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01 dicembre 2016

Fuoricentro: "Pia Contessa, tra rock anni 70 ed elettro-pop anni '80"

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Successo per Pia Contessa il nuovo singolo dei Fuoricentro. Scritto dal cantante Maurizio Camuti e dal chitarrista Roberto Arru parla di omofobia da un punto di vista inedito

L'Italian Dream di Gabriele Ciampi: lo abbiamo intervistato per conoscere un direttore d'orchestra che ha suonato per la famiglia Obama e per Papa Francesco


Sta ottenendo un grande successo “Pia Contessa”, il nuovo singolo dei Fuoricentro. Scritto dal cantante Maurizio Camuti e dal chitarrista Roberto Arru, parla di omofobia da un punto di vista piuttosto inedito, su un tappeto sonoro ammiccante, che richiama sia il rock anni'70 che l'elettro-pop anni '80. La canzone è stata molto apprezzata anche dal mondo LGBT e dall'ARCIGAY.

"Ci fa estremamente piacere che anche ARCIGAY abbia messo in grande evidenza il nostro singolo, sia sui propri canali social che sul sito istituzionale” - dice Maurizio Camuti - “Pia Contessa affronta in maniera totalmente inusuale e unica il tema dell'omofobia secondo il punto di vista dell'omofobo represso. È una canzone che tocca un argomento delicato ed estremamente attuale come l’omofobia e l’omofobia interiorizzata con tono ironico, irriverente e goliardico, con l’intento di scrivere qualcosa di ‘diverso’, una realtà sconosciuta ai più ovvero l’omofobo etero fasullo e represso, invidioso e spaventato della libertà altrui. Uno frustrato che nutre pulsioni irrefrenabili verso coloro che al bar con amici, al ristorante, tra i discorsi con i familiari, rifiuta e disprezza. Un ‘carnefice’ che è a sua volta vittima di se stesso e della sua educazione, costretto a manifestare le proprie pulsioni in gran segreto, con il travestitismo o banalmente attraverso incontri occasionali, nei momenti liberi rubati, nei parcheggi, insomma in posti e con persone che non potranno essere testimoni dell’inconfessabile Di fatto è un omofobo (represso) come la maggior parte di questi ultimi, a mio avviso!”



Gabriele Ciampi: "Dopo l'american dream, ora coltivo l'italian dream"

Il direttore d'orchestra romano, da poco uscito con l'album In Dreams Awake, dopo avere suonato alla Casa Bianca per il presidente Obama e a Roma per Papa Francesco in occasione della chiusura dell'anno Giubilare della Misericordia, a Capodanno terrà un concerto-evento all’Auditorium Parco della Musica di Roma per presentare in anteprima mondiale il disco. Lo abbiamo intervistato

 


di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)

Un altro talento che torna a casa. Non si sa per quanto né fino a quando. Ma quel che conta è che, dopo avere suonato alla Casa Bianca per il presidente Obama e a Roma per Papa Francesco in occasione della chiusura dell'anno Giubilare della Misericordia, a Capodanno il maestro Gabriele Ciampi terrà un concerto-evento all’Auditorium Parco della Musica di Roma per presentare in anteprima mondiale il disco. E' una altro tassello di un percorso artistico straordinario, unico nel suo genere.

Maestro Ciampi l'attesa per il concerto romano è alta.

Lo so. Abbiamo il sentimento e anche se sono stato parecchio lontano il feeling con la mia città non è mai mancato.
Un ritorno importante.
Dopo il sogno americano, coronato suonando per la famiglia Obama, ora voglio coronare quello italiano.
Il suo disco rimanda ai sogni, In Dreams Awake.
Se ti mantieni sveglio nel sogno, aumentano le possibilità che diventino realtà.
Il suo album è molto vero.
Sì anche se non sono contrario agli aiuti tecnologici, possono velocizzare il lavoro del compositore.
Cosa la perplime, allora?
Quando la tecnologia entra nel processo creativo. Io sono per pianoforte, carta e matita. Insomma tifo per lo spartito.
Un poeta della musica.
Non credo all'intelligenza artificiale, alle muse ispiratrici né alle fate. E' tutto commerciale. La sola cosa soggettiva è interpretare l'emozione.
L'essenza di In Dreams Awake?
Arrivare al cuore della musica in modo essenziale. Sia armonicamente che melodicamente. Ho estremizzato il concetto di perfezione, che è impossibile da raggiungere altrimenti finisce il gioco.
Su invito di Michelle Obama si è esibito alla Casa Bianca per la famiglia del Presidente: è stato il primo compositore italiano a dirigere la propria musica alla White House per il White House for Holidays.
L'emozione non è descrivibile. Michelle Obama ha lavorato tantissimo per promuovere la cultura. Le ho dedicato un brano che ho chiamato semplicemente Michelle. A Papa Francesco ho invece dedicato Preludio For Two Cellos.
Come è l'Italia vista da Los Angeles?
Bella.
Si sente un cervello in fuga?
No, se mai in prestito. L'italiano ha sempre il guizzo in più, il problema è che siamo restii alle novità.
Cosa succederà all'Auditorium Parco della Musica?
Presenterò tutto il disco. Un concerto unico.
La sola data?
Per ora. A febbraio e marzo suono negli Stati Uniti. Tornerò in primavera!




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