"Preferisco leggere o guardare un film che vivere... nella vita vera non c'è una trama!”.
Ha esordito con questa massima di Marx, inteso come Groucho, Gabriele Salvatores nella curiosa veste di professore per un giorno.
Stakanovista della macchina da presa (14 film in 27 anni) il regista con la complicità di Gianni Canova ha raccontato davanti agli studenti dello IULM, il proprio percorso dagli esordi a oggi. Il risultato è un’intrigante intervista-confessione che le telecamere di SKY hanno catturato e trasformato nello speciale “A lezione da Salvatores”, in onda in esclusiva su SKY Cinema venerdì 26 febbraio, seguito dalla prima tv Come Dio comanda.

Nel corso dell’incontro, Salvatores ha svelato dettagli inediti sulla sua giovinezza: dal timor panico suscitato dalle ripetute visioni di Marcellino pane e vino alla passione per la chitarra Fender che gli costò l’allontanamento dal movimento culturale studentesco a cui apparteneva che vedeva nello strumento un simbolo del capitale.
Attraverso le “clip” realizzate da SKY Cinema i più cari colleghi e amici di Salvatores tra cui Claudio Bisio, Elio De Capitani, Fabrizio Bentivoglio, Fabio De Luigi, Valeria Golino e Stefania Rocca, hanno raccontato il proprio rapporto con il regista.

Ma la parte del leone l'ha fatta Diego Abatantuono. Ospite a sorpresa della lezione, il "Ponchia", l'attore feticcio di Salvatores ha narrato con la consueta ironia le storie di una vita insieme, vissuta tra passioni comuni, su tutte quella per il calcio. E proprio il football è stato protagonista di un irresistibile telecronaca in cui Fabio Caressa e Beppe Bergomi hanno commentato le  partite di calcio tratte da Marrakech Express e Mediterraneo.

E proprio Diego ha rievocato quella notte magica in cui Sylvester Stallone annunciò l'Oscar per il miglior film straniero e sia l'attore italiano sia il regista capirono Ilary invece di Italy.
Sempre a proposito di Oscar, il cineasta si è detto dispiaciuto per l'esclusione di Baarìa dalla cinquina dei film candidati. Il regista ha anche ricordato che il suo Io non ho paura era "dato per sicuro all'Oscar, mentre non è neanche entrato nella cinquina".

A proposito del fenomeno Avatar, il regista ha invitato a non temere la rivoluzione del 3D.
"Il cinema è tecnologia e non può prescindere dal suo apporto per raccontare una storia: come Cameron ha mostrato, le nuove tecniche, però non uccideranno la recitazione, ma permetteranno di fare tante cose."

Allo stesso modo, Salvatores che per il suo ultimo film Happy Family è tornato a girare a Milano, ha auspicato che l’ex capitale morale smetta di avere paura e ritrovi la sua vocazione di crocevia di culture diverse.

Infine, interrogato su cosa significhi essere regista, Salvatores ha affermato che il cinema è un lavoro collettivo.
Più che un autore, parola abusata, Gabriele si sente più vicino al capitano di una ciurma, una sorta di allenatore tipo Mourinho.
E usando una battuta di Happy Family ha concluso che nella vita non si può essere registi, al massimo attori. Ma sullo schermo come nella realtà non è consentito prendere in giro la gente.