La carriera di un divo dipende spesso dalla scelte artistiche dei suoi colleghi. Da Julia Roberts a Sharon Stone, da Tom Selleck a Mel Gibson scopri i ruoli rifiutati dalle star che hanno fatto la fortuna di chi li ha sostituiti
di Giuseppe Lamanna
Senza rischi, si sa, è difficile raggiungere il successo. Per un attore, poi, è assolutamente fondamentale. Non a caso, la salita verso l’Olimpo degli dei può essere molto rapida, ma altrettanto veloce risulta il percorso al contrario, che quasi sempre finisce con una rovinosa caduta nell’oblio.
La Settima Arte ha le sue regole, tuttavia, può accadere che le fortune (o le sfortune) di un attore dipendano da scelte che altri hanno preso al posto suo.
Clamoroso, per esempio, è il caso di
Julia Roberts, la cui carriera è decollata grazie a Molly Ringwald, star delle commedie romantiche negli anni 80, che nel 1990 rifiutò la parte da protagonista in
Pretty Woman (rifiutata anche da
Jennifer Jason Leigh). La povera Molly avrebbe dovuto subito cambiare agente, perché nello stesso anno rifiutò anche la parte principale in
Ghost, poi andata a
Demi Moore.
E così, per la divina Julia si aprono le porte di Hollywood, nonostante anche lei si renda protagonista di alcune scelte, per così dire, “azzardate”. Chissà se la celebre rossa si è mai pentita dei molti no rifilati ai produttori di
Basic Instinct, che fece la fortuna di
Sharon Stone; a quelli di Insonnia d’amore, parte poi andata a Meg Ryan; a
Shakespeare in Love, ruolo che fruttò un premio Oscar a
Gwyneth Paltrow, per tacere del resto.
E la lista dei no si allunga, riempiendosi di nomi illustri come quello di
Madonna. Lady Ciccone, infatti, disse no a
I Favolosi Baker, che lanciò la bionda
Michelle Pfeiffer.
Ma, a sua volta, la celebre Catwoman disse no a
Thelma & Louise di Ridley Scott, aggiungendosi alla ricca e corposa lista di rifiuti che già vedeva i nomi di Melanie Griffith, Jodie Foster, Meryl Streep e Goldie Hawn. Geena Davis e Susan Sarandon stanno ancora sentitamente ringraziando.
Clamorose anche le scelte in campo maschile, a partire da quelle fatte da Tom Selleck. Il mitico Magnum P.I., pur di continuare a girare la serie tv, ha rinunciato al ruolo di Indiana Jones, che ha fatto la fortuna di Harrison Ford. Fortuna che non è mai mancata all’indimenticabile Han Solo anche quando Alec Baldwin rifiutò il ruolo di Richard Kimble ne
Il fuggitivo.
Le cattive scelte hanno condizionato anche la carriera di Warren Beatty, in lento e costante declino. L’attore americano avrebbe potuto rialzare le proprie quotazioni, ma rifiutò la parte di Gordon Gekko in
Wall Street, poi andato a Michael Douglas che vinse l’Oscar; scartò anche il ruolo da protagonista in
Misery non deve morire, accettato poi da James Caan; e infine il ruolo di Jack Horner in
Boogie Nights, parte che andò a
Burt Reynolds facendogli vincere un Oscar.
Ha perso delle buone occasioni anche Mel Gibson, star ora in declino, che lasciò il ruolo di
Robin Hood – Principe dei ladri a
Kevin Costner, ma soprattutto quello del
Il gladiatore a Russell Crowe.
Anche le star di prima grandezza hanno fatto i loro errori.
Will Smith per esempio, rifiutò il ruolo di Keanu Reeves in
Matrix, ruolo rifiutato anche da
Leonardo DiCaprio, mentre
John Travolta accantonò quello di Forrest Gump, personaggio poi reso indimenticabile da Tom Hanks.
Infine, qualche rimpianto deve averlo anche
Denzel Washington, che rifiutò
Io, robot poi interpretato da
Will Smith, e sia il ruolo di Curtis in
Dreamgirls sia quello di Ray Charles in
Ray, entrambe le volte sostituito da
Jamie Foxx.
Insomma, per ogni no che viene pronunciato, una carriera cinematografica nasce o si spegne. D’altronde, la fortuna bussa alla porta, ma il vero problema è farla entrare.