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Horror: tutti i volti del brivido

di Paolo Nizza

"Il mondo è un vampiro."
Nel 2019, la profezia cantata da gli Smashing Pumpkins in Bullet with Butterfly Wings si è avverata.
Una misteriosa malattia si è diffusa rapidamente sul pianeta, trasformando la maggior
parte degli esseri umani in vampiri.  L’umanità, ridotta a cavia, è ormai una specie in via di estinzione, costretta a nascondersi, braccata dai vampiri.

Edward Dalton (Ethan Hawke) è un vampiro e al tempo stesso uno scienziato che rifiuta di nutrirsi di sangue umano. Sta cercando di creare un plasma artificiale in grado di nutrire i vampiri e al tempo stesso evitare l’estinzione della razza umana.  Quando tutto sembra ormai perduto, Ed incontra Audrey, una sopravvissuta che lo aiuta e lo esorta alla ricerca per il cui esito, sia gli umani che i vampiri, sarebbero disposti a fare qualsiasi cosa.

Per usare le parole del protagonista Ethan Hawke, finalmente "un film recente sui vampiri non dedicato ai teenager."
Daybreakers riaffila i canini a un genere reso esangue dall'eccessivo salasso procurato da pellicole in cui gli epigoni di Nosferatu paiono modelli di Abercrombie più che fameliche creature condannate alle tenebre eterne. E finalmente si torna alla caccia sino all'ultimo globulo con vampiri in crisi astinenza e magnati del plasma in overdose di potere.

Maestri della post-produzione (dei 500 effetti speciali presenti nel film, 350 sono frutto esclusivo del loro ingegno) Michael e Peter Spierig vampirizzano con stile e arguzia gli stereotipi del cinema horror dai capitalisti, succhiasangue di nome e di fatto, all'eroe senza macchia e con qualche paura, costretto a cadere per risorgere.

Tra pronipoti di Nosferatu protetti da Suv con i finestrini oscurati e bar ispirati a Edward Hopper, in cui il cocktail più richiesto è sangue chimico, nelle vene di Daybreakers scorrono le atmosfere morbose e decadenti di True Blood, tuttavia raffreddate da una fotografia algida, dominata da grigi plumbei e da neri funerei. Girato in digitale, il film coagula personaggi e situazioni, salvo esplodere in improvvise emorragie di violenza.

E se Hawke ha lo sguardo perso da ultimo uomo sulla terra, Willem Dafoe conferma la sua vocazione per il ruolo di talentuoso Maverick innamorato di una Ford Mustang, il più efficace è Sam Neill, mefistofelico conte Orlok del terzo millennio che al pari di Bea Lugosi non beve mai vino. Un mostro consapevole che l"'ultimo alito di umanità si perderà con l'ultima goccia di sangue."