Caricamento in corso...
16 marzo 2017

Il Diario della Musica: a bit of italiano con Francess

print-icon
foto Getty

Un diario da sfogliare. Le interviste, le recensioni, le anticipazioni più curiose del mondo della musica sono raccolte qui, un album che si alimenterà costantemente: ascoltate la bella incoscienza di Francess col suo A Bit of Italiano. Segue la recensione del concerto di Paola Turci, il suo secondo cuore batte forte e rock. Francesco Renga ci guida in un viaggio nelle mille sfumature dell'amore che si incolla alla pelle come un tatuaggio. Poi le Calypso Chaos raccontano come dal mito si può sedurre la realtà. Ce ne parla la front(wo)man Laura Avallone. Segue la recensione del live milanese di Renzo Rubino, l'intenso, commovente, ipnotizzante Il Gelato Dopo il Mare Tour. Segue l'intervista all'artista scozzese Amy Macdonald, uscita col disco Under Stars. Poi possiamo goderci il video di Francesco Renga e della tappa di Milano del suo Scriverò il Tuo Nome Tour. Quindi l'intervista ad Angela Baraldi che ha pubblicato l'album Tornano Sempre. Nada che ha pubblicato, in Trio, La PosaRenzo Rubino racconta il nuovo album Il gelato dopo il Mare e si prepara al Tour. Poi troviamo, in questo diario, Giorgia e il suo Oronero TourFast Animals and Slow Kids col disco Forse non è la Felicità. Ci sono anche Fast Animals and Slow KidsLo Stato Sociale (con una video-intervista esclusiva) e Lorenzo Campani

di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Ci sono delle volte che fare un salto nel buio significa andare incontro alla luce. E' il caso di Francess, nome d'arte di Francesca English, che pubblica un disco, A Bit of Italiano, dove reinterpreta in inglese canzoni che sono un patrimonio culturale italiano. Mettendosi in gioco anche col dialetto, perché la genovese Ma Se Ghe Pensu ha dovuto essere trasposta prima in italiano e poi in inglese. Ma per questa ragazza nata nel 1989 a New York, figlia di padre giamaicano e madre italiana, e che ha sempre posto l’arte e la musica al centro della sua vita, le sfide sono il pane quotidiano.

Francess allora un salto nel buio questo progetto.
E' vero. Ma il risultato mi piace.
Infatti è un progetto apripista. Come è nato?
Sono partita scegliendo canzoni che mi piacevano, indagando sonorità vicine al mio mondo musicale. Ho posto attenzione ai testi che si prestavano alla traduzione, tenendo presente che la metrica italiana ha suoni netti. In questo senso l'inglese aiuta.
Altrimenti?
Meglio evitare. Ho dovuto procedere parola per parola. Amore disperato di Nada ci abbiamo provato in tutti i modi ma non siamo riusciti a renderlo come era nei nostri pensieri.
Come diventa cantante?
Quasi per caso, per gioco. Poi ho incontrato i produttori...ci siamo parlati e mi sono detta: proviamoci!
Il suo primo lavoro importante è Apnea.
E' anche il primo tentativo di capire cosa voglio fare.
Ha funzionato?
Eccome. Sono ancora in una fase di ricerca ma li ho compreso quale scia sonora seguire.
A bit of Italiano segue quella scia?
Credo di sì, anche se riconosco di essere un po' incosciente. Ho un gusto musicale un po' retrò.
Cosa ci trova nel passato?
E' bello attingerci, custodisce tante emozioni. Ecco perché questo disco è anche un po' di pancia.
Proseguirà su questo percorso?
Chissà. Ora sono concentrata sulla promozione del disco, a nuovi momenti di incoscienza penserò un po' più avanti.




BATTE ROCK IL SECONDO CUORE DI PAOLA TURCI


di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Come batte rock il Secondo Cuore di Paola Turci. Già lo avevamo intuito al Festival di Sanremo quando con Fatti bella per te aveva spinto l'acceleratore sui toni e sulle coscienze. E infatti oggi, a distanza di mesi, resta uno dei brani più passati dalla radio e con oltre sette milioni di visualizzazioni su youtube. Il suo tour, che ha il nuovo disco per protagonista, ma che non dimentica una storia artistica importante, unica in Italia, proseguirà in estate. Chiusa la parentesi dei teatri, Barley Arts, il suo promter, trasferisce il live nelle arene.

