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di Francesco Chignola

Questi ultimi mesi sono stati particolarmente ricchi per gli amanti del cinema horror. C'è stato il ritorno al genere di Sam Raimi con Drag me to hell. C'è stato il sorprendente svedese Lasciami entrare. Senza contare casi come Jennifer's Body, Orphan, il ritorno del 3D nel cinema del terrore con il remake di San Valentino di sangue, il bellissimo Zombieland che esce in Italia prima dell'estate. Ma se c'è un film che ha segnato la stagione del cinema dell'orrore negli Stati Uniti, quello è stato Paranormal Activity, che sbarca finalmente nei cinema del nostro paese dal 5 febbraio.

Produzione indipendente e a basso costo, budget praticamente inesistente di soli 15 mila dollari, riprese in una settimana tra amici con videocamere amatoriali: e il film diretto da Oren Peli ci ha messo diverso tempo ad approdare nelle sale americane. La prima apparizione risale infatti all'ottobre del 2007, ma come racconta un dettagliato articolo del Los Angeles Times, è Steven Spielberg qualche mese più tardi a innamorarsi del film. La sua prima intenzione? Farne un remake in grande stile e includere l'originale nel DVD. Ma una proiezione di test in cui la gente terrorizzata scappa dalla sala convince la Paramount a comprare i diritti del film e a distribuirlo.

A partire da un'uscita limitata ad alcune città universitarie, in cui le proiezioni davano sempre il tutto esaurito, nel giro di poche settimane il film diventa un vero caso nazionale, accumulando 107 milioni di dollari soltanto nel mercato americano e più di 30 in quelli stranieri. Secondo i calcoli, il film sarebbe già il più proficuo della storia del cinema, anche se altri fanno notare che non sono inclusi fattori come i costi di promozione, in questo caso enormi. Ma in definitiva, si tratta di un'operazione di marketing, con il topolino indipendente ancora una volta inghiottito dall'elefante delle major, oppure Paranormal activity è semplicemente davvero terrificante?

Una cosa è certa: se il pubblico americano ha gradito, anche la stampa ha detto sì. Infatti la stragrande maggioranza dei critici più autorevoli ha promosso il film. Come Entertainment Weekly, secondo cui il film "raschia via 30 anni di incrostati cliché sull'incubo" mentre per Roger Ebert del Chicago Sun-Times è "un piccolo e ingegnoso film, così ben fatto da risultare veramente spaventoso". Per Nathan Rabin di The A.V. Club, "il film perde un po' della sua sudicia verosomiglianza verso la fine, ma è in ogni caso un horror a basso budget sorprendentemente efficace", mentre Film Threat lo definisce "brutale, estenuante e genuinamente terrificante".

Per Richard Corliss del Time poi, "al di là dell'ingenuità virale del marketing, ciò che è veramente forte è che non si tratta solo di un divertente giro in giostra; è un'esperienza artistica istruttiva". Anche Empire è sulla stessa linea: "un Amityville per l'era di Youtube, potente e primitivo" mentre Salon.com semplifica: "è un successo per la più sorprendente delle ragioni: perché è un gran bel film". Paranormal activity viene elogiato anche da Peter Travers di Rolling Stone e da Lou Lumenick del New York Post, che paragona Peli al mitico produttore Val Lewton per come "capisce che è più spaventoso ciò che non vedi ma che viene meramente suggerito".

Nella quasi totale unanimità di giudizi positivi, alcuni entusiastici e altri meno, un commento più freddo arriva semmai da A.O.Scott del New York Times, che lo definisce "un piccolo horror girato in modo rozzo e intelligente solo per metà" e sottolinea che il suo valore è più che altro quello di essere "la miglior storia di marketing cinematografico dell'anno". Ma anche la critica più affermata ha parlato: Paranormal Activity è un film che fa balzare sulla sedia. E che, in attesa dell'inevitabile sequel, potrebbe persino cambiare le regole del gioco. Oppure finirà in un nulla di fatto come il suo cugino maggiore, The Blair Witch Project?

Il trailer del film


Guarda anche:
Il servizio di Hollywood Flash sul film
Il servizio di Tg24 su Paranormal Activity