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12 settembre 2017

Harry Potter: ecco la domanda da non fare mai a J. K. Rowling

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J.K. Rowling: la domanda da non farle mai su Harry Potter

Non indovinereste mai (forse) quale domanda non si deve fare a J.K. Rowling, l’ideatrice della celeberrima saga di Harry Potter. Volete sapere cosa non bisogna chiederle? L'argomento è molto delicato per lei!

Ci sono tante domande che i fan di Harry Potter vorrebbero tanto porre all’ideatrice di questo gigantesco sogno magico, J.K. Rowling. Ce n’è una, però, che proprio non dovreste fare se non volete “far saltare i nervi” alla talentuosa scrittrice inglese. Ecco di cosa si tratta.

C’è una domanda che non dovete fare mai a J.K. Rowling, quale sarà?

Se voi aveste la possibilità di chiedere qualcosa, qualunque cosa, a J.K. Rowling, che domanda le fareste? Sono tanti i fan che vorrebbero bersagliare la loro scrittrice preferita con quesiti sulla saga di Harry Potter, il maghetto più famoso del mondo che, di recente, ha compiuto 37 anni. Come ha pensato alla storia, e quanti anni ha impiegato per studiare tutto accuratamente? A questo, la Rowling risponde sempre con piacere, spiegando che l’idea le è venuta in treno, nei primi anni ’90, durante un viaggio verso Londra: a quanto pare non aveva una penna con sé, così, guardando fuori dal finestrino, con l’ispirazione magica che solo un treno in movimento, forse, può dare, cominciò a pensare al suo personaggio. Dopo diverse ore, arrivata a Londra, Harry Potter era nato e cresciuto nella mente della scrittrice: quella storia doveva solo essere raccontata. Ma non è questa, appunto, la domanda che fa innervosire la Rowling. Forse qualche interrogativo sul perché alcuni personaggi muoiano nella saga? Silente, sicuramente, è una grandissima perdita per i fan, così come la scomparsa di Piton, per cui lei stessa ha chiesto scusa e, soprattutto, quella di Dobby, l’elfo domestico a cui tutti ci siamo affezionati e che mai avremmo voluto abbandonare tra le pagine dei libri, seppur per un gesto eroico come quello di salvare, ancora una volta, Harry Potter. No, non sono nemmeno queste le domande da non farle: certo la scrittrice di Yate, in questi vent’anni dalla pubblicazione del primo libro, sarà stata più volte interrogata a riguardo, ma ogni volta, visto l’amore sconfinato per ognuno dei suoi personaggi, ha spiegato con piacere il perché alcune dipartite siano assolutamente necessarie per lo svolgimento della storia. Anch’esse, infatti, fanno crescere i suoi personaggi e, come nella vita, talvolta sono necessarie seppur dolorose. Insomma, ma che cos’è che proprio Joanne, questo il suo nome di battesimo, preferirebbe non sentirsi più chiedere? Beh, non ci crederete, ma si tratta di Quidditch, lo sport su manico di scopa sapientemente creato da lei stessa e a cui, come noto, ha dedicato un intero libro che accompagna i sette della saga.

Il Boccino d’Oro: questo è il problema

“Perché il Boccino d’Oro vale 150 punti? Qualsiasi squadra lo prenda vincerà sempre, non ha senso, e avanti cosi all’infinito”, ecco il sarcastico tweet di J.K. Rowling, dove spiega quale sia la domanda che proprio non dovreste farle per non innervosirla. Si tratta di Quidditch e in particolare del Boccino d’Oro. Ora, come tutti i fan di Harry Potter sanno benissimo, “the Snitch”, come si chiama in originale, vale 150 punti e il Cercatore che riesce a prenderlo pone fine alla partita. Questa è la regola che ha posto la Rowling per il suo gioco su manici di scopa, ma pare che gli appassionati proprio non riescano a farsene una ragione, annoiando terribilmente anche la scrittrice stessa. In realtà, se ci pensate, non è matematico che il Boccino d’Oro dia garanzia di vittoria: se, infatti, una squadra ha totalizzato un punteggio gigantesco, da veri campioni – e nella storia del Quidditch e della saga di esempi ce ne sono – in caso gli avversari catturino il Boccino, beh, non è matematico che abbiano vinto questi ultimi. Ed ecco perché: non vince chi prende il Boccino, anche se di fatto è questo che pone fine al tempo di gioco, ma il team che ha segnato più punti. Ecco perché non dovreste mai farle quella domanda: J.K Rowling, siamo promossi?

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