Paola Turci fotografata da Luisa Carcavale


Il palco diventa la casa di Paola Turci per circa due ore. E' un viaggio che si muove su tre piani, su tre livelli artistici ma con un unico comun denominatore emozionale, che colpisce proprio al centro del cuore. Non solo il secondo, anche il primo. E' un concerto di poche parole e tanta musica, ma l'artista romana non dimentica di ricordare che ognuno deve essere al centro della propria vita, che l'amore va curato e coltivato, che il bello dobbiamo costruircelo giorno dopo giorno. Soltanto due cover trovano spazio in una scaletta che propone 23 brani oltre a una struggente versione dell'Halleluja di Leonard Cohen: si tratta di Dio come ti amo, testo illuminato di Domenico Modugno, e Un'emozione da poco di Anna Oxa. Uno dei momenti più delicati è quando canta Piccola Canzone d'Amore, l'unico brano d'amore che ha scritto, a suo dire. Ma a giudicare dalle lacrimone che il suo pubblico versa in più momenti, bisogna riconoscere che l'amore nelle parole della Turci è carsico, c'è anche quando non si vede. Si parte con La Prima Volta al Mondo e si chiude, due ore dopo appunto, con Ti amerò lo stesso. Il Rockè in ottima salute, la Turci lo dimostra tra voce e chitarra, accompagnata da musicisti di categoria superiore. Chi ama la musica deve regalarsi una sera col secondo cuore di Paola: assicuriamo che il ritorno a casa è accompagnato dal sorriso e da una rinnovata convinzione che dove c'è l'amore, qualunque abito indossi, c'è il bello.




IN VIAGGIO CON FRANCESCO RENGA NEGLI ANGOLI DELL'AMORE


di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


L'amore. Cosa è l'amore? Ognuno può dire una parola, una frase, può produrre un pensiero. Può allargare le labbra in un sorriso e sentire il cuore che batte. E' giusto che un sentimento così importante si apra nel nostro cuore come il pantone dei colori. Ma dopo un concerto Francesco Renga è più facile trovare una risposta. E' uno dei rari casi, il Scriverò il Tuo Nome Tour, in cui, in due ore e mezzo, si posso abbracciare tutte le sfumature dell'amore. Quindi bisogna in primis ringraziare Francesco, cupido del rock, per la sua abilità nel trascinarci nel profondo dei sentimenti, poi la sua famiglia artistica (e artistica è pleonastico, il Renga's Team è una vera famiglia) che si chiama Raffaele Checchia (con la sua agenzia Evento Musica srl), l'angelo custode e nostra signora della pazienza Sunny Pegoiani, la new entry Luisa Neri e poi Daniele Tassone, che in prima persona e con la sua agenzia, ne cura ogni spostamento.

Come i professionisti, Francesco Renga alle ore 21 (e spiccioli) è sul palco e ci resta per oltre due ore e mezzo perché è vero che il tour e il disco si chiamano Scriverò il tuo Nome ma lui, e i suoi musici, desiderano scrivere la poesia dell'amore nel nostro cuore. E la missione, sul crepuscolo di un tour (lo zampino è di Ferdinando Salzano e la sua Friends & Partner, il "compagno" radiofonico è la RTL 102.5 di Lorenzo Suraci) finito a Bologna con ospite Luca Carboni e frequentato da molte decine di migliaia di persone che che tornerà a luglio e agosto, è abbondantemente compiuta. La credibilità di Francesco Renga in questo viaggio ha tre tappe e mille e 37 passaggi, che sono le canzoni in scaletta. La prima tappa porta il suo nome ed è elevata da una delle voci più belle d'Italia, una voce che è sempre stata straordinaria ma che dopo il progetto Orchestra e Voce è diventa eccezionale e gli permette guizzi da tenore. La seconda tappa è il momento acustico, circa mezz'ora dove il sentimento tocca le sue corde più delicate. Terza e ultima tappa...Elodie. Almeno in questa parte del tour. E' la prova che Renga non vive chiuso nella sua Brescia ma è aperto al mondo: il loro duetto in Così Diversa è uno dei momenti più alti della musica in questo 2017. Tappa supplementare per il pubblico. Le sue migliaia di donne sono mosse da una passione speciale, che non conosce età nè freni. Basta un sorriso, e Francesco lo usa come arma segreta, è le note si ricamano di poesia. Un consiglio...studiate le date estive e lasciatevi trascinare in quel paese dove l'amore vince sempre e dove Francesco Renga trasforma ogni nota in poesia.





CALYPSO CHAOS...QUANDO IL MITO RACCONTA LA REALTA'

di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


La mitologia non è storia. La mitologia è un confronto costante col presente. Soprattutto se l'equilibrio è fatto da una band tutta al femminile che si chiama Calypso Chaos e che non ha alcuna paura di affrontare, tra video, testi e musica, temi delicati quali omofobia e violenza sulle donne. Maschi 2.0 è il titolo del nuovo singolo di Calypso Chaos, negli store digitali per Bravo Bis con distribuzione Believe. Il brano tra pop e rock, racconta il personaggio del nuovo stallone italiano che, annoiato dalla vita quotidiana, trascorre il proprio tempo tra vizi e avventure passeggere. Ma cosa succede se s'invertono i ruoli e da cacciatore, il nostro uomo che non deve chiedere mai, si trasforma improvvisamente in preda? Ecco che tra le note pop-rock di Maschi 2.0, si ribalta la classica circostanza di cui sono oggetto quotidianamente molte donne. Le Calypso Chaos sono Laura Avallone (voce e chitarra), Annalisa Baldi (chitarre), Martina Bertini (basso) e Tamara Scacciati (percussioni). Ci parla di loro Laura Avallone, una Giovanna d'Arco della musica

