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Il calcio in Africa è una prospettiva diversa da cui vedere, o immaginare, il proprio futuro. Milioni di giovani si danno appuntamento ogni giorno in campi polverosi e pieni di buche per inseguire sogni di gloria. In Camerun negli uffici governativi, sopra i ritratti ufficiali del presidente, campeggiano le foto di Thomas N'Kono (indimenticato portiere degli anni 70 e 80) e Roger Milla (il cannoniere più longevo della Coppa del Mondo). In ogni abitazione della Liberia spicca un poster di George Weah, primo pallone d’oro africano, emblema vivente di uno sport che sa ancora infiammare l’orgoglio nazionale.

Una passione, quella degli africani per il calcio, inversamente proporzionale ai soldi che ci possono investire: una sola partita di Champions del Barcellona vale più di tutte le competizioni ufficiali organizzate in un anno nel continente. Una situazione che spinge i cacciatori di teste dei ricchi club europei ad andare in Africa a fare acquisti, uno shopping che si è trasformato in saccheggio di giovani talenti. E così anche il football è colpito da quella sorta di maledizione plurisecolare che si è abbattuta sul continente africano, condannandolo alla vendita all’estero delle proprie materie prime, senza poterle ‘sfruttare’ in loco. Oggi il calcio africano è una miniera d’oro che sforna campioni e favole sportive. Ma anche delusioni e spietati fallimenti.

Sede della mostra
Festival Center
Casa del Pane
Corso Venezia 63 - Milano