di Carola Frediani

Da YouTube al Guggenheim. Potrebbe essere il titolo di una di quelle storie di successo, da self-made artist, che si leggono sulle riviste patinate. Percorsi accidentati e tortuosi che, dopo la gavetta underground, in certi casi approdano al tempio della cultura. E invece no. Perché al posto della mulattiera, questa volta siamo di fronte a un'autostrada: si entra da YouTube e, se si è bravi e fortunati, si finisce direttamente nel prestigioso museo di New York. È il sogno inconfessabile di ogni artista: saltare a piè pari i mediatori, quella folta schiera di galleristi, curatori, critici che si frappongono fra l'assoluto anonimato e il museo internazionale. Un desiderio che ora, con YouTube, potrebbe diventare realtà. La nota piattaforma di condivisione video, sito caleidoscopico che affastella spezzoni pop e filmini casalinghi, squarci trash e clip artistici, ha infatti lanciato YouTube Play: una biennale del video creativo. Che ha l'ambizioso obiettivo di raccogliere e selezionare lavori di altissima qualità e innovazione, tali da meritarsi un'esposizione in un museo. Il Guggenheim, per la precisione.

Chiunque può sottoporre il proprio video (entro il 31 luglio) e partecipare al concorso: dall'animazione al motion graphics, da opere narrative e documentaristiche a video musicali e artistici. Basta che, come viene specificato sul blog di YouTube, "mettano in discussione la percezione mondiale di quello che è possibile fare con un video". Un gioco da niente. Il Guggenheim farà una prima scrematura del materiale sottoposto, circa 200 opere, che a quel punto saranno valutate da una giuria di esperti provenienti dal mondo dell'arte, del design, del video. I venti finalisti saranno presentati il prossimo 21 ottobre al Solomon R. Guggenheim di New York, e simultaneamente negli altri musei della fondazione, da Bilbao a Berlino fino a Venezia. Ma saranno ovviamente visibili anche sull'apposito canale di YouTube.

Per la piattaforma controllata da Google si tratta di un importante riconoscimento, e in verità i toni usati sono piuttosto autocelebrativi: "In 5 anni - spiegano dal blog ufficiale del sito - YouTube ha ridefinito la cultura dei media cambiando il modo in cui il mondo crea, distribuisce e guarda i video". Soprattutto, nota a tal proposito il New York Times, ha tolto di mezzo gli intermediari, uscendo anche dai confini della mera produzione video.

In occasione delle ultime elezioni presidenziali americane, ad esempio, ha organizzato i dibattiti coi candidati, in partnership con la CNN, consentendo agli elettori di rivolgere le loro domande direttamente ai politici. E alla fine del 2008 ha creato la YouTube Simphony Orchestra, che ha permesso a musicisti di tutto il mondo di partecipare a dei provini online per suonare alla Carnegie Hall.

Ora è la volta del Guggenheim. "Invitiamo le persone ad alzare gli standard di YouTube", ha dichiarato Nancy Spector, curatrice del museo. Ma qualcuno non è convinto. A fare da curatori non ci pensavano già gli utenti, con i loro clic e i loro commenti?, si chiede il Washington Post. Alla fine, anche un sito di video-sharing si trova di fronte al dilemma dell'artista contemporaneo: sovvertire il sistema o finire in un museo.