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18 ottobre 2017

A Bologna una mostra sui rivoluzionari del '900

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Mostra Bologna

Fino all’11 febbraio, Bologna ospita “I Rivoluzionari del ‘900 ”, una mostra su tutti quegli artisti che hanno segnato il secolo scorso con la loro arte provocatoria e moderna. Duchamp, Magritte, Man Ray, Dalì, sono solo alcuni degli artisti esposti.

La Gioconda Baffuta di Marcel Duchamp è l’immagine simbolo di una straordinaria mostra allestita a Bologna, “Duchamp, Magritte, Dalì. I Rivoluzionari del ‘900”, che proseguirà fino all’11 febbraio 2018.

Le provocazioni di Duchamp e il surrealismo di Dalì

La mostra, curata da Adina Kamien-Kazhdan, senior curator di arte moderna all’Israel Museum di Gerusalemme, è suddivisa in cinque sezioni e espone circa 180 opere provenienti dalla prestigiosa istituzione israeliana. La rivoluzione a cui si fa riferimento nel titolo dell’esposizione è quella compiuta dagli artisti del Novecento che, grazie all’impiego di nuovi materiali e attraverso collage, fotografie, frottage, distrussero il linguaggio tradizionale dell’arte, per adottare nuove modalità espressive. Ecco quindi i dadaisti, con Max Ernst, Man Ray, Kurt Schwitters, Hannah Höch e Marcel Duchamp, con la sua Gioconda baffuta, immagine simbolo dell’intera mostra. Con quel quadro, che ha come titolo L.H.O.O.Q., cinque lettere che lette in francese hanno il suono di “Elle a chaud au cul”, e cioè “Lei ha caldo al sedere”, Duchamp ha voluto dissacrare, sbeffeggiare l’arte tradizionale, rappresentata appunto dalla Monna Lisa di Leonardo. Ma in 180 opere tra quadri, sculture, fotografie, collage e documenti, c’è spazio anche per i surrealisti, di cui il principale esponente, Salvador Dalì.

Le cinque sezioni della mostra

La mostra è articolata in cinque sezioni: Illusioni e paesaggio onirico, L’automatismo e la sua evoluzione, Biomorfismo e metamorfosi, Accostamenti meravigliosi e Desiderio: musa e abuso. L’allestimento è realizzato dal grande architetto Oscar Tusquets Blanca – amico e collaboratore di Dalì, che ha ricostruito a Palazzo Albergati la celebre sala di Mae West di Dalì. La stanza-installazione evidenzia il genio di Dalì, i suoi giochi di luce, le illusioni ottiche e le finte prospettive che accompagnano il visitatore nello spazio onirico dell’artista catalano. Tra gli altri capolavori presenti nella mostra, vi sono Le Chateau de Pyrenees di Magritte, Surrealist Essay di Dalì e Main Ray di Man Ray. Molte delle opere in mostra provengono dalla raccolta milanese, poi passata all’Israel Museum, di Arturo Schwartz, grande collezionista italiano. Matteo Scardovelli, collaboratore di Schwarz, ha raccontato: «Nell’inverno 2005-2006 mi trovavo a casa sua per aiutarlo a sistemare l’enorme biblioteca. Fuori aveva iniziato a nevicare. Per ripulire il vialetto di casa Arturo stava dando istruzioni al maggiordomo di usare un badile che teneva nel suo studio, ma che in realtà è un'opera di Marcel Duchamp (Anticipo del braccio rotto, 1915). L’ho fermato all'ultimo minuto, altrimenti avrebbe davvero utilizzato un’opera d’arte per spalare la neve! Questo mostra quanto Arturo sia surrealista non tanto nell'estetica, ma in primo luogo nel modo di vivere e di vedere le cose. ‘Il surrealismo è una filosofia di vita’, l'ho sentito ripetere qualche decina di volte». La mostra è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con l’Israel Museum di Gerusalemme. L’esposizione sarà visitabile fino all’11 febbraio 2018 a Palazzo Albergati, Bologna. Il biglietto di ingresso è di 14 euro, i ragazzi dagli 11 ai 18 anni, gli studenti fino a 26 anni e le persone ultrasessantacinquenni hanno diritto al biglietto ridotto a 12 euro. 

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