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16 marzo 2017

Il Diario della Musica: La Posa in trio di Nada

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foto Getty

Un diario da sfogliare. Le interviste, le recensioni, le anticipazioni più curiose del mondo della musica sono raccolte qui, un album che si alimenterà costantemente: ecco l'intervista a Nada che ha pubblicato, in Trio, La Posa. Poi Renzo Rubino racconta il nuovo album Il gelato dopo il Mare e si prepara al Tour. Poi troviamo, in questo diario, Giorgia e il suo Oronero TourFast Animals and Slow Kids col disco Forse non è la Felicità. Ci sono anche Fast Animals and Slow KidsLo Stato Sociale (con una video-intervista esclusiva) e Lorenzo Campani

di Fabrizio Basso
(@Basso Fabrizio)

Avete presente lo stupore di un bambino quando vede l'arcobaleno? Uno stupore ingenuo e puro che dilaga in occhi luminosi. Bene è quello che accade ascoltando La Posa, il lavoro in trio di Nada. Al suo fianco il compianto Fausto Mesolella e Ferruccio Spinetti. E' il sequel di un viaggio artistico iniziato nel 1994 e ripreso in tempi recenti. Così tanti stili poche persone riescono ad amalgamarli. Nada è sicuramente tra queste. La abbiamo intervistata.


Nada è spesso in giro, le manca la sua Toscana?

Sì ma so che ci torno, prima o poi.
Il nostos è in lei.
La mia vita è un partire e ritornare.
Anche stavolta doveva essere così, poi ci ha lasciato Fausto Mesolella...
Ci avevamo messo anni per riprendere questo progetto: tra gli impegni di Fausto e quelli di Ferruccio ma ci si è messo il destino!
Un sodalizio forte il vostro.
Da soli abbiamo fatto nel tempo circa 600, 700 live. Questo progetto si reggeva anche in due. Funzionava bene pure senza contrabbasso. Eravamo liberi dalle regole discografiche.
C'è molto affetto intorno al Nada Trio.
Vero e da subito. Si sono creati interesse e un seguito. Il primo disco è del 1994 e ha venduto bene. Quando ci incontravamo ci ripetevamo di farne un secondo ma è nato solo quando ci siamo trovati intorno a un tavolo, abbiamo concordato di ampliare il repertorio con l'aggiunta di un brano nuovo, La Posa appunto.
Per altro di grande intensità.
Guardi per me è impossibile sedermi a un tavolo e scrivere. Eppure stavolta è successo. E' un brano delicato. Eravamo pronti per raccontarlo con un tour ma Fausto ci ha lasciati. Il tempo mi aiuterà a ricollegare le fila.
Le manca molto Fausto?
Tantissimo. Mi riempie però di gioia sapere che l'ultima cosa la ha fatta con me.
Anche per lui il tour deve nascere.
A giugno partirà. Le cose che si creano vanno portate in giro e raccontate. Intanto arriviamo all'estate, tra date mie e altre legate al progetto in Trio. All'autunno penseremo più avanti.
Nell'album ci sono Sul Porto di Livorno cantata da Piero Ciampi e Dentro la tasca di un qualunque mattino di Gianmaria Testa: autori non proprio facili per quanto mitici.
Io credo che sia meno sconosciuti di quanto si pensi. Ciampi è un artista per me fondamentale, conoscerlo mi ha tagliato un due. Con Testa avevo un buon rapporto. Mi hanno invitata a una serata in suo ricordo e ho scelto questo brano.
In The Young Pope di Sorrentino c'è la sua Senza un perché.
E' una canzone che ho sempre fatto in concerto. E' del 2004, fa parte dell'album Tutto l'amore che mi manca. Io ne conoscevo il valore ma ora sta avendo un'altra vita, Sorrentino la ha fatta arrivare alle persone. Gli sono grata. Ma penso anche che le cose buone prima o poi arrivano.
Difficile oggi fare musica?
Me lo chiedo spesso, guardandomi intorno. Ho sempre pensato che scrivere un buon libro, realizzare un buon film o fare buona musica aiuti a tenere le cose fuori.
Il suo lavoro le permette di mandare messaggi importanti.
Non ho mai fatto politica. La mia politica arriva attraverso le scelte che faccio e il mio lavoro.
Ha una missione?
Se col mio lavoro posso dare qualcosa di buono alle persone sono felice.
 