Laura come nascono le Calypso Chaos?
Da un incontro casuale. Io nel 2011 volevo smettere con la musica.
Perché?
Avevo fatto una brutta esperienza con una etichetta di Modena.
Cosa la ha fatta desistere?
Un paio di amiche si sono presentate a casa con gli strumenti musicali per fare delle prove. Poi hanno chiamato un'altra persona e due mesi dopo abbiamo vinto il primo concorso nazionale.
Una bella e promettente partenza.
A dire il vero un po' mi vergogno di come suonavo a quell'epoca.
Perché Calypso Chaos?
Vengo da studi classici. Calypso tenne Ulisse prigioniero per sette anni e per me rappresenta eccesso ed erotismo. Chaos è il rumore primordiale.
Come lavorate?
Io scrivo i testi e produco un minimo di arrangiamenti. Poi ognuna ci mette il suo. Consideri che ognuna ha un percorso musicale differente.
Come nascono i vostri video? Sembrano cortometraggi e di ottima fattura.
Sono avvantaggiata perché scrivendo le parole già me le immagino tradotte in video.
Scrive per immagini?
Direi di sì. Mi faccio carico io della sceneggiatura. In origine avevo contattato degli addetti ai lavori ma non ci siamo trovati e allora ho optato per essere autonoma.
Da una brutta storia a Modena è nata una carriera, da una scarsa convinzioni di doti cinematografiche altrui sono nati grandi video...lei ribalta in positivo la negatività.
Non ci avevo riflettuto. Ma è bello prendere atto che da una situazione negativa si può prendere un nuovo slancio. Ammetto che anche nei momenti più bui ho sempre sondato alternative.
Gli equilibri nel gruppo come sono?
Siamo molto amiche, quasi sorelle. Nel tempo abbiamo imparato a gestire gli eccessi.
La formula?
Io mi faccio carico praticamente di tutto, loro devono solo suonare.
Certo che quattro donne insieme...
Infatti ogni tanto mi dico che se tornassi indietro nel tempo chissà se rifarei questa avventura. Ma dico anche che le cose belle, e le Calypso Chaos lo sono, sono anche quelle più difficili da conservare, ci vuole impegno.
Il vostro impegno sociale nei testi e nei video sarebbe da divulgare nelle scuole.
Ci viene spontaneo. E io scrivo quello che mi viene.
Maschi 2.0 è una condanna al maschio dominatore.
E' una provocazione precisa e voluta. Vogliamo suscitare una provocazione che sfoci nella riflessione...Il video su youtube macina visualizzazioni.
Sul palco come siete?
Energiche. Siamo elettro-acustiche ma on stage diventiamo furie.
Per dirla con la mitologia da lei amata. In estate che farete?
Finiamo di preparare il disco, faremo delle data. E magari un tuffo. Sul sito e sul nostro facebook sarete aggiornati su tutto!





 



RENZO RUBINO, IL POETA DEL TEATRO CANZONE 2.0

di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)

C'è un vizio di forma, l'ammissione va fatta subito. Per Renzo Rubino chi scrive ha una predilezione particolare. Perché? Lo segue dagli esordi, per l'esattezza quando andò a Sanremo Giovani, nel 2013, con Il Postino (Amami uomo). Nella storia del Festival è stato il primo a rompere una liturgia: arrivare in sala stampa con una pianola e suonare. Da lì, poi, è stato un rincorrersi e l'amicizia che si è sviluppata nel tempo ha fatto il resto. Da poco è tornato col disco Il gelato dopo il mare, è da qualche settimana è in tour. Siamo andati a vederlo a Milano.


Come si fa a non voler bene a un artista che ti invita al Teatro del La La La, che non è il luogo fisico dove il concerto si svolge, ma quello che lui promette, dichiarandolo sul palco come fosse l'insegna di un bar, come fosse il dirimpettaio del Bar Sport di Stefano Benni. E', Renzo Rubino, uno dei pochi eredi veri, genuini del Teatro Canzone. Nel mare dei millantatori lui è un puro. Lo dimostra sul palco con le sue canzoni che sono ritratti di quotidianità, con i suoi racconti che sono affreschi di vita vissuta. Con la sua band occupa il palco e i nostri cuori per circa due, tra commozione, euforia, inviti a lasciarsi andare in un ballo e la giusta sottolineatura che lui su quel palco ci è arrivato scegliendo il percorso più difficile. Se si fosse piegato al pop, cui ha anche dedicato l'omonima canzone che chiude il disco (e si domanda...ma che cazzo è sto pop), forse la sua carriera sarebbe stata più scorrevole. Ma l'impegno e la forza di pensiero che si annidano in canzoni quali Sbatto la testa, Il segno della Croce e Non mi sopporto scuotono la quiete del cuore con forza. Saltellando sulla scaletta non mancano Margarita, La la la, Giungla, Lulù, Bigné, Il Postino, Cosa direbbe Lucio e Per sempre e poi basta. Seguite Renzo Rubino nel suo mondo, attraverso i suoi canali social lasciatevi traghettare dalle sue parole, dai suoi accordi...lui è un moderno Mago di Oz che sa sempre come portarci dove il sogno finisce e inizia la poesia.




