24 maggio 2016

Vhelade, l'afrosarda che tocca la musica e ne fa oro nero

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Il fascino di Vhelade che ci canta Oro Nero, un brano che si fa scoprire lentamente come lei che si rivela in punta di piedi. La abbiamo intervistata per parlare dei nuovi confini di quel pop raffinato che è a rischio estinzione

di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Il ritmo non è quello di una tribù che balla ma di due popoli che ballano. Quello sardo e quello dello Zaire che hanno fatto germoglia la genia AfroSarda. Suffragetta di questa gente è Vhelade, la paladina del Pop raffinato che incornicia questa stagione musicale. Dopo anni di onesti adattamenti seppur virtuosi per corde vocali, Vhelade ha scelto di portare sulle spalle il peso dell'arte e con Oro nero, il primo singolo del nuovo progetto, lancia un messaggio forte a chi teme di fare il passo più lungo della gamba. E' vero, ci si può lesionare un legamento ma si può anche fare una spaccata perfetta. Vhelade la spaccata la fa con stile, come ci fosse un goniometro a regolarla. E invece è la sua grinta. Affiancata da quella della sua bando: Fabio Merigo, Paolo Andriolo, Andrea Quinzi e Ivan Zuccherato.

Vhelade un piccolo riassunto.
Negli ultimi anni ho seguito due progetti, uno elettrico con protagoniste le canzoni di Sade e poi una SuperCover.
Basta?
In quella direzione sì, ho scelto di reggermi sulle mie gambe.
Lo racconta in Oro nero?
Ci si possono leggere dei segnali. Racconta una relazione che è finita, ma che qualcosa resta si capisce.
Perché basta alle cover?
E' un percorso che ritengo finito. Uscirne non è facile.
Ma la sua volontà è ferrea.
E infatti io ora seguo il percorso degli inediti ma riconoscono che quando ti arrivano proposte per realizzare cover e anche ben remunerate respingere al mittente la richiesta non è facile.
Il suo disco cosa conterrà?
Inediti e qualcosa di Sade. Lei per me è ispirante.
Basta compromessi?
Basta. Essere pagata per cantare è il più bel regalo dell'universo.
Come nasce?
Ho una voce soul che mi ha cambiato la vita. Pensi che a 7 anni vivevo in un circo per seguire mia madre e le sue passioni. Era un periodo melanconico, li ho trovato la voce di sade e non la ho più lasciata.
I suoi ascolti?
Miles Davis, Thelonious Monk, Jaco Pastorius, Ella Fitzgerald, Stevie Wonder, la bossanova...può bastare?
Diremmo di sì.
Ma c'è un numero uno, Michael Jackson.
In Oro Nero ci sono echi di Lucio Battisti.
La connessione con Battisti sorge spontanea sempre, indipendentemente da cosa si tratta. Ci aggiungo che la folgorazione è avvenuta durante un viaggio, scandito dalle note proprio di Lucio.
Il brano?
Confusione: dopo averlo ascoltato ho deciso che il titolo del mio secondo brano sarebbe stato proprio Oro Nero, lasciando la connessione con il petrolio a Battisti.
Cosa ha di speciale?
Parla di affermazione dell’essere, di rivendicazione dell’Io e della forza di non cedere mai a compromessi. Del bello che c’è in ognuno di noi, anche se spesso è nascosto tra le pieghe della vita vissuta, fatta anche di dolori e fallimenti.

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