 

 




IL GELATO DOPO IL MARE DI RENZO RUBINO: L'INTERVISTA



Cosa c'è di meglio di un gelato dopo il mare? E se a raffigurarlo è il nonno, IL temuto ma adorabile professore Bufano, docente di Applicazioni tecniche, e a cantarlo il nipote...beh, ancora meglio. Renzo Rubino ci regala un altro capitolo della sua musica. Questa volta fa un passo oltre la lirica e ci canta la poesia della quotidianità. Un viaggio nel tempo alla ricerca non solo di noi stessi ma del bello che abita in noi. L'album si intitola Il Gelato dopo il Mare, ce lo racconta Renzo, che tra una risposta e l'altra si prepara al tour.


di Fabrizio Basso
(@Bassofabrizio)

Renzo che titolo originale.
E' un album caratterizzante.
Che noi stiamo ancora gustando mentre lei è già quasi in tour.
Siamo ai dettagli finali, abbiamo lavorato su un racconto che va dal caos, dal disordine a una logica finale. Andiamo dal caos alla risoluzione. Come mangiare un gelato nella giungla. La mia dimensione è live.
Si sente un diffuso senso di pacatezza.
Ho scelto di fare i club ma il concerto sarà molto rock'n'roll. La forma d'arte sarà teatrale per i costumi e le scenografie ma il ritmo sarà potente.
Sulla cover c'è il professor Bufano, suo nonno.
Non può immaginare quanti gelati si è mangiato per scattare quella foto. E io a dirgli...nonno pazienta. E poi dove lui abita, nel cuore della Valle d'Itria, trovare i gelati a dicembre non è proprio semplice.
Il disco lo ha presentato col singolo La La La.
Una canzone spensierata, per i bambini, in primis quello che è in me. Un prequel del disco.
E' forse il suo disco più intimo.
Vero. Non è stato facile raccontarmi così. Sono tornato a casa mia, volevo tirare fuori qualcosa di personale. Devo ringraziare Warner Music che mi ha aspettato e mi ha permesso di realizzare il disco che volevo.
Un brano si chiama Il segno della Croce.
Voglio esorcizzare il gesto. Il segno della Croce deve essere uno slancio verso il bene e non mortificazione. Il concetto di fede è individuale, io credo nell'entusiasmo e nel fare stare bene le persone.
Margarita oltre a una sua canzone è un cocktail.
Una sbronza e un innamoramento maledetto. Sono le due facce di una medesima medaglia.
Si è ritirovato traccia dopo traccia.
Sì, ho lavorato molto. E poi sul suono c'è il tocco magico di Taketo Gohara che con i suoi marchingegni è venuto nella mia campagna.
Insomma è soddisfatto.
Di più. Sono fiero di quello che sono al punto che non devo cercare quello che non sono.


 




 

GIORGIA E L'ORONERO TOUR...QUANDO LA VOCE ARRIVA NEL CUORE



Difficile raccontare in due ore vent'anni e spiccioli di emozioni. Senza tradire se stessi e il pubblico. La formula, l'alchimia la ha trovata Giorgia che col suo Oronero Tour ci guida in un viaggio emozionale perfetto, nel quale ognuno ritrova momenti del suo passato, alcuni forse dimenticati, ma senza distogliere lo sguardo dal presente e dal futuro. Le sceneografie sono ingegnose ma mai vanno a sovrastare Giorgia e la sua musica. Applausi per la band, i due fratelli ballerini e soprattutto il pubblico che ha riempito il Forum di Assago fino all'ultimo posto disponibile. Giovani, adulti, piccini, adolescenti...tutti a cantare e applaudire una delle massime interpreti degli ultimi trent'anni, la massima per chi scrive. La abbiamo incontrata nel ventre del Forum, per parlare con lei, splendida nel mascherare la tensione, di tour e vita, musica e sogni.