UNDER STARS CON AMY MCDONALD


di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)

Sceglie la strada più difficile Amy McDonald per accompagnarci Under Stars, sotto le stelle. Perché la Stella Polare è lei, è la stessa da qualunque angolo del mondo la osservi. E seguendo questa cosmogonia, l'artista scozzese ci appare come la stella della nostra quotidianità. Perché nel suo nuovo disco racconta le nostre giornate. La abbiamo intervistata per sdraiarci, grazie alla sue parole, sotto una coperta di stelle universale.

Amy come è entrata nella quotidianità?
Basta guardarsi intorno, ci sono mille storie da raccontare. Ad esempio Dreams On è dedicata a una mia amica che ha attraversato una stagione diffile dell'esistenza e spero che la canzone lo abbia aiutato a venrine fuori.
Questo approccio più antropologico è attribuibile al modo diverso di lavorare?
Può essere. Sono sempre stata gelose del mio lavoro, finalmente sono riuscita a gettare la gelosia oltre l'ostacolo e per Under Stars ho collaborato con la mia band.
Ha conservato la sua anima Folk?
Non mi piaciono le categorizzazioni. Io credo che il mio disco abbia molte sfumature, che ci sia del Pop e del Rock. Non mi piacciono i luoghi comuni.
Cosa intende?
La gente è convinta che il Folk si faccia con la chitarra, col mandolino, con l'ukulele. Il Folk è un genere ricco che assorbe più strumenti.
Da This is the Life, brano che la ha fatta diventare un star, sono passati dieci anni.
All'epoca ero poco più che adolescente. Dieci anni dopo conosco meglio la vita e anche come funziona la discografia. La gente mi vede come una star?
Non sarebbe una eresia.
Ho gli stessi amici di sempre e un forte legame con Glasgow. Sono molto normale.
C'è una canzone che la rappresenta?
Direi Down By The Water che appartiene questo disco ed è natadopo una conversazione. Quando la ho consegnata mi sono resa conto che non aveva l'appeal che io volevo per lei. E' stata dura fermare la lavorazione e rimetterci mano ma il risulato ora è notevole e il mio pubblico apprezza.
Tour?
Non vedo l'ora di ripartire, è la mia dimensione. Ma sogno anche di scrivere per altri.
Come vive la Brexit?
Mi sento europea e credo che la Gran Bretagna dovrebbe integrarsi con l'Europa anziché dividersi.
Sappiamo che la Scozia tifa Europa.
La Scozia ha votato per restare ma il Paese ha delle elezioni generali: chissà che accadrà.
Vorrebbe l'indipendenza?
Io credo che abbia un senso che un paese che ha convinzioni politiche diverse si governi da solo. Sono tantissimi, nel tempo, i paesi che hanno scelto l'indipendenza. Non mi sembra una risultato impossibile.





FRANCESCO RENGA E LA MAGIA DEL SCRIVERO' IL TUO NOME TOUR


di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)

Parte con un arcobaleno di musica ed emozioni il Scriverò il tuo Nome Tour di Francesco Renga. E non ci sono dubbi quando sul palco va l'artista bresciano. La sua capacità di darsi totalmente ai fan è quasi unica nel panorama italiano. Soprattutto se si parla di artisti di caratura superiore, quale lui è. Il concerto è un viaggio lungo 36 canzoni che parte con Scriverò il tuo nome e si chiude con L'Amore sa e in mezzo ha un momento acustico struggente e un tuffo nel passato con Senza Vento, brano che risale alla sua stagione con i Timoria. E nonostante questo numero di brani, che può sembrare tanto, quando si arriva ai saluti finali qualcosa resta sospeso. E sono emozione e gioia. Perchè si desidera un altro giro di bis. E non perché ognuno ha la canzone che non è stata fatta ma perché si desidera prolungare la magia.

