di Camilla Sernagiotto

Era un giochetto in voga negli Anni Novanta: bastava indovinare il titolo di un film con l’aiuto di soli tre indizi.

Un esempio? Sapone, aereo, allucinazioni.

Ovvio: Fight Club.

Uno che probabilmente ci ha giocato parecchio è Viktor Hertz, fotografo e graphic designer con quartier generale a Uppsala, in Svezia.

Proprio a lui si devono i geniali Pictogram Movie Posters, ovvero locandine cinematografiche rivisitate con un senso della sintesi davvero invidiabile.

L’ingrediente segreto di ogni manifesto?

I pittogrammi, ossia i simboli utilizzati nella segnaletica d’avvertimento.

L’icona del fuoco sopra quella di un libro (che solitamente indica una biblioteca nei paraggi) per celebrare Fahrenheit 451; la donnina stilizzata che segnala il WC per Signore sotto la figura di una doccia (di quelle che si trovano negli Autogrill ben attrezzati) e un omino di fianco con coltello in mano per rappresentare Psycho

Sono tante le chicche che faranno impazzire i cultori della settima arte e di quella che non è stata ancora numerata: il cinema e il design.

Point Break, Rosemary’s Baby, Tra le nuvole, ma anche Spider-Man, Tron e Waterworld: ce n’è per tutti i gusti, l’importante è che il palato in questione sia un intenditore di grande schermo e grafica.

E, soprattutto, che abbia il dono (e la passione) della sintesi: per vedere le pellicole del cuore ridotte così all’osso ci vuole fegato…

Gli amanti dei graphic works che invece se ne infischiano della programmazione settimanale del cinema sotto casa se la rideranno eccome per le trovate geniali di Hertz.

E non potranno non notare la chicca del font: tutti i testi (titolo, regista e attori principali) sono rigorosamente in Helvetica.