di Francesco Chignola

Ci sono film che dividono la critica, quelli che fanno la felicità di molti ma che sanno stimolare l'acredine di altri. Spesso va così. Ci sono però poi film che, al contrario, mettono d'accordo tutti. Un esempio tra i più recenti è senza dubbio Crazy Heart, il film scritto e diretto da Scott Cooper che arriva nelle sale italiane il 5 marzo dopo essere stato acclamato dalla critica americana. E dopo che il suo protagonista Jeff Bridges ha vinto un Golden Globe, prenotandosi una posizione di prima fila nella gara per gli Oscar.

Tra le recensioni più entusiaste troviamo quella del New York Times e del New York Daily News, su cui si legge: "Maggie Gyllenhaal è affascinante e fa scelte inaspettate nella sua performance, ma questo è lo show di Bridges, e lui è meritorio di un Oscar come miglior attore come non è stato mai", la stessa osservazione viene fatta anche da Roger Ebert, mentre Joe Morgenstern del Wall Street Journal scrive che il film è "pieno di momenti straordinari, frasi adorabili e personaggi vividi". Dana Stevens di Slate lo definisce "il mio film preferito dell'anno dopo una seconda visione".

Per il Los Angeles Times, "il sine qua non del successo di Crazy Heart è la musica che canta Bridges" e, si legge su Newsweek, "Crazy Heart ti colpisce come una bella canzone country: non perché ti racconti di qualcosa di nuovo, ma perché te lo racconta bene", la medesima metafora scelta anche da Peter Travers di Rolling Stone, per il quale "anche quando sai cosa accadrà, ti conquista come una canzone country: è ipnotizzante". Per il Village Voice "è soltanto un film americano adulto ben fatto: vale a dire, una rarità", il New York Post lo definisce "uno dei migliori dell'anno, uno dei più profondamente sentiti" e il Philadelphia Inquirer "una vera gemma".

Molto del merito viene dato alla performance di Jeff Bridges, ovviamente: secondo Nathan Rabin di The A.V.Club, "Crazy Heart potrebbe avere degli angoli più smussati, ma mentre il film è troppo sentimentale e ordinato, la performance umana e profondamente empatica di Bridges rende semplice fare il tifo per la redenzione del suo personaggio". Lisa Schwarzbaum di Entertainment Weekly scrive invece che "la performance smaliziata di Bridges prende questa piccola e aromatica storia indipendente sulla musica country, sulla redenzione, e sull'amore nei confronti di una donna più giovane e la rende affascinante come una canzone triste".

Se è davvero difficile trovare una recensione negativa del film tra le fonti più autorevoli della critica americana, molti hanno semmai sollevato il confronto con The Wrestler, con cui il film ha alcuni punti in comune. Per James Belardinelli di ReelViews "Crazy Heart è la versione country di The Wrestler: un veterano irsuto i cui giorni sotto i riflettori sono finiti lotta per andare avanti mentre vede il mondo attraverso una foschia di rimpianto e alcol". Anche Mick LaSalle del San Francisco Chronicle è dello stesso avviso: "forse l'idea di vedere Jeff Bridges nei panni di un cantante country ubriaco, sbandato e sfortunato può non sembrarvi automaticamente attraente. Ma pensate a questo titolo: The Wrestler. E questo in più ha delle belle canzoni".