GUARDA IL VIDEO


Francesco Renga (foto Just Visual)


Dopo il grande successo dei live del 2016, il 5 maggio Francesco Renga è ripartito in tour dal Mediolanum Forum di Assago con Scriverò il tuo Nome Live nei Palasport, dove tutto è iniziato lo scorso 15 ottobre con un debutto sold out in prevendita. Dopo la data milanese, il tour (organizzato da F&P Group) proseguirà con cinque straordinari concerti nei principali Palasport italiani, toccando città dove Francesco si esibirà per la prima volta per raggiungere e riabbracciare tutti i suoi fan: il 16 maggio sarà al Palapartenope di Napoli, il 18 maggio al Nelson Mandela Forum di Firenze, il 20 maggio al Pal Alpitour di Torino e il 22 maggio alla Unipol Arena di Bologna. Inoltre, il 6 giugno Francesco Renga sarà tra gli artisti premiati ai prossimi Wind Music Awards 2017 che si terranno a Verona. Gli attesissimi live saranno resi ancora più speciali dalla partecipazione di Elodie, con cui Francesco Renga proporrà live il brano “Così Diversa”, mentre a Firenze e Bologna per l’occasione saranno ospiti l’amico Giorgio Panariello e il cantautore Luca Carboni.

 


ANGELA BARALDI, LE SUE POESI (IN MUSICA) TORNANO SEMPRE


di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Ci ha fatto attendere a lungo ma poi è tornata. Perché, come recita il titolo del suo album, Tornano Sempre (e ci aggiungiamo noi...le cose belle). Angela Baraldi dalla sua Bologna è partita per questa nuova avventura. E' dal 2001 che non pubblicava un disco di inediti eppure non è mai stata ferma. Stavolta c'è stato, a fare da detonatore, l'incontro con Giorgio Canali. Lungo i portici di Bologna, Angela ci racconta e si racconta.

Angela un disco atteso oltre tre lustri questo Tornano sempre.
E' vero, non esco dal 2001 con un lavoro di inediti, era Rosasporco. Ma sono cinque anni che ci lavoro. Lo considero un disco a rate.
Una bella cosa.
Di più. Un privilegio. E' la mia prima volta da indipendente. Le confesso che un po' di paura c'è ma non stare più sotto i ritmi delle multinazionali è bello.
Privilegi?
Creare, far decantare e poi approfare a un ascolto lucido. Fantastico!
Ma che ha fatto in tutto questo tempo?
Teatro, un raccolta delle mie canzoni, due dischi con Massimo Zamboni. Ho seguito più progetti.
Il disco si apre con Michimaus, nostalgia del secolo scorso.
Lo ha scelto Giorgio Canali. Io gli ho detto che è stato un po' impertinente a farmi aprire il disco con un brano molto intimo, quasi volesse farmi trovare con le mutande abbassate.
Lei con cosa voleva (ri)cominciare?
Con Tornano sempre.
Cinema, musica, teatro una vita variegata.
La vivo come uno slalom. Nonostante i periodi cupi e i rischi del mestiere.
In Uomonuovo racconta il ritratto dell’indifferente che si rigenera in ogni epoca.
Non solo nel tempo ma anche nelle epoche. Ciò lascia un forte senso di inquietudine.
Cosa le piace di nuovo?
Cerco più possibile di andare ai concerti degli altri. Mi piace Francesco Motta tra gli ultimi visti. Ormai me li godo in tranquillità, sono secoli che non vado in prima fila. L'ultima volta schiacciata contro le transenne fu per i Police.
Difficile oggi la vita.
Io ho vissuto la Bologna di fine anni Settanta e primi anni Ottanta, dalla bomba in stazione al terrorismo.
Con chi stava?
Non mi sono mai sentita parte di una corrente culturale precisa. Per carattere non mi allineo. A volte la considero una forma di narcisismo.
Forse è per questo che l'arte la ha assaggiata tutta.
Ho visitato tanti mondi per curiosità. Sono stata solitaria anche da piccola. Non sono una che tiene banco: mi guardo intorno, osservo quello che succede. Osservo e imparo stando in disparte.
Sul palco però è una furia.
Su quelle assi mi sento sicura.



 





LA POSA IN TRIO DI NADA

di Fabrizio Basso
(@Basso Fabrizio)

Avete presente lo stupore di un bambino quando vede l'arcobaleno? Uno stupore ingenuo e puro che dilaga in occhi luminosi. Bene è quello che accade ascoltando La Posa, il lavoro in trio di Nada. Al suo fianco il compianto Fausto Mesolella e Ferruccio Spinetti. E' il sequel di un viaggio artistico iniziato nel 1994 e ripreso in tempi recenti. Così tanti stili poche persone riescono ad amalgamarli. Nada è sicuramente tra queste. La abbiamo intervistata.


Nada è spesso in giro, le manca la sua Toscana?

