23 novembre 2017

Detroit arriva al cinema: cosa c'è da sapere sulla rivolta del 1967

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Detroit nel 1967

La rivolta di Detroit è stata una delle sommosse più sanguinose che hanno avuto luogo negli Stati Uniti. Avvenuta nel 1967, ha portato decine di morti e migliaia di arresti nella città. Kathryn Bigelow prova a raccontare i fatti nel suo film.

È uscito nelle sale Detroit, il nuovo film della regista Kathryn Bigelow, che mette a fuoco le rivolte dell’America nel 1967.

Detroit, 1967

Se negli Stati Uniti tutti ricordano bene i fatti di Detroit del 1967, nel resto del mondo queste vicende sono meno conosciute. Con il film omonimo, la regista Kathryn Bigelow ha voluto riportare alla mente delle persone le rivolte degli afroamericani negli anni ’60, spesso culminate nell’uccisione delle persone che si battevano per i diritti civili. Erano gli anni in cui negli Stati Uniti il sangue scorreva nelle strade, ed era il decennio in cui fu assassinato Marthin Luther King: e sul 1967 vuole invece affacciarsi Kathryn Bigelow con il suo film. La pellicola è ambientata nel ghetto nero di Detroit – che, ancora oggi, è la città più pericolosa degli USA – tra il 23 e il 27 luglio 1967. Come è avvenuto nella realtà, la storia narrata dalla regista inizia con l’ingresso della polizia in un bar privo della licenza per vendere alcolici e culmina poi con i riot e la repressione che ha ucciso decine di persone. In America, Detroit è stato lanciato nelle sale con distribuzione limitata, e come periodo di uscita è stato scelto proprio il cinquantennale della rivolta, mentre in Italia è stata designata come data il 23 novembre. Ma cosa c’è da sapere su quello che è accaduto a Detroit nel 1967?

La rivolta di Detroit

La rivolta di Detroit che ha avuto luogo tra il 23 e il 27 luglio 1967 è stata una delle battaglie civili più sanguinose mai avvenute negli Stati Uniti. Ancora oggi è considerato vergognoso ciò che è accaduto alle persone – la maggior parte delle quali afroamericane – che si battevano contro l’odio razziale e per il riconoscimento dei diritti civili. Ma andiamo con ordine: la scintilla che ha incendiato la prateria è stata il raid di una pattuglia di polizia in un bar privo di licenza per vendere gli alcolici, gestito dalla United Community League for Civic Action. All’interno c’erano circa 80 persone afroamericane che stavano festeggiando il ritorno di due amici dalla guerra del Vietnam: gli agenti hanno deciso di arrestare tutti quanti, e l’evento ha attirato anche numerosi curiosi che si trovavano nelle strade. In pochissimo tempo si è generato uno scontro tra forze dell’ordine, passanti e avventori del bar. Le vie erano così piene che il presidente Lyndon B. Johnson ha inviato l’esercito a Detroit, mentre il governatore George W. Romney ha schierato la Guardia Nazionale del Michigan. La rivolta divenne ben presto multiculturale, e la polizia ci mise ben cinque giorni a sedarla: il risultato fu un bagno di sangue. Il bilancio è stato di 43 morti, 1,189 feriti, 7,200 arresti e 2mila edifici dati alle fiamme. La sommossa è stata così importante che si è estesa poi alle altre città limitrofe. È stata la terza battaglia più sanguinosa degli Stati Uniti, seconda solo a quella di New York durante la guerra di Secessione Americana e quella di Los Angeles del 1992.

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