una serie realistica. Perché il vero potere del detective è il cervello. L'investigazione è come una partita a scacchi, devi giocare con intelligenza per evitare di infrangere la legge."

 

C'è un detective di fantasia cui ti senti affine?

"Quando lavora nella mia prima agenzia, mi facevano vedere Poirot. Dell'investigatore belga amo l'ironia, la capacità deduttiva e la classe. Poirot è un elegante dandy e non il solito detective sciatto. Lo preferisco anche a Sherlock Holmes. Per quanto concerne il cinema mi è piaciuto Dick Tracy."


Chandler diceva: “Un investigatore veramente in gamba non si sposa mai.” Sei d'accordo?

"Al momento non ho proprio intenzione di sposarmi, quindi, direi di sì."


Conan Doyle, invece affermava, “Si dice che il genio sia infinita pazienza. Come definizione è pessima, ma calza a pennello al lavoro dell'investigatore.”.

"E' proprio vero. La pazienza è fondamentale per fare questo lavoro, insieme a un'ottima memoria. Ma l'altra qualità indispensabile è l'assoluta mancanza di curiosità. La curiosità ti confonde, ti toglie lucidità, non bisogna essere interessati a quello si sta cercando. Quello che vedi è quello che ti serve. Tutto il resto è gossip, pettegolezzo, fronzoli."


Nel film Il Cavaliere Oscuro, si dice che “I detective non hanno il permesso di credere alle coincidenze”.

"In realtà su questo concetto ho cambiato idea nel corso del tempo. All'inizio del mio lavoro avevo 25 anni e pensavo che dietro ogni avvenimento ci fosse un piano, un motivo. Ora più vado avanti più mi accorgo che le cose accadono e basta. La casualità regna e può capitare di tutto a tutti. Come un tradimento. Spesso non c'è un motivo o una crisi coniugale. Si sa l'occasione rende l'uomo ladro."


Tu non passi certo inosservata. Come si conciliano la tua presenza fisica e il tuo fascino con la tua professione?

"Io mi sento nella media. Potrei essere chiunque, una fidanzata, una moglie, un'amante. A volte ho ottenuto informazioni semplicemente chiedendole perché uno non s’immagina che io sia un detective privato. Per certi versi essere una persona che si nota mi rende protetta. Se vuoi nascondere qualcosa, mettila in bella vista, Una volta a una festa, ho detto a un uomo "Sono qui per te", lui ci ha creduto e al secondo bicchiere mi ha raccontato tutto quello che volevo sapere e io avevo un registratore nascosto nella maglietta."


Ti sarebbe piaciuto fare l'attrice?

Sì, Tant'è che ho cercato di riportare un po' di glamour in questo mestiere. Insomma, di dargli un tocco hollywoodiano. Come attrici mi piacciono Meryl Streep da giovane, Lauren Bacall che era di una bellezza straordinaria e Veronica Lake con il suo sguardo magnetico.



Da quale regista ti piacerebbe essere diretta?

"Da un regista che conosco personalmente, Tony Kaye che ha diretto American History X, un film che ho amato molto. E poi Christopher Nolan, anche per l'uso degli effetti speciali. Così almeno una volta nella vita posso fare il supereroe. Mi piacerebbe essere una degli Avengers, tipo la Vedova Nera interpretata da Scarlett Johansson. Io però non mi sento femme fatale. La femme fatale si prende troppo sul serio. Preferisco donne come Monica Vitti, ironiche e intelligenti, oltre che belle."


I social hanno cambiato il tuo lavoro?

"Moltissimo. Ho potuto registrare in un ristorante di Roma la conversazione di una coppia di adulteri con il mio cellulare. Quando il cameriere se ne accorto, gli ho detto che ero un detective privato e lui mi ha sorriso e se ne andato,

La gente non si rende conto che oggi siamo tutti accessibili, Io uso soprattutto facebook, Mi piace scrivere.  Ma quello che posto non corrisponde sempre alla mia vita reale. Non parlo dei miei affetti. Di me sui social non si sa nulla. Preferisco fare una telefonata se devo condividere qualcosa."


Insomma, parafrasando il titolo di un superbo noir con  Barbara Stanwyck e Burt Lancaster, la seduzione corre sul filo per Klara Murnau. Un filo intrecciato di mistero, ironia e coraggio.

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