di Camilla Sernagiotto

Se Marcel Duchamp ha capovolto un orinatoio e l’ha trasformato in arte, se Piero Manzoni ha fatto i suoi bisognini in una scatola mettendola poi su un piedistallo, perché dovrebbe far scalpore un rotolo di carta igienica nel 2012?

La domanda sorge spontanea, eppure la risposta è meno scontata: molti sono convinti che la carta igienica in un museo debba rimanere confinata nelle toilette…

E invece c’è chi non la pensa affatto così, come l’artista parigina Anastassia Elias che con il rotolo finito ci ha costruito sia la tavolozza sia l’opera stessa.

Lei li definisce Rouleaux e sono sculture in miniatura fatte di cartoncino, lo stesso identico materiale del rotolo marroncino che fa da cornice alle sue creazioni.

Ma con “cornice” si fa per dire, visto che Anastassia non considera affatto il rotolo una semplice cornicetta, bensì «parte integrante del tutto, per non dire la sua anima».
Alternando i pennelli alle forbici, l’olio su tela al decoupage e il disegno al collage, l’artista francese ci racconta com’è nato il suo filone più gettonato, quello dei piccoli mondi racchiusi nei suoi Rouleaux : «Era il maggio del 2009 e mi ritrovai con un rotolo finito in mano. Lo guardai attentamente e mi stupii di non averlo mai usato per farne qualcosa di magico».

Da allora quella magia è stata proposta in numerose salse: paesaggi alpini, saloni di bellezza, incontri di pugilato e quadretti domestici di ogni tipo, immagini che hanno fatto il giro del mondo viaggiando su blog, Social Network, siti web specializzati in arte e miscellanee 2.0 dedicate a stramberie curiose.

Il segreto di questo successo (che mai un rotolo di carta igienica avrebbe sperato di riscuotere) è da ricercare in vari aspetti: secondo l’artista «quello che incanta sono i soggetti, presi dalla vita di tutti i giorni. Probabilmente ricordano a ciascuno i propri ricordi. Ma magari il vero motivo sta nella sorpresa: chi mai si sarebbe azzardato a creare un quadretto idilliaco in un contesto che subito ti fa pensare a un WC? »

Un tipo di arte che affascina grandi e piccini, questi ultimi letteralmente ammaliati dalle favole di cartoncino firmate Anastassia Elias che tanto ricordano il gioco delle ombre cinesi.
«Mettendo una fonte di luce dietro a un Rouleaux puoi ricreare esattamente il gioco delle ombre cinesi contro una parete. Questa è la parte che più diverte i bambini. »

Apprezzata dagli adulti, invece, è la mancanza di colore, fondamentale perché l’illusione ottica funzioni: «Scelgo soltanto cartoncino della stessa tinta del rotolo in modo tale che le figure intagliate sembrino nascere dal rotolo stesso. »

Non riesco a trattenermi dal chiederle come mai proprio la carta igienica, e lei mi risponde come avrebbe fatto Duchamp agli inizi del Novecento, svelandomi che per lei tutto il creato è arte, dai sanitari ai badili per spalare la neve.

E quando le chiedo se qualche altro oggetto di uso comune è entrato a far parte del suo necessaire da artista, scopro che il rotolo di toilet paper è solo uno della lunga lista di materiali riciclati: prima di lui, anche i CD, le fette biscottate, le pillole colorate, le monetine e addirittura le piante grasse sono state protagoniste della sua arte.

Eppure, in questo caso, è l’ultimo amore che non si scorda mai…