L'estate è la stagione dei thriller? Lo dice Paolo Cammilli contando fino a dieci

Paolo Cammilli ha scritto uno dei libri più inquietanti di questa estate 2017, Conta fino a Dieci: con lui parliamo di thriller, delle esagerazioni di Stephen King e dei troppi commissari che occupano i nostri libri. Ma anche di Catania e del Merendero e di cosa rappresentano per  lui David Lynch e Gabriele Salvatores

(@BassoFabrizio)

Il quesito è semplice: perché in estate, quando ci si rilassa, ogni sguardo è più sereno e tutto appare più bello la nostra mente è più attratta dal torbido che c'è nei thriller? Proprio come in un thriller la risposta è complicata, sfuggente, inarrivabile. Lo è anche per Paolo Cammilli, fiorentino, che ha scritto uno dei libri più inquietanti di questa estate 2017, Conta fino a Dieci (Sperling&Kupfer, 16.90 euro). Per venire a capo del mistero, non solo di questo, lo abbiamo intervistato.

Partiamo dalla fine: perchè l'estate tira fuori il thriller che è in noi?
Magari avessi la risposta. Però posso dirle, a conferma, che se oggi entrassi in una libreria acquisterei un thriller. Posso azzardare una teoria?
Dica.
Quando ero piccolo d'estate in televisione passavano tanti film horror e noi ragazzini ce li vedevamo tutti. In inverno avremmo cambiato canale. Sarà il caldo?
Potrebbe essere. Il suo thriller si svolge a Catania.
E' una città che conosco, la zona a sud est è tra le più calde d'Italia. Se ne parla meno rispetto a Scampia, ma assicuro che tra San Cristoforo e Librino il clima non è rilassato. La mia storia si svolge sulla tratta che collega Catania a Gela.
Ci sono sei bambini, il nascondino, il buio, lo squinternato Oscar Baldisseri che cerca di fare chiarezza...
Sono tutti elementi da thriller. Mi hanno aiutato la mia famiglia, che è una famiglia di medici, e in particolare mio fratello che è un anestesista. Un amico che si occupa di chirurgia plastica. Per le indagini devo molto alla mia amica avvocato Chiara Bentivegna. L'idea ha avuto una lunga gestazione ma lo ho scritto in poco tempo. Non sento la pressione dello scrivere e dell'ammassarsi delle idee, la mia scrittura è rilassata.
Una storia cupa ma tra Martin Luther King e Wilfred Bion cita El Merendero, uno dei figli più illustri di Carosello.
Per sdrammatizzare. Il pathos dell'inquietudine va smorzato con un po' di ilarità. Il drammatico necessita di una spazzolata di ironia.

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