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27 gennaio 2017

Hunting Hitler 2: la caccia continua su History Channel

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HH2

Riparte l’indagine su una delle teorie più controverse del 20° secolo: la fuga di Adolf Hitler in Argentina pochi giorni prima della fine della seconda Guerra Mondiale. Nuove teorie e nuovi indizi sulla domanda che inquieta gli storici: Hitler morì davvero nel bunker?

 

Dal 31 gennaio al 21 marzo, ogni martedì alle 21:00 su History Channel

 

Gli storici non hanno dubbi: il führer si è ucciso il 30 aprile 1945 nel bunker della Cancelleria, con un colpo di pistola alla testa e forse una dose di veleno. Tuttavia, da allora si sono susseguite decine di ipotesi su una probabile fuga verso il Sud America. C’è chi lo ha visto in Argentina negli anni Cinquanta…


Gli ultimi dossier FBI descrivono la sua fuga da Berlino: e se Hitler non si fosse  mai suicidato? Cos’è successo davvero il 30 aprile del 1945? Perché il cadavere è stato dato alle fiamme tanto in fretta?

 

L’ex agente Cia Robert Baer e il dott. John Cencich, esperto di indagini scientifiche, tornano ad investigare sul destino di Adolf Hitler al termine della seconda Guerra Mondiale. Dopo aver analizzato oltre 700 pagine di documenti declassificati dall’FBI, nei nuovi episodi estenderanno la loro indagine in tutto il mondo, dalla Germania al Cile, passando per il Marocco.


Grazie all’accesso esclusivo ai file delle agenzie di intelligence internazionali, alle interviste agli esperti dell’FBI e alle ricostruzioni al computer, Hunting Hitler svela l’ultimo segreto dell’uomo che non smette di ossessionare il mondo neanche dopo la propria morte.

 

Basti pensare a quello che disse di Hitler, Charlie Chaplin:

"Vanderbilt mi spedì una serie di fotografie formato cartolina che mostravano Hitler durante un discorso. Il viso era oscenamente comico: una brutta copia del mio, con i suoi assurdi baffetti, le lunghe ciocche ribelli e una boccuccia disgustosamente sottile. Non riuscivo a prenderlo sul serio. Ogni cartolina ne illustrava una posa diversa: una con le mani simili ad artigli, mentre arringava la folla, un'altra con un braccio levato e l'altro lungo il corpo, come un giocatore di cricket che sta per lanciare la palla, e un'altra con le mani strette davanti a sé come se stesse sollevando un manubrio immaginario. Il saluto con la mano rovesciata all'indietro sulla spalla e col palmo rivolto all'insù mi faceva venir voglia di metterci sopra un vassoio di piatti sporchi. «Questo è matto!» pensai. Ma quando Einstein e Thomas Mann furono costretti a lasciare la Germania, il viso di Hitler non era più comico ma sinistro."

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