Quanti cattivi troviamo nella Bibbia a teatro di Paolo Cevoli: l'intervista

Dopo aver conquistato il pubblico del piccolo e grande schermo, Paolo Cevoli torna in teatro con la sua quarta produzione teatrale La Bibbia raccontata nel modo di Paolo Cevoli, una rilettura in chiave pop del Libro dei Libri da tutti conosciuto ma forse non da tutti letto

(@BassoFabrizio)

Buoni che non sono buoni. O almeno non solo. Cattivi che non sono cattivi. O almeno non solo. Paolo Cevoli ci accompagna in un viaggio attraverso le pagine della Bibbia svelandoci misteri, segreti che ci sono sempre sfuggiti. O, più semplicemente, non ci hanno mai raccontato. La nuova avventura teatrale dell'artista romagnolo si intitola La Bibbia raccontata nel modo di Paolo Cevoli. Alla vigilia della partenza del tour lo abbiamo intervistato.

Cevoli, perché la Bibbia?
Con questo mio nuovo uno spettacolo comico vado nel passato con la macchina del tempo.
Cosa la portata in un ambiente così ostico?
Mi è sempre piaciuto vestire i panni di qualcuno che mi somigliasse, inventarmi cosa poteva succede nella notte dei tempi.
Stavolta ci va e ci porta davvero.
Andiamo indietro fino ad Adamo ed Eva. In passato avevo toccato già argomenti sacri, sono storie che non finiscono mai, sono anche un po’ delle favole.
Forma narrativa che le piace.
Eccome! Mi piace il registro della favolona per parlare della storia dell’umanità.
Cosa ha trovato nella Bibbia?
Le stesse cose che si leggono sui giornali, violenza famigliare, litigi domestici, adulteri...
Si è inquietato?
No, cambiano le modalità ma il cuore dell’uomo e la sostanza sono sempre quelli. I problemi non si risolvono, si modificano, per cui sul palco marciamo con leggerezza e ironia.
Concetti salvifici.
Vero. Come una giornata bella rende tutto più dolce, l'ironia stempera le asperità.
Che personaggi ha trovato?
Tutti fanno cose buone e meschine, a partire da Davide che è l’eroe dell’ebraismo. Abramo permetteva che la moglie andasse a letto col faraone per convenienza. Lo stesso Giacobbe è disonesto già nell’etimo.
C'è da avere paura.
In fondo i personaggi della Bibbia non sono quelli stinchi di santo che cercano di propinarci: la coerenza non è cosa loro. Per esempio nella genealogia di San Giuseppe c’è un figlio illegittimo e uno incestuoso. La legalità nella Bibbia non esiste. Giacobbe frega Esaù…potrei andare avanti a lungo.
Ci invita a diffidare dalla Bibbia?
Quello no ma c’è una sacco di roba. Non è un viaggio semplicistico, ci troviamo di tutto, c’è anche il pulp, al confronto Tarantino è un  dilettante.
Quanto tempo le ha portato via l'allestimento?
Ci ho lavorato circa un anno e mezzo, studiando da cattolici, protestanti e rabbini, che sono i più divertenti.
Si è fatto delle domande?
Con quello che capita nella Bibbia mi chiedo: Dio, se esiste, come fa a permetterlo? Sto Dio è buono o cattivo.
La conclusione?
Alla fine affido la risposta a un episodio del profeta Elia. E agli spettatori. Ci sono un po’ contraddizioni…
Spazio importante pure per la musica: l’intero spettacolo è accompagnato dai brani interpretati dalle cantanti Daniela Galli, Silvia Donati e Cristina Montanari.
Le mie trinity girl, il numero perfetto: rappresentano Sara, la moglie di Abramo, Eva e Betsabea, l'amante di Davide. Le ho ribattezzate con questo nome. Mi piacevano l'idea di tre donne: propongono solo canzoni di Sanremo.
Perché?
Per sottolineare che nulla è più leggero della musica leggera.
Si ritaglierà qualche spazio ogni sera per parlare di altro?
E' uno spettacolo teatrale vero e proprio ma qualche finestra aperta la tengo.

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