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di Francesco Chignola

Si torna a parlare di Roman Polanski. Ma questa volta, per fortuna, non se ne può parlar che bene. Dopo le traversie personali che hanno segnato la sua vita e la sua fama tanto quanto la sua carriera di autore, si torna finalmente a parlare del suo cinema, dei suoi film: L'uomo nell'ombra (in originale The ghost writer: il protagonista viene infatti assunto da un ex primo ministro britannico per redarne l'autobiografia) tratto dal libro di Robert Harris, è il suo ultimo lavoro, a cinque anni dalla sua sottovalutata versione di Oliver Twist e a ben 8 anni da Il Pianista.

E sarebbe uno spreco concentrarsi troppo sulle condizioni in cui il film è stato girato e montato, perché si tratta davvero di un grande pezzo di cinema, forse il thriller migliore della stagione. Con L'uomo nell'ombra infatti Polanski dimostra di saper apportare uno stile magistrale, che non si ferma mai alla maniera ma ha ancora voglia di sperimentare e di giocare, tra lunghi piani e lunghi silenzi, a un genere assopito e spesso tirato via come quello dei thriller politici.

Di saper dare ancora una volta una linfa d'autore al cinema di genere, assecondandone le convenzioni senza rifiutarle, mettendo in primo piano l'arma dell'ironia beffarda. Non solo quella di un autore dedito al massacro, ineluttabile, dei suoi personaggi, ma anche quella che suscita, qua e là, una risata liberatoria. Un procedimento che permette di stemperare la tensione che si crea nelle sequenze, dirette sempre con mano sicura ed esperta. Quando non virtuosistica: tolta rivelazione (quella la potrete capire da soli) tutta la parte finale del film è materiale da manuale del cinema.

Polanski si avvale anche di un cast perfetto, che accetta il gioco e lo porta fino in fondo: Ewan McGregor è sornione, quasi conscio del destino implacabile che lo attende; più ridigo Brosnan, come si confà al ruolo dell'ex primo ministro britannico che si ispira, poco sottilmente, a Tony Blair. Il gioco del leone lo fanno però le due attrici non protagoniste. Una bionda e una mora, come vuole la tradizione del film noir: la prima è Kim Cattrall, nota al pubblico come Samantha di Sex & The City (e ai nostalgici per il suo ruolo in Grosso Guaio a Chinatown).

La seconda è Olivia Williams: londinese, 41 anni, regina incontrastata di Dollhouse, è davvero uno dei volti più interessanti del cinema inglese di oggi, anche qui perfetta nel mescolare sensualità e mistero.