di Paolo Nizza

"Voi questo film ve lo andate a far finanziare da Palmiro Togliatti. Oltretutto, non si ride mai." Così il produttore Dino De Laurentis liquidò lo sceneggiatore Age dopo aver le letto il copione dei Mostri. Infatti, la pellicola  venne  prodotta nel 1963 da  Mario Cecchi Gori.  E, in una sorta di scambio delle coppie, Elio Petri e Alberto Sordi che avrebbero dovuto rispettivamente dirigere e interpretare I Mostri optarono per Il maestro di Vigevano e furono sostituiti da Dino Risi e Ugo Tognazzi, che in origine avrebbe dovuto lavorare al film tratto dal romanzo di Mastronardi.
Tognazzi chiese e ottenne un cachet più alto di Vittorio Gassman, oltre ad avere la possibilità della prima scelta sugli sketch, approfittando della temporanea assenza di Vittorio. Tuttavia , questo non impedì a Gassman di considerare I mostri uno dei suoi film preferiti, in particolare modo l’ultimo episodio La nobile arte che defini “10 veri minuti di cinema notevole“.

Walter Veltroni nel suo libro Certi amori definisce il film "quasi geniale”, Maurizio Porro parla di “un capolavoro di ironia”, mentre per Paolo D’Agostini si tratta di una pellicola “all’insegna della critica più sferzante, della satira più graffiante, senza un filo di forzatura o di compiacimento o di indulgenza  o di complicità”. Peraltro quando uscì il film non entusiasmò tutta la critica,
Gian Luigi Rondi su Il Tempo scrisse: “Non tutti  gli episodi sono convincenti, non tutti sono costruiti con buon gusto; parecchi, anzi, svelano note stridenti, o troppo risapute e prevedibili, o troppo esasperate e fastidiose.”

L’accoglienza fu ancora più fredda per I nuovi mostri girato nel 1977 per aiutare uno sceneggiatore Ugo Guerra, malato da diversi anni (per questo Monicelli, Risi e Scola rinunciarono a una parte del compenso e scelsero l’anonimato per i 14 episodi che compongono l’opera.) Per la critica italiana si trattava della solita minestra riscaldata. Tullio Kezich su Il Corriere della sera parlò di “cinema della pernacchia (definita scurrilità labiale), del vaffanculo (la parola-jolly della commedia all’italiana), degli attori miliardari che adottano il trucco e lo stile dei guitti dell’avanspettacolo."
I nuovi mostri sono stati, però, nel tempo rivalutati. Goffredo Fofi nella sua biografia su Sordi tesse le lodi dell’episodio "Elogio Funebre": "Una bellissima idea di Bernardo Zapponi (…) elogio funebre, per certi versi, anche di Sordi per Alberto Sordidi un tempo. E per un arte e un pubblico definitivamente messi a morte dalla televisione."

Siccome nemo profeta in patria, I nuovi mostri fu candidato all’Oscar come miglior film straniero, sebbene per Dino Risi "del tutto indegnamente".
Ma i più entusiasti furono i francesi. Michel Sineux su Positif nel giugno del 1978 esaltò la bravura del cast: “Questo tipo di cinema è impensabile senza attori camaleonti  del calibro di Gassman, Sordi, Tognazzi. Senza  il loro genio dell’incarnazione, il superstite della nobiltà nera, Giovan Maria Catalan Belmonte di First Aid, il cardinale Machiavelli di Tantum Ergo, il marito impresario di L’uccellino della Val Padana ci apparirebbero eccessivi e ci rimarrebbero estranei”.

Nell’attesa di scoprire se i mostri di oggi saranno all’altezza di quelli di ieri
Godetevi le interviste ai protagonisti del nuovo film

La fotogallery dei Mostri storici e come antipasto il succulento zuppone alla porcara servito nella mitica Hostaria protagonista di questo video. Buona visione e buon appetito