17 ottobre 2012

James Bond: I have a Drink

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Daniel Craig alle prese con un Vodka Martini

007 non è solo una delle spie più micidiali in circolazione e un raffinato estimatore del genere femminile. È anche un’autorità in fatto di cocktail e alcolici. E ne ha bevuti davvero parecchi: Martini “agitati, non mescolati”, champagne, whisky, birre…

Di Marco Agustoni

Nella vita, James Bond non si è mai fatto mancare niente. Non solo è una delle più quotate spie in circolazione, ma si è sempre accompagnato alle donne più pericolose e affascinanti, le famigerate Bond Girl. In aggiunta a ciò, è anche un vero intenditore in fatto di bevute, tanto da aver lanciato numerosi trend alcolici a livello mondiale. E di cocktail, nel corso della sua onorata carriera, ne ha bevuti davvero tanti, pur mantenendo sempre (a parte qualche rara sbronza) l’usuale contegno che lo ha reso celebre.

Nei primi libri di Ian Fleming, l’agente Bond era solito bere il risultato di una sua ricetta personale, fatto di tre parti di Gordon’s gin, una parte di vodka, mezza di Kina Lillet, una scorza di limone e un’oliva verde. Il cocktail fu ribattezzato Vesper Martini, in onore della Bond Girl Vesper Lynd. Ma sullo schermo cinematografico il Vesper non farà la sua comparsa fino a Casino Royale, del 2006, dove Daniel Craig ne farà richiesta mentre è impegnato al tavolo da gioco.

Sarà infatti un altro, il cocktail distintivo del drinkstyle di Bond, ovvero il Vodka Martini, rigorosamente “agitato, non mescolato”, come specifica sempre 007 al momento di ordinarlo. Al cinema, il primo Martini non mescolato sarà bevuto da Sean Connery nel 1962, in Licenza di uccidere, e da allora la variante con vodka farà una spietata concorrenza a quella fino ad allora più diffusa con il gin (il che esemplifica alla perfezione le capacità di Bond in qualità di trend setter).

Ma nonostante il suo amore per il Martini, James Bond non è mai stato portato per la monogamia nemmeno in fatto di bevute: la lista dei cocktail consumati dall’Agente 007 è piuttosto lunga e include, fra gli altri, un Mojito (La morte può attendere, 2002), un Mint Julep (Goldfinger, 1964) e un Rum Collins, variante del più conosciuto Tom Collins (Thunderball: Operazione Tuono, 1965). Anche in fatto di marche Bond ha le idee chiare: la sua vodka preferita è la Smirnoff, anche se all’occorrenza non esita a concedersi una buona Stolichnaya, come fa Roger Moore in Bersaglio mobile (1985).

Non solo cocktail, ovviamente: un fine intenditore come James Bond non può certo esimersi dal dire la sua anche in fatto di whisky. E allora perché non sorseggiare un bel bicchiere di Talisker, come fa 007 in Il mondo non basta (1999) e La morte può attendere? Per quanto riguarda invece le bollicine, non nasconde il suo apprezzamento per lo champagne Dom Perignon, ma soprattutto per il Bollinger, che fa la sua comparsa in numerose pellicole della serie, compresa la recente Quantum of Solace (2008).

Al contrario di molti eroi da action-movie, ritratti spesso e volentieri mentre sono intenti a sciacquarsi il gargarozzo direttamente dalla bottiglia, Bond ha sempre avuto un certo stile nel bere. Ma non per questo ha rinunciato a una birra rinfrescante: nei romanzi sorseggia Miller High Life e Löwenbrau, mentre su grande schermo è stato avvistato con in mano Heineken e Red Stripe. Con buona pace dei puristi che non concepiscono come il “re dei Martini” possa abbassarsi a bere una bionda… per fortuna Bond, come i veri intenditori, non ha niente da dimostrare e non bada a simili pregiudizi.

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