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Shutter Island: la recensione in anteprima

Shutter Island è un'isola lontana e sperduta in mezzo alle tempeste; ma è anche un manicomio criminale recintato, un labirinto intricato come le menti di chi lo popola. Parte da qui il nuovo film di Martin Scorsese Shutter Island (nelle sale dal prossimo 5 marzo) con cui il regista italo americano prosegue non soltanto il suo connubio con Leonardo Di Caprio (siamo al quarto film insieme) ma continua il suo viaggio per immagini alla ricerca delle origini della violenza e su come può essere debellata.

Nel film, tratto dal bestseller di Dennis Lehane (lo stesso che ha firmato il romanzo Mystic River, che avrebbe poi ispirato l’omonimo film premiato con l’Oscar e diretto da Clint Eastwood) e ambientato nel 1954, all’apice della Guerra Fredda, Leonardo Di Caprio è il capo della polizia locale Teddy Daniels che, col suo nuovo partner Chuck Aule (Mark Ruffalo), viene convocato a Shutter Island per indagare sull’inverosimile scomparsa di una pluriomicida che sarebbe riuscita a fuggire da una cella blindata dell’impenetrabile ospedale di Ashecliffe. Circondati da psichiatri inquisitori e da pazienti psicopatici e pericolosi confinati sull’isola remota e battuta dal vento, i due poliziotti si trovano immersi in un’atmosfera imprevedibile dove nulla è come davvero appare.

Il film appare al tempo stesso un thriller psicologico e un horror gotico con al centro il dolore e la tragedia umana. Una pellicola che si ispira direttamente a fonti ben precise, come ha voluto sottolineare lo stesso Scorsese che durante la lavorazione del film ha organizzato una serie di proiezioni notturne di film, sia leggendari che sconosciuti, che avevano in comune lo stile e i temi di Shutter Island: dal film di Otto Preminger Vertigine (Laura nel suo titolo originale)
al racconto noir degli inganni di Jacques Tourneur Le catene della colpa; dal thriller diretto da Edward Dmytryk Odio implacabile al dramma poliziesco di Nicholas Ray Neve rossa; dal debutto alla regia di Karl Malden Il fronte del silenzio a Il processo di Orson Welles (1963), adattamento cinematografico del surreale romanzo di Franz Kafka, che narra le vicende di un uomo inspiegabilmente detenuto per un crimine sconosciuto. A rendere poi le atmosfere cupe di Shutter Island”la scenografia di Dante Ferretti. Un italiano a cui si aggiunge nel film anche il nome di un altro italiano, Giacinto Scelsi, i cui brani della colonna sonora sottolineano gli stati d’animo di Teddy, il personaggio più dark e violento tra quelli sinora interpretati da Di Caprio.

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