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07 novembre 2017

George Clooney shock: "Potrei decidere di smettere di recitare"

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George Clooney shock: "Potrei decidere di smettere di recitare"

È una dichiarazione inattesa, quella fatta da George Clooney nel corso di una recente intervista. Sembra che, il divo, potrebbe presto smettere di recitare. Il motivo? È ancora più inatteso!

Se si pensa a George Clooney si pensa, inevitabilmente, alla recitazione. Eppure, sembra che il 56enne attore stia pensando di abbandonare la professione che l’ha reso celebre. L’ha confessato lui stesso, nel corso di un’intervista alla BBC, lasciando di stucco i suoi fan.

“Non ho l’età”

Non ha nessuna intenzione di invecchiare di fronte ad una telecamera, George Clooney. È stato lui stesso a confessarlo nel corso di un’intervista alla BBC. «Credo che nessuno voglia davvero veder recitare una persona molto anziana», ha dichiarato. «Sapete, la cinepresa non perdona. Quando invecchi, cerchi di passarci meno tempo di fronte. Scegli solo film che ritieni siano il meglio per te, come persona e come attore. Ma, più passano gli anni, meno questo film sono…», ha confessato. Ammettendo che, per le donne, è persino peggio. In realtà, il neo papà George Clooney non è che sia esattamente vecchio: ha 56 anni, e in ogni film a cui partecipa dà prova di essere (ancora) un grandissimo attore. Tuttavia, nei suoi piani c’è ora la regia. Un ruolo in cui è già cimentato diverse volte, ottenendo risultati altalenanti, e di cui dice: «è il mio grande amore». Da “Confessioni di una mente pericolosa” (2002) a “Good Night, and Good Luck” (2005), da “In amore niente regole” (2008) a “Le idi di marzo” (2011), fino a “Monuments Men” (2014),  fino ai cinque episodi per la serie “Unscripted” e all’ultima sua opera “Suburbicon”, numerosi sono i film che hanno visto George Clooney nelle vesti del regista. «Mi piace moltissimo dirigere. Ho fatto film di successo, altri che ne hanno avuto meno, ma è tutto parte dell’esperienza. Quando invecchi sullo schermo, arrivi ad un punto in cui capisci che non puoi trascorrere la tua intera vita davanti alla telecamera. È molto più divertente, e anche molto più creativo, dirigere», ha dichiarato nel corso dell’intervista.

Non solo successi

Non è la prima volta, del resto, che George Clooney dichiara pubblicamente di amare molto di più la regia rispetto alla recitazione. Già nel 2014, nel corso di un’intervista al The Christian Post, aveva ammesso: «preferisco la direzione a tutte e altre cose. Scrivere e dirigere sono operazioni estremamente creative», ammettendo di aver osservato e imparato molto dai professionisti con cui ha lavorato e che ammira particolarmente: i fratelli Coen, Alexander Payen. «Osservo quello che fanno e poi glielo rubo: è questa la mia tattica», aveva scherzato in quell’occasione. «In verità, il tuo progetto, la tua speranza, è la stessa di tutti: fare film di successo e, se anche incappi in qualche fallimento, perseverare. Non so se ora aumenterò i miei lavori di regista. Sicuramente, andranno in una nuova direzione», aveva concluso. Fresco di un nuovo premio alla carriera, in realtà – con “Suburbicon” -, George Clooney non ha ottenuto il successo sperato: nel suo weekend d’esordio in America, il film ha incassato solamente 2.8 milioni di dollari. Le accuse che gli sono state mosse, anche dalla critica? La mancanza della complessità che servirebbe a raccontare la storia del razzismo americano, e una cinica banalizzazione.

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