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di Francesco Chignola

Capita spesso che si avventurino nel mestiere di regista personaggi dediti ad altri compiti nel mondo del cinema: attori e attrici, direttori della fotografia, curatori di effetti speciali. Ma quanto spesso capita che un protagonista della moda internazionale decida di mettersi dietro la macchina da presa? L'ha fatto Tom Ford, stilista 48enne che ha creato il suo marchio dopo un lungo decennio da direttore creativo per Gucci: la sua opera prima si intitola A single man, e arriva nelle sale italiane il 15 gennaio.

Ma a dispetto dei pregiudizi, il suo primo film non è ambientato nel rutilante mondo della moda che conosce così bene. Bensì nella Los Angeles del 1962. Dove un professore universitario cinquantenne, interpretato da Colin Firth, distrutto dalla morte del suo compagno avvenuta otto mesi prima, spende una lunga giornata attraversata dai ricordi, incontrando diversi personaggi tra cui la sua migliore amica Charley, interpretata dall'attrice americana Julianne Moore. Con una intenzione precisa: quella sarà l'ultima giornata della sua vita.

Tom Ford teneva così tanto a mettere in scena questo film, tratto da un romanzo di Christopher Isherwood del 1964, considerato il capolavoro dello scrittore, da volerlo produrre con i propri mezzi, mantenendo quindi un controllo totale, economico e artistico. E non si può negare che il suo azzardo sia già stato premiato: A single man, presentato a Venezia in Concorso, ha fatto già vincere una Coppa Volpi al suo protagonista, il fenomenale ed elegantissimo Colin Firth. Quest'ultimo e la co-protagonista Julianne Moore sono anche già in pole position per i Golden Globe, con una nomination a testa.

E anche la stampa in lingua inglese (il film è uscito negli states lo scorso dicembre in un numero limitato di sale) ha accolto a braccia aperte l'opera prima di Tom Ford: per il Chicago Tribune è "uno dei migliori film del 2009", mentre Nathan Rabin di The A.V. Club lo definisce "un film di sbalorditiva bellezza e di fondamentale e profonda tristezza, un lavoro per passione auto-finanziato pieno di uomini impossibilmente stupendi e abbaglianti gioie per gli occhi". Anche il Time plaude al film ironizzando sul doppio ruolo di Ford: "ha finanziato il suo primo film da solo: il produttore non avrebbe potuto scegliere un regista migliore".

Ma come spiegare questo successo artistico in un'opera prima? Secondo Variety, "come il granello di sabbia crea una perla, è la piccola chiazza di kitsch al cuore del film che lo rende così luminoso e prezioso, nonostante le sue imperfezioni". Mentre per il Los Angeles Times, il segreto è altrove: "mentre la perdita è ciò che rende universale l'esperienza del protagonista, è il cuore a donare al film tutta questa vita". Tra le pochissime voci fuori dal coro c'è quella del Village Voice, secondo cui il film "ci regala solo una serie di pose immacolate", ma anche per questa rara stroncatura "Colin Firth è l'eccezione".

E proprio sull'attore si concentrano gran parte degli elogi, anche nel caso di recensioni positive ma meno entusiastiche: per Roger Ebert l'attore interpreta "superbamente", per il New York Post la sua performance è "trascendentale", mentre per il Globe And Mail "Colin Firth è abbastanza: ogni film è una performance, ma molto raramente una performance è un film". Che stia per arrivare una statuetta per l'attore britannico?

il trailer del film