Tra Cesare Pavese e Tonino Guerra, Paolo Simoni rilegge il bello della provincia

Un pesce rosso, due lesbiche e un camper è il libro d'esordio di Paolo Simoni, fino a ieri conosciuto come cantautore (con la C maiuscola) e che ora che si apre alla scrittura. Racconta la vita di provincia con una prosa che ha l'efficacia delle immagini e che Aliberti Editore ha pubblicato

(@BassoFabrizio)

Ci sono delle volte che quando squilla il telefono leggi un nome non usuale ma che, per vari motivi, è famigliare. Perché non sempre le distanze sono distanze, perché le distanze possono essere uno iato che un semplice, cordiale...ciao come stai? Da quanto tempo...colmano. Un po' come il Mar Rosso che si apre e ricongiunge. Abbiamo lasciato, parecchio tempo fa, Paolo Simoni e la sua musica suggestiva, ricca di spunti e di particolari come una pennellata di Van Gogh, ora lo ritroviamo con un libro, il suo primo, che ci porta nella sua provincia, quella della Romagna del Nord. Impossibile non lasciarsi affascinare da un incipit che dice: Portolino è il paesino più triste di tutti. Proprio per questo è assolutamente adorabile. Così abbandonato a se stesso, così privo di sorprese. Così pieno di umidità che a vederlo sembra un vecchio marinaio stanco. Un signore pieno di acciacchi e d’artrosi umida, imbevuto di acqua salata e di sabbia di mare, come i suoi baffi ingialliti dal fumo della vita. Ha accolto una sfida che si intitola Un Pesce Rosso, Due Lesbiche e un Camper, Aliberti Editore, un piccolo, sicuro porto dell'editoria che con i suoi circa quaranta titolo l'anno presidia un territorio che molti guardano con diffidenza.

Paolo Simoni scrive come Mangiafuoco muoveva i suoi burattini. Prende il lettore alla prima pagina e lo accompagna nelle sue storie, fatte di pescatori, di famiglie sbandate, di amori fatui che poi virano verso Saffo, di un camper ambiguo, di parenti che hanno qualche problemino di droga, di un ristorante che arde (e non perché fa piatti alla brace) sullo sfondo di un luogo indefinito, che sarebbe piaciuto a Cesare Pavese perché avrebbe lì ritrovato tante sfumature ritratte ne La Luna e i Falò. Forse Paolo Simoni avrebbe preferito ritrovarsi nei versi di Tonino Guerra, il cantore di Sant'Arcangelo di Romagna che è protagonista di un paragrafo e di una lettera nelle ultime pagine, ma siamo certi che sarà indulgente se vediamo un po' più Belbo e un po' meno Po nelle sue parole. Le pagine si accavallano come le barche che inseguono le anguille a Comacchio, arrivi alla fine che non te ne accorgi. E sospiri. E comprendi perché Portolino può essere l'ombelico del mondo. Anche se non ci sei mai stato. E non sapevi neanche che fosse un puntino sulla carta geografica.

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