 

di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)

 

Giorgia ci parli dell'Oronero Tour.
Un concerto pulito e semplice, quasi scarno nonostante le scene che si muovono attraverso bracci meccanici e creano effetti particolari. Infatti ci sono più reparti che lavorano.
Sappiamo che ci sono anche due ballerini, due fratelli.
Sono usati quasi come installazioni, il loro contributo è emotivo, emozionale. Si chiamano Patrizio e Rachele Ratto, sono campioni di popping. Aggiungo che ci sono anche gli Psycho Drummers che suonano con strumenti realizzati con plastica riciclata e danno quella caratterizzazione funk a Regina della Notte, una delle mie canzoni più dance. Semplicità e ricchezza anche qui, il mio live gioca sui contrasti.

 

Come è nata la scaletta?
Pensando al pubblico. C’è tanto Oronero ma in primis ho pensato a quelle che non potevo non fare.
C'è un medley nella prima parte che incanta tutti.
E poi, Girasole e Come Saprei sono tre canzoni di 20 anni fa. Le faccio come a Sanremo, quando mi hanno invitata su quel palco.
Palco che fa sempre tremare le gambe.
Mi è rimasto quel momento magico. Per me era un appuntamento con la vita. Quel palco è speciale, magico, stregato. Lì ho ritrovato persone che mi hanno accompagnata in quegli anni e non vedevo da tempo, è stato davvero un appuntamento con la vita.
Quel momento come ha condizionato la scaletta?
Quei tre pezzi insieme mi hanno fatto pensare che la scaletta doveva essere per il pubblico che mi ha accompagnato negli anni. Ho pensato a quello che vorrebbe sentire, ammetto che in passato ho fatto scelte più per me.
Sul finale celebra il 1997.
Sì, la scaletta è finita, mancano tre canzoni alla fine, posso sentirmi più rilassata e allora vago nei ricordi. Eseguo Primavera di Marina Rei, Laura non c’è di Nek e I’ll be missing you di Puff Daddy/Faith Evans.
Poi omaggia Pino Daniele, col quale ha collaborato, ricordandolo con Che male c’è tratto dall’album uscito nel 1997 Dimmi cosa succede sulla terra.
E' il minimo, lo faccio col cuore. Il mio Mangio troppa cioccolata del 1997 lo ha prodotto Pino e con quella scusa faccio un pezzetto di Che male c’è. Stavamo molto insieme. Nel finale mi rilasso, chiacchiero, faccio i miei momenti cabaret. Parlo di Pino e poi canto due pezzi presi da Mangio troppa cioccolata. Sono Dimmi dove sei e Un amore da favola che per altro sono molto cantati per quanto da tempo non li facevo. Non dimentichiamo a metà live il tributo a Prince.
Certo, lei è eccelsa nella sua versione di Purple Rain. Merita un commento anche l'iniziale Intro.
E' un momento strumentale preparato da Gianluca Ballarin che è la mente elettronica del gruppo nonché il tastierista.
Il resto della band?
Sonny T al basso, Claudio Storniolo al piano, Giorgio Secco alla chitarra e Mylious Johnson alla batteria.
Il tour proseguirà dopo l'estate?
Mi piacerebbe fare una sessione autunnale per fare gli altri 4, 5 pezzi di Oronero che stavolta non ci sono entrati.
Sta bene con se stessa?
Sono a un momento della vita che sto bene, sono felice di quella che sono e del mio immenso pubblico.









FAST ANIMALS AND SLOW KIDS, FORSE NON E' LA FELICITA' MA E' GRANDE ROCK!

Si intitola Forse non è la Felicità il nuovo album dei perugini Fast Animals and Slow Kids. Li abbiamo intervistate per entrare nelle loro dinamiche, quelle che hanno reso i FASK uno dei gruppi più dirompenti degli ultimi anni


di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


L'assurdo è che lo trovo a chattare con il resto della band. Aimone Romizi è uno dei FASK, Fast Animals and Slow Kids, una delle band più originali degli ultimi anni. Gli altri FAST sono Alessandro Guercini, Alessio Mingoli e Jacopo Gigliotti e il disco del quale parliamo è Forse non è la Felicità.

