di Giuseppe Lamanna

Genovese di nascita e americano d’adozione, Enrico Casarosa fa il lavoro più bello del mondo: trasferire le sue idee su carta e successivamente renderle vive. Amante dei fumetti, appassionato di animazione giapponese, lo storyboard italiano si considera un nostalgico della carta e fanatico della matita. Dopo aver contribuito al successo di film come Ratatouille, Casarosa ci racconta qualche curiosità sul suo lavoro e soprattutto su Up (www.disney.it/Film/up/), ultimo gioiello dell’animazione Disney Pixar (www.pixar.com) che ha conquistato 5 Oscar tra cui quelle come miglior film e miglior sceneggiatura.

Come fa un italiano ad arrivare nell’Olimpo dell’animazione americana?
Attraverso molti passi. Sono arrivato negli Stati Uniti poco più che ventenne, studiando animazione e illustrazione a New York. Poi ho iniziato a fare piccoli lavori di animazione per la tv, imparando la maggior parte delle cose sul campo e non a scuola. La svolta è avvenuta qualche anno dopo, quando sono entrato alla Blue Sky Studios (www.bluskystudios.com), dove il mio primo lavoro importante come storyboard è stato per L’Era Glaciale. Due anni dopo sono approdato alla Pixar, dove ho esordito con Ratatouille.

Com’è nata l’idea di scegliere un anziano come protagonista di Up, visto chei tratta di una scelta poco markenting oriented?
In Pixar fortunatamente è la storia che entusiasma e non il potenziale numero di giocattoli che si possono vendere. Negli ultimi anni, Pixar ha dimostrato di non aver paura di prendere diversi rischi, considerando che gli ultimi tre film hanno visto un ratto in cucina (Ratatouille), un robot che non parla (Wall-E) e un arzillo pensionato (Up). Il giorno in cui smetteremo di prendere dei rischi saremo nei guai.

Da dove nascono le ispirazioni per creare i personaggi di una storia animata?

Sempre dalla realtà. Da questo punto di vista il disegno è un’arte quasi meditativa. Ti permette di osservare le cose molto più attentamente, anche della fotografia. In qualunque posto può nascondersi una buona idea o un’ispirazione per realizzarla. Anche in Up abbiamo seguito lo stesso procedimento.

Quali sono le difficoltà nel trasformare una storia in immagini?
Principalmente le scelte, perché paradossalmente sono troppe. In linea di massima esistono almeno ventimila modi diversi, per raccontare visivamente la stessa cosa. La difficoltà sta nello scegliere l’angolo e l’inquadratura giusta, descrivere una scena facendo emergere le emozioni corrette. Ogni singola scena rappresenta una sfida diversa a livello di scelte, che per forza di cose sono molto soggettive. Il nostro lavoro diventa quindi fondamentale, visto che possiamo creare degli schizzi e visualizzare le idee.

Com’è cambiato il lavoro dell’animatore con l’avvento della grafica digitale?

Sinceramente non è cambiato il lavoro, ma solo i supporti con cui lavoriamo. Adesso c’è il digitale invece della carta, quindi disegnamo al computer anche se la matita resta sempre più veloce. Disegnare al computer facilita nella correzione dei disegni, eliminando anche diversi processi di lavoro come la scannerizzazione. Però, rispetto alla carta, spesso in digitale si finisce per rifinire troppo il tuo disegno, anche più del necessario. Lo storyboard è un lavoro di gruppo, è necessario essere disposto a vedere le tue idee maltrattate e soprattutto non si può essere troppo permalosi.

Quali sono stati i personaggi dell’animazione che hanno accompagnato e influenzato la sua professione?
Senza dubbio tutti i giapponesi degli anni 70 e 80 come Goldrake, Conan ragazzo del futuro e Lupin III, tutte opere di creativi che ho scoperto anni dopo al cinema come Hayao Miyazaki. Tra gli italiani non dimentichiamo Bruno Bozzetto e il suo mitico West and Soda.

È possibile oggi fare animazione al di fuori degli Stati Uniti? Che consigli darebbe ad un giovane animatore?

Non conosco molto bene la situazione attuale. Dalla mia esperienza personale posso dire che se non fossi andato negli Stati Uniti sarebbe stato impossibile fare questo lavoro. In Giappone, dove il mercato dell’animazione è fiorente, i creativi fanno una vita da monaco perché per il loro lavoro non c’è un’adeguata retribuzione. In Italia i talenti non mancano, però servono le grandi produzioni.
Gli artisti non sono organizzatori e oggi trovare un buon produttore è difficile quanto trovare un buon regista.

Dopo il grande successo di Up, cosa possiamo aspettarci da Lei?

Avere successo è la parte più facile. Confermarsi sugli stessi livelli è la sfida più ardua. Adesso sto lavorando ad un mio progetto personale, un cortometraggio che farà da apertura a Cars 2, prossimo film della Pixar in uscita nel 2010. Mi serviranno quasi dodici mesi di lavoro per un film d’animazione di 4 minuti.

Un’ultima curiosità riguarda lo Sketchcrawl, una speciale maratona di disegno da Lei inventata. Com’è nata quest’idea?
Un po per caso, approfittando della grande passione per il disegno. È un’idea personale di andare in giro a disegnare per tutta la giornata, una vera e propria maratona con la matita in mano. Pian piano si è trasformata in un evento sociale, in cui gruppi di artisti disegnano insieme per condividere alla fine della giornata il proprio lavoro. La organizziamo a San Francisco ogni tre mesi, ma adesso anche via Internet si è diffusa questa passione, contagiando centinaia di persone e di luoghi in tutto il mondo.