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Per la rassegna Vietatissimi - Ultimo Tango a Parigi - Versione integrale
Sabato 13 febbraio alle 23 su SKY Cinema Italia

di Massimo Vallorani


Un film che crea panico svenimenti, vomito e tremori. Sì, non capita spesso di leggere che una pellicola provochi tutti queste reazioni negative tra gli spettatori. Sta succedendo con Paranormal Activity, l’opera dello sconosciuto Oren Peli finita al centro del dibattito pubblico non per i suoi meriti (o demeriti) artistici, quanto per la sua presunta pericolosità. Già, perché questo film, che pare essere un’esperienza potenzialmente pericolosa per gli spettatori psicologicamente fragili (soprattutto per gli adolescenti) non è stato sottoposto ad alcuna restrizione censoria. Eppure la cinematografia nel nostro Paese è ricca di film importanti che sono cascati tra le maglie strette dei divieti e quindi considerati deleteri per il grande pubblico

Se c'è un film-simbolo, questo è sicuramente Ultimo tango a Parigi: il film di Bernardo Bertolucci causò in Italia un fortissimo scandalo per le scene hard e in particolare per una di sesso anale (quella del burro, per intenderci). La sequenza in cui Brando e la Schneider consumano il loro primo rapporto include otto secondi, che vennero censurati, nei quali l'attrice francese ha un orgasmo. Lunghissime le vicissitudini giudiziarie della pellicola. In Italia, il film uscì nelle sale il 14 ottobre del 1972; dopo una settimana dalla sua prima proiezione fu sequestrato per "esasperato pansessualismo fine a se stesso". Seguì una lunghissima odissea giudiziaria scandita da una prima assoluzione nel 1973, col ritorno trionfale nei cinema segnato da oltre sette milioni di spettatori e da una nomination agli Oscar. Infine la Cassazione condannò la pellicola al rogo. Furono salvate soltanto alcune copie da conservare come corpo del reato. Per Bertolucci ci fu una sentenza definitiva per offesa al comune senso del pudore, reato per il quale venne privato dei diritti civili (fra cui quello di voto) per cinque anni e fu condannato a quattro mesi di detenzione (pena poi sospesa). Soltanto nel 1987, a distanza di ben quindici anni, il film fu riabilitato e distribuito nuovamente nelle sale.

Anche Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini subì ostacoli da parte della censura. Ispirato al romanzo del Marchese Donatien Alphonse François De Sade, il film racconta le vicende di alcuni giovani sequestrati e sottoposti a torture e supplizi da parte di quattro gerarchi di Salò. La pellicola, pervasa di violenza perversa, ottenne all'inizio il visto della censura ma dopo poche settimane venne sequestrata. Fu vietata ai minori di 18 anni e quindi non visibile in tv.

La censura colpì anche il grande Totò. Al film Totò e Carolina di Mario Monicelli del 1954 furono tagliate ben 31 scene e modificate 23 battute. La commissione censoria, infatti, ravvisò nel film oltraggio al pudore, alla morale, alla religione, alle forze armate. Pare che dietro questi tagli ci fosse Mario Scelba, l'allora ministro degli Interni.

Da segnalare anche La Spiaggia di Alberto Lattuada (1954): un film che diventò ben presto un caso politico approdando addirittura in Parlamento. Al film furono tolti 3000 metri di pellicola e imposto il divieto ai minori di 16 anni per la storia di una prostituta che si prende una vacanza dal bordello, andandosene al mare con la figlia. Una curiosità: una sequenza fu tolta perché vi compariva una copia dell'Unità. E altre perché i costumi da bagno erano troppo succinti.

Anche a La donna scimmia di Marco Ferreri fu applicato un divieto ai minori di anni 14 "a causa di scene e sequenze non adatte alla loro sensibilità".

Andando indietro nel tempo anche La cena delle beffe del 1941 di Alessandro Blasetti fu censurato e vietato ai minori per la scena in cui per la prima volta nel cinema sonoro italiano un'attrice apparve a seno nudo. Lo streap tease, per la cronaca, apparteneva a Clara Calamai e naturalmente suscitò la reazione scandalizzata della Chiesa.

Rimanendo in ambito nazionale, la palma del film più censurato di tutti i tempi va a Cannibal Holocaust (1979) di Ruggero Deodato. Il film più che scandalo suscitò reazioni indignate per diverse scene perverse: una su tutte una ragazza violentata e impalata. In Italia il film fu sequestrato perché "opera contraria al buon costume e alla morale". Durante quel periodo uscì la notizia che gli animali uccisi sul set erano scene reali e questo alimentò la fama di film maledetto. Solo nel 1984 la pellicola uscì nelle sale ma censurato e con il divieto ai minori di 18 anni.

Ma non ci sono solo film italiani. Anche quelli stranieri, per uscire nelle nostre sale, hanno dovuto sottoporsi a censura. Esempi importanti non mancano anche qui: Metropolis, capolavoro di Fritz Lang del 1927. I revisori nostrani chiesero che la celebre "sequela di scene di operai che vanno al lavoro a passo lento, sia appena accennata": forse perché troppo rivelatrice della difficile condizione operaia. Ancora più paradossale il caso di Madame Dubarry, l'opera di Ernst Lubitsch che racconta la Rivoluzione francese. Fatto, questo, che preoccupò molto i controllori italiani: tanto che la loro richiesta fu quella di tagliare "tutti gli episodi della Rivoluzione raffiguranti barricate, conflitti fra la folla e forza armata". In altre parole: il cuore pulsante del film.

In tempi più recenti, nel 1987, anche Stanley Kubrick ha avuto i suoi problemi con Full Metal Jacket: alla sua prima uscita nei nostri cinema l'opera venne bollata con un esemplare divieto ai minori di 18 anni, alla stregua di un qualsiasi porno motivato con "la molteplicità delle battute e dei gesti volgari". Allora Kubrick in persona scrisse alla commissione una lettera di protesta: "È chiaro che non intendo giudicare i giovani italiani sostanzialmente diversi in quanto a natura, carattere e temperamento dai giovani di altri Paesi del mondo, ed è mio più profondo desiderio che il mio film sia un'esperienza valida per una più vasta platea possibile".