Forse non è la felicità ma è un bel disco.
Siamo partiti con una idea e poi le carte si sono sparigliate. Ma abbiamo lavorato sereni.
Come vi definite?
Una band terapeutica che si racconta molto nelle sue canzoni.
C'è un lavoro meticoloso non solo sui testi, ma sulla singola parola.
La ricerca della parola è un nostro elemento distintivo. Cerchiamo di astrarre la canzone perché siamo convinti che una canzona è più di chi la ascolta che di chi la ha fatta.
C'è già chi si tatua vostre frasi.
Gli diciamo che sono dei matti. E gli chiediamo scusa perché saremo con loro per sempre. Quelle persone potranno cambiare i gusti musicali ma resterà uno specchio di quello che sono stati che li rimanda a noi.
Ma voi ne avete?
Nessuno di noi. Forse perché ci piace esternare.
Cosa è la felicità?
Suonare con la band, vivere di musica e avere il palco come valvola di sfogo.

Sono forti le radici Punk.
Lo abbiamo ascoltato tutti anche se non abbiamo vissuto quella stagione. Abbiamo sempre cercato di creare una musica che unisse i nostri sentimenti. Il Punk lo è.
Il suono risulta molto meno stratificato rispetto al passato.
In passato ci mettevamo milioni di riff perché credevamo che il suono risultasse più potente. Poi abbiamo capito che aggiungere troppa roba affossa il suono.
Siete già ai live.
Crediamo che i concerti vadano ricordati più nella mente che sull'i-phone. Quello che piace, che emoziona resta dentro non si intrappola in una foto.
Siete di Perugia, siete definiti i ragazzi del lago: ora che riempite i club cosa resta di quei ragazzi?
Tutto. Litighiamo per un accordo ma dividiamo tutto per quattro e se deve finire è perché cambia qualcosa tra di noi e non per soldi. Come vede restiamo i ragazzi del lago.
Forse non è la Felicità è un titolo ambizioso e curioso.
Abbiamo litigato per sceglierlo ma le nostre riunioni si fanno al ristorante.
Avete un principio filosofico?
Siamo convinti che valga sempre la pena di credere in quello che si fa.


 




Il Diario della Musica: LO STATO SOCIALE


di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Un disco atteso. Amore, Lavoro e Altri Miti da Sfatare è il nuovo disco dei bolognesi Lo Stato Sociale che, come loro stessi dicono, fanno canzonette. Non è proprio così perché c'è più saggezza nei loro testi che nelle parole di persone che della saggezza dovrebbero cospargere la quotidianità.  

Saranno in concerto, data unica, al Forum di Assago il 22 aprile. Il disco, che abbiamo ascoltato in anteprima, è una dimostrazione di forza, un atto di coraggio fatto da un collettivo. Parola che credevamo desueta e che invece è ancora molto sentita dalla generazione dei trentenni. Ma chi è, dove va e cosa fa Lo Stato Sociale...lo affidiamo alle loro parole in questa video-intervista esclusiva per il sito di Sky.





Il Diario della Musica: IL BASTA DI LORENZO CAMPANI (FEAT. CLAUDIA MEGRE')


Basta il nuovo singolo di Lorenzo Campani feat. Claudia Megrè. Il brano esprime l’amore in forma labirintica, questo continuo cercarci e non trovarci, fermi sulle incomprensioni e dubbi e con la voglia di trovarsi. È un contrasto che non si vuole allontanare. O forse è la voglia di cambiare, dire “Basta” per voltare  pagina e iniziare di nuovo. Un labirinto dove solo noi possiamo decidere come cambiare e che strada scegliere. Basta è prodotto da Emilio Munda, autore in esclusiva Sugar Music. Lorenzo torna in radio con il suo terzo singolo e sonorità più pop dopo i recenti Scappiamo Adesso feat. MAXI-B e Dovunque Tu Sei e si descrive così: "Il momento più triste? Scendere dal palco. Starei sempre là sopra a cantare per voi. Perché forse è l'unica cosa che so fare bene. Perché con le parole non sono bravo".

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