Si continua a parlare di immigrazione e Italia nei film della Mostra del Cinema. Dopo "Francesca", il film che ha fatto infuriare Alessandra Mussolini è il turno del maestro serbo Goran Paskaljevic con i suoi emigranti albanesi. Guarda il trailer
05 settembre, 2009
Honeymoons: lo sbarco degli immigrai serbi in Puglia
Non c'è niente da fare. Il mondo preme alle nostre porte e ce lo fa sapere anche attraverso i film presentati alla Mostra del Cinema di Venezia. La selezione ufficiale quest'anno avrà anche fatto scelte più intimiste e introspettive, preferndo raccontare ossessioni private e paranoie personali (come il cinese Accident o il francese Persecution, entrambi in programma oggi), ma il mondo rientra in Mostra grazie alle sempre preziose sezioni collaterali.
E così, dopo Francesca, il film rumeno, presentato in Orizzonti,in cui venivano rivolte parole non proprio gentili ad Alessandra Mussolini e al sindaco di Verona Flavio Tosi, si torna a parlare di immigrazione nel nostro paese, raccontata dal punto di vista dei paesi di provenienze. Il merito va alle Giornate degli Autori, la rassegna curata da Giorgio Gosetti, che riesce a portare al Lido Goran Paskaljevic, uno dei maggiori autori europei, il cui film, Honeymoons, non avrebbe certo sfigurato nella selezione ufficiale.
“Gli italiani sono razzisti. Guarda dove ci hanno messo. In mezzo ai negriâ€, dice, in una delle battute migliori del film, uno dei due immigrati serbi fermato dalla polizia italiana in un porto pugliese. Come al solito non fa sconti a nessuno Paskaljevic nel raccontare la doppia storia di un albanese e di un serbo desiderosi solo di sfuggire da un mondo in cui il fratello odia il fratello, l'albanese odia il serbo, il serbo odia quello di Belgrado, gli europei odiano gli immigrati e così via in una spirale sempre più ottusa e violenta.
Entrambi con i documenti in regola vengono fermati alla frontiera da poliziotti troppo ubriachi del proprio potere. E faranno certamente discutere le scene che vedono la polizia italiana umiliare gratuitamente l'immigrato albanese, la cui unica colpa è avere troppi timbri kossovari sul passaporto. Non è certo bello vedersi sullo schermo dalla parte dei cattivi e degli ottusi, in quei ruoli che eravamo abituati a vedere interpretati da feroci guardie di frontiere texane e che ci sembravano tanto lontani da noi.
Che sia il cinema, tanto per cambiare, a cambiare le cose? In una vecchia intervista Goran Paskaljevic confessava che il suo desiderio sarebbe stato fare, dopo le vicende del Kossovo, un film albanese-serbo, ma che reputava la cosa molto difficile. Honeymoons è la prima coproduzione serbo albanese e, come si diceva prima della proiezione, anche questa è una scommessa vinta.
Il concorso preferisce invece scelte più proiettate verso i labirinti della mente. L'hongkonghese Soi Cheang racconta, con il suo film Accident, la paranoia nella quale cade una banda di killer professionisti quando qualcosa va storto. Specializzati in omicidi che sembrano incidenti, quando uno di loro viene ucciso in un incidente tutti sospettano di tutti. Ma se fosse solo il caso ad averci messo lo zampino? Dalla Cina alla Francia le ossessioni della mente non cambiano. Persecution di Patrice Cheeau racconta, come si intuisce dal titolo, una storia di persecuzione e manie.