Sì ma so che ci torno, prima o poi.
Il nostos è in lei.
La mia vita è un partire e ritornare.
Anche stavolta doveva essere così, poi ci ha lasciato Fausto Mesolella...
Ci avevamo messo anni per riprendere questo progetto: tra gli impegni di Fausto e quelli di Ferruccio ma ci si è messo il destino!
Un sodalizio forte il vostro.
Da soli abbiamo fatto nel tempo circa 600, 700 live. Questo progetto si reggeva anche in due. Funzionava bene pure senza contrabbasso. Eravamo liberi dalle regole discografiche.
C'è molto affetto intorno al Nada Trio.
Vero e da subito. Si sono creati interesse e un seguito. Il primo disco è del 1994 e ha venduto bene. Quando ci incontravamo ci ripetevamo di farne un secondo ma è nato solo quando ci siamo trovati intorno a un tavolo, abbiamo concordato di ampliare il repertorio con l'aggiunta di un brano nuovo, La Posa appunto.
Per altro di grande intensità.
Guardi per me è impossibile sedermi a un tavolo e scrivere. Eppure stavolta è successo. E' un brano delicato. Eravamo pronti per raccontarlo con un tour ma Fausto ci ha lasciati. Il tempo mi aiuterà a ricollegare le fila.
Le manca molto Fausto?
Tantissimo. Mi riempie però di gioia sapere che l'ultima cosa la ha fatta con me.
Anche per lui il tour deve nascere.
A giugno partirà. Le cose che si creano vanno portate in giro e raccontate. Intanto arriviamo all'estate, tra date mie e altre legate al progetto in Trio. All'autunno penseremo più avanti.
Nell'album ci sono Sul Porto di Livorno cantata da Piero Ciampi e Dentro la tasca di un qualunque mattino di Gianmaria Testa: autori non proprio facili per quanto mitici.
Io credo che sia meno sconosciuti di quanto si pensi. Ciampi è un artista per me fondamentale, conoscerlo mi ha tagliato un due. Con Testa avevo un buon rapporto. Mi hanno invitata a una serata in suo ricordo e ho scelto questo brano.
In The Young Pope di Sorrentino c'è la sua Senza un perché.
E' una canzone che ho sempre fatto in concerto. E' del 2004, fa parte dell'album Tutto l'amore che mi manca. Io ne conoscevo il valore ma ora sta avendo un'altra vita, Sorrentino la ha fatta arrivare alle persone. Gli sono grata. Ma penso anche che le cose buone prima o poi arrivano.
Difficile oggi fare musica?
Me lo chiedo spesso, guardandomi intorno. Ho sempre pensato che scrivere un buon libro, realizzare un buon film o fare buona musica aiuti a tenere le cose fuori.
Il suo lavoro le permette di mandare messaggi importanti.
Non ho mai fatto politica. La mia politica arriva attraverso le scelte che faccio e il mio lavoro.
Ha una missione?
Se col mio lavoro posso dare qualcosa di buono alle persone sono felice.
 



 

 




IL GELATO DOPO IL MARE DI RENZO RUBINO: L'INTERVISTA



Cosa c'è di meglio di un gelato dopo il mare? E se a raffigurarlo è il nonno, IL temuto ma adorabile professore Bufano, docente di Applicazioni tecniche, e a cantarlo il nipote...beh, ancora meglio. Renzo Rubino ci regala un altro capitolo della sua musica. Questa volta fa un passo oltre la lirica e ci canta la poesia della quotidianità. Un viaggio nel tempo alla ricerca non solo di noi stessi ma del bello che abita in noi. L'album si intitola Il Gelato dopo il Mare, ce lo racconta Renzo, che tra una risposta e l'altra si prepara al tour.


di Fabrizio Basso
(@Bassofabrizio)

Renzo che titolo originale.
E' un album caratterizzante.
Che noi stiamo ancora gustando mentre lei è già quasi in tour.
Siamo ai dettagli finali, abbiamo lavorato su un racconto che va dal caos, dal disordine a una logica finale. Andiamo dal caos alla risoluzione. Come mangiare un gelato nella giungla. La mia dimensione è live.
Si sente un diffuso senso di pacatezza.
Ho scelto di fare i club ma il concerto sarà molto rock'n'roll. La forma d'arte sarà teatrale per i costumi e le scenografie ma il ritmo sarà potente.
Sulla cover c'è il professor Bufano, suo nonno.
Non può immaginare quanti gelati si è mangiato per scattare quella foto. E io a dirgli...nonno pazienta. E poi dove lui abita, nel cuore della Valle d'Itria, trovare i gelati a dicembre non è proprio semplice.
Il disco lo ha presentato col singolo La La La.
Una canzone spensierata, per i bambini, in primis quello che è in me. Un prequel del disco.
E' forse il suo disco più intimo.
Vero. Non è stato facile raccontarmi così. Sono tornato a casa mia, volevo tirare fuori qualcosa di personale. Devo ringraziare Warner Music che mi ha aspettato e mi ha permesso di realizzare il disco che volevo.
Un brano si chiama Il segno della Croce.
Voglio esorcizzare il gesto. Il segno della Croce deve essere uno slancio verso il bene e non mortificazione. Il concetto di fede è individuale, io credo nell'entusiasmo e nel fare stare bene le persone.
Margarita oltre a una sua canzone è un cocktail.
Una sbronza e un innamoramento maledetto. Sono le due facce di una medesima medaglia.
Si è ritirovato traccia dopo traccia.
Sì, ho lavorato molto. E poi sul suono c'è il tocco magico di Taketo Gohara che con i suoi marchingegni è venuto nella mia campagna.
Insomma è soddisfatto.
Di più. Sono fiero di quello che sono al punto che non devo cercare quello che non sono.


