di Francesco Chignola

Martin Scorsese è uno dei maestri riconosciuti del cinema americano: il suo ventunesimo film, tratto dal romanzo di Dennis Lehane, si intitola Shutter Island ed è ambientato nel 1954 in un manicomio criminale. Normale che dopo l'enorme successo di un film come The Departed, per il quale il regista è stato finalmente insignito di un Academy Award, la critica attendesse questo nuovo film con una certa ansia. Le reazioni sono state positive, anche se forse non con l'unanimità che ci si aspettava.

Un film che riserva molte sorprese, come sottolinea l'entusiastica recensione del Charlotte Observer: "Quand'è l'ultima volta che avete dovuto aspettare l'ultima frase di un film per capirne tutti i dettagli?". Assai soddisfatto anche il commento di The A.V. Club e quello del Los Angeles Times, secondo cui "Martin Scorsese ha creato un film divinamente dark che solletica i cervelli nella migliore tradizione noir". Molto soddisfatti anche due penne autorevoli come Roger Ebert e Todd McCarthy di Variety.

Per il Wall Street Journal "era dai tempi di Toro Scatenato che Scorsese non sposava così sfrontatamente la bellezza con la brutalità, era dai tempi di Kundun che un suo film non sembrava così aspirazionale". Peter Travers di Rolling Stone elogia la prova di Leonardo DiCaprio, "la performance più evocativa e emotivamente complessa" della sua carriera, mentre il Portland Oregonian lo definisce "atmosferico, avvincente, e completamente sotto il controllo dell'uomo che lo ha realizzato".

Quasi tutte le recensioni della stampa americana sono positive, anche se sono molte quelle che mettono dei paletti all'entusiasmo. Come Entertainment Weekly: "il film ti prende, ma non ti afferra: è come se avesse dato droghe psicotropiche al suo talento registico". Oppure Reelviews, dove si legge che "il film è così innamorato del suo approccio che fallisce nel connettersi a livello emotivo" e che "nonostante le performance degli attori, l'impatto psicologico è minimo". O The Hollywood Reporter: "è un piacere vedere Scorsese nei panni del maestro circense. Si spera solo che non continui su questa strada".

Non mancano poi, come per quasi qualunque film, le stroncature senza appello: spesso le più divertenti da leggere, in questo caso dolorosissime, trattandosi di Scorsese. Particolarmente sonora quella del New York Times, che scrive ironicamente "qualcosa di terribile sta per accadere. Tristemente, quel qualcosa si rivela essere il film stesso", e quella del San Francisco Chronicle: "Scorsese riempie il film di scenografie dalla mano pesante e accumula una colonna sonora eccessivamente sinistra. La colonna sonora vorrebbe essere un costante promemoria dell'importanza del film ma non fa che sottolineare la sua banalità".