 




 

GIORGIA E L'ORONERO TOUR...QUANDO LA VOCE ARRIVA NEL CUORE



Difficile raccontare in due ore vent'anni e spiccioli di emozioni. Senza tradire se stessi e il pubblico. La formula, l'alchimia la ha trovata Giorgia che col suo Oronero Tour ci guida in un viaggio emozionale perfetto, nel quale ognuno ritrova momenti del suo passato, alcuni forse dimenticati, ma senza distogliere lo sguardo dal presente e dal futuro. Le sceneografie sono ingegnose ma mai vanno a sovrastare Giorgia e la sua musica. Applausi per la band, i due fratelli ballerini e soprattutto il pubblico che ha riempito il Forum di Assago fino all'ultimo posto disponibile. Giovani, adulti, piccini, adolescenti...tutti a cantare e applaudire una delle massime interpreti degli ultimi trent'anni, la massima per chi scrive. La abbiamo incontrata nel ventre del Forum, per parlare con lei, splendida nel mascherare la tensione, di tour e vita, musica e sogni.

 

di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)

 

Giorgia ci parli dell'Oronero Tour.
Un concerto pulito e semplice, quasi scarno nonostante le scene che si muovono attraverso bracci meccanici e creano effetti particolari. Infatti ci sono più reparti che lavorano.
Sappiamo che ci sono anche due ballerini, due fratelli.
Sono usati quasi come installazioni, il loro contributo è emotivo, emozionale. Si chiamano Patrizio e Rachele Ratto, sono campioni di popping. Aggiungo che ci sono anche gli Psycho Drummers che suonano con strumenti realizzati con plastica riciclata e danno quella caratterizzazione funk a Regina della Notte, una delle mie canzoni più dance. Semplicità e ricchezza anche qui, il mio live gioca sui contrasti.

 

Come è nata la scaletta?
Pensando al pubblico. C’è tanto Oronero ma in primis ho pensato a quelle che non potevo non fare.
C'è un medley nella prima parte che incanta tutti.
E poi, Girasole e Come Saprei sono tre canzoni di 20 anni fa. Le faccio come a Sanremo, quando mi hanno invitata su quel palco.
Palco che fa sempre tremare le gambe.
Mi è rimasto quel momento magico. Per me era un appuntamento con la vita. Quel palco è speciale, magico, stregato. Lì ho ritrovato persone che mi hanno accompagnata in quegli anni e non vedevo da tempo, è stato davvero un appuntamento con la vita.
Quel momento come ha condizionato la scaletta?
Quei tre pezzi insieme mi hanno fatto pensare che la scaletta doveva essere per il pubblico che mi ha accompagnato negli anni. Ho pensato a quello che vorrebbe sentire, ammetto che in passato ho fatto scelte più per me.
Sul finale celebra il 1997.
Sì, la scaletta è finita, mancano tre canzoni alla fine, posso sentirmi più rilassata e allora vago nei ricordi. Eseguo Primavera di Marina Rei, Laura non c’è di Nek e I’ll be missing you di Puff Daddy/Faith Evans.
Poi omaggia Pino Daniele, col quale ha collaborato, ricordandolo con Che male c’è tratto dall’album uscito nel 1997 Dimmi cosa succede sulla terra.
E' il minimo, lo faccio col cuore. Il mio Mangio troppa cioccolata del 1997 lo ha prodotto Pino e con quella scusa faccio un pezzetto di Che male c’è. Stavamo molto insieme. Nel finale mi rilasso, chiacchiero, faccio i miei momenti cabaret. Parlo di Pino e poi canto due pezzi presi da Mangio troppa cioccolata. Sono Dimmi dove sei e Un amore da favola che per altro sono molto cantati per quanto da tempo non li facevo. Non dimentichiamo a metà live il tributo a Prince.
Certo, lei è eccelsa nella sua versione di Purple Rain. Merita un commento anche l'iniziale Intro.
E' un momento strumentale preparato da Gianluca Ballarin che è la mente elettronica del gruppo nonché il tastierista.
Il resto della band?
Sonny T al basso, Claudio Storniolo al piano, Giorgio Secco alla chitarra e Mylious Johnson alla batteria.
Il tour proseguirà dopo l'estate?
Mi piacerebbe fare una sessione autunnale per fare gli altri 4, 5 pezzi di Oronero che stavolta non ci sono entrati.
Sta bene con se stessa?
Sono a un momento della vita che sto bene, sono felice di quella che sono e del mio immenso pubblico.









FAST ANIMALS AND SLOW KIDS, FORSE NON E' LA FELICITA' MA E' GRANDE ROCK!

Si intitola Forse non è la Felicità il nuovo album dei perugini Fast Animals and Slow Kids. Li abbiamo intervistate per entrare nelle loro dinamiche, quelle che hanno reso i FASK uno dei gruppi più dirompenti degli ultimi anni


di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


L'assurdo è che lo trovo a chattare con il resto della band. Aimone Romizi è uno dei FASK, Fast Animals and Slow Kids, una delle band più originali degli ultimi anni. Gli altri FAST sono Alessandro Guercini, Alessio Mingoli e Jacopo Gigliotti e il disco del quale parliamo è Forse non è la Felicità.

Forse non è la felicità ma è un bel disco.
Siamo partiti con una idea e poi le carte si sono sparigliate. Ma abbiamo lavorato sereni.
Come vi definite?
Una band terapeutica che si racconta molto nelle sue canzoni.
C'è un lavoro meticoloso non solo sui testi, ma sulla singola parola.
La ricerca della parola è un nostro elemento distintivo. Cerchiamo di astrarre la canzone perché siamo convinti che una canzona è più di chi la ascolta che di chi la ha fatta.
C'è già chi si tatua vostre frasi.
Gli diciamo che sono dei matti. E gli chiediamo scusa perché saremo con loro per sempre. Quelle persone potranno cambiare i gusti musicali ma resterà uno specchio di quello che sono stati che li rimanda a noi.
Ma voi ne avete?
Nessuno di noi. Forse perché ci piace esternare.
Cosa è la felicità?
Suonare con la band, vivere di musica e avere il palco come valvola di sfogo.

Sono forti le radici Punk.
Lo abbiamo ascoltato tutti anche se non abbiamo vissuto quella stagione. Abbiamo sempre cercato di creare una musica che unisse i nostri sentimenti. Il Punk lo è.
Il suono risulta molto meno stratificato rispetto al passato.
In passato ci mettevamo milioni di riff perché credevamo che il suono risultasse più potente. Poi abbiamo capito che aggiungere troppa roba affossa il suono.
Siete già ai live.
Crediamo che i concerti vadano ricordati più nella mente che sull'i-phone. Quello che piace, che emoziona resta dentro non si intrappola in una foto.
Siete di Perugia, siete definiti i ragazzi del lago: ora che riempite i club cosa resta di quei ragazzi?
Tutto. Litighiamo per un accordo ma dividiamo tutto per quattro e se deve finire è perché cambia qualcosa tra di noi e non per soldi. Come vede restiamo i ragazzi del lago.
Forse non è la Felicità è un titolo ambizioso e curioso.
Abbiamo litigato per sceglierlo ma le nostre riunioni si fanno al ristorante.
Avete un principio filosofico?
Siamo convinti che valga sempre la pena di credere in quello che si fa.


 




Il Diario della Musica: LO STATO SOCIALE


di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Un disco atteso. Amore, Lavoro e Altri Miti da Sfatare è il nuovo disco dei bolognesi Lo Stato Sociale che, come loro stessi dicono, fanno canzonette. Non è proprio così perché c'è più saggezza nei loro testi che nelle parole di persone che della saggezza dovrebbero cospargere la quotidianità.  

Saranno in concerto, data unica, al Forum di Assago il 22 aprile. Il disco, che abbiamo ascoltato in anteprima, è una dimostrazione di forza, un atto di coraggio fatto da un collettivo. Parola che credevamo desueta e che invece è ancora molto sentita dalla generazione dei trentenni. Ma chi è, dove va e cosa fa Lo Stato Sociale...lo affidiamo alle loro parole in questa video-intervista esclusiva per il sito di Sky.





Il Diario della Musica: IL BASTA DI LORENZO CAMPANI (FEAT. CLAUDIA MEGRE')


Basta il nuovo singolo di Lorenzo Campani feat. Claudia Megrè. Il brano esprime l’amore in forma labirintica, questo continuo cercarci e non trovarci, fermi sulle incomprensioni e dubbi e con la voglia di trovarsi. È un contrasto che non si vuole allontanare. O forse è la voglia di cambiare, dire “Basta” per voltare  pagina e iniziare di nuovo. Un labirinto dove solo noi possiamo decidere come cambiare e che strada scegliere. Basta è prodotto da Emilio Munda, autore in esclusiva Sugar Music. Lorenzo torna in radio con il suo terzo singolo e sonorità più pop dopo i recenti Scappiamo Adesso feat. MAXI-B e Dovunque Tu Sei e si descrive così: "Il momento più triste? Scendere dal palco. Starei sempre là sopra a cantare per voi. Perché forse è l'unica cosa che so fare bene. Perché con le parole non sono bravo".

IL MEGLIO DI SKY CINE NEWS

Tutti i siti Sky