di Camilla Sernagiotto

Grande attesa per la seconda pellicola firmata da Federico Zampaglione, più conosciuto sul versante musicale come cantante e fondatore dei Tiromancino.
Dopo Nero bifamiliare, commedia grottesca uscita nel 2007, il musicista è tornato al grande schermo con Shadow, un omaggio al genere horror italiano degli anni Settanta e Ottanta che uscirà nelle sale italiane il 14 maggio 2010.
Tra citazioni di grandi maestri dell’orrore come Mario Bava e Dario Argento e di pietre miliari del filone (da Un tranquillo weekend di paura a Non aprite quella porta), Zampaglione ambienta sulle montagne di Tarvisio la vicenda di David (Jake Muxworthy), giovane soldato americano tornato dall'Iraq che parte per un giro in bicicletta attraverso l’Europa.
Sulla sua strada incontrerà la bella Angeline (Karina Testa), ma anche due spietati cacciatori che incominciano a inseguirli per ucciderli.

Prendendo spunto da una disavventura tra i boschi capitata a lui e alla sua compagna Claudia Gerini, il regista ha voluto esordire con la sua opera seconda nel genere che più ama, suscitando grande curiosità negli appassionati dopo che il suo lungometraggio è stato accolto con entusiasmo all’ultimo London Frightfest, al Sitges, al Noir Film Festival di Courmayeur, al Fantasy Horror Award di Orvieto e a diversi altri appuntamenti importanti, come il Scient Fiction di Trieste, dove si è aggiudicato il premio “Nuove Visioni".
L'autore è addirittura finito sulla copertina di Nocturno, rivista di culto per gli amanti del cinema horror che da almeno un decennio non riservava una cover ad un italiano, e il suo film  è già stato venduto in Usa, Canada, Germania, Austria, Lussemburgo, Svizzera, Medio Oriente e Inghilterra, apprestandosi a diventare anche uno dei titoli horror più interessanti del prossimo mercato di Cannes.

Il merito va senza dubbio a lui, ma anche alla saggia scelta di girare in inglese su consiglio del grande maestro Dario Argento.
E proprio di lui Zampaglione vorrebbe fare le veci, rianimando il filone della paura attraverso pellicole che riportino in auge il genere nel nostro Paese, senza escludere la possibilità di trascinare nell’avventura la sua compagna, dal momento che, come ha specificato il regista: “Molti horror sono pieni di belle donne.”

Ma la Gerini sarà d’accordo o quello di Zampaglione è stato… un tiro mancino?

L’abbiamo chiesto direttamente a lui.

Perché non hai coinvolto Claudia Gerini in Shadow?
Abbiamo già fatto assieme Nero Bifamiliare e non volevamo forzare la mano facendo la coppia che lavora insieme a tutti i costi. In futuro sicuramente torneremo assieme sul set.

Qual è stata la scena che più ti ha angosciato durante le riprese di Shadow?
La scena più cupa di tutto il film è quella del laboratorio e delle torture… quella è stata davvero angosciante, inoltre durante il giorno dovevo visionare materiale orripilante di medici nazisti: è stato terribile.

La scena di un film horror che più ti ha impressionato da spettatore?
Da ragazzino quando ho visto per la prima volta Suspiria ho trovato davvero spaventosa la scena della ragazza che cade nei fili metallici, mentre arriva l’assassino.

Preferisci far vedere scene di paura o dare soltanto spunti allo spettatore per immaginarle?
Faccio entrambe le cose, perché a volte è necessario far vedere, a volte no. Bisogna fare un mix, creare un gioco di equilibri per non fare cadere la tensione.

Che clima si respirava sul set?
Molto amichevole, ci siamo divertiti, ma è stato anche faticoso girare alcune scene, soprattutto quelle in montagna, al freddo, ma devo dire che proprio le situazioni difficili ed estreme in cui ci siamo ritrovati a lavorare ci hanno unito. Personalmente ho provato anche tanta angoscia, dovendo raccontare di dolori e sofferenze; mi sono talmente calato nel discorso che ho incominciato a fare incubi terribili!

Per le musiche c’è anche il tuo zampino o ci ha lavorato solo tuo fratello Francesco?
La colonna sonora l’ha fatta Francesco con il gruppo The Alvarius, ma io gli ho dato qualche spunto. Le musiche, rifacendosi a sonorità cinematografiche anni Settanta con un’aggiunta di psichedelia elettronica moderna, riescono a far salire la tensione, creando un senso di straniamento nello spettatore.

Cosa ne pensano i Tiromancino del tuo doppio lavoro?
Sono contentissimi, perché è un occasione per sperimentare anche musicalmente, vedi il lavoro di Francesco per Shadow.

Il tuo sogno nel cassetto era diventare musicista o regista?
Nessuno dei due: da bambino sognavo di diventare portiere di una squadra di calcio. Per il cinema, soprattutto horror, ho una passione innata, da quando ho sette anni impazzivo per il genere e quella predilezione me la porto dietro tuttora. La musica arrivò verso i tredici anni, ma non ho mai pensato di diventare un musicista o un regista.

Qual è il film horror che avresti voluto girare tu?
Profondo Rosso, in assoluto.

Secondo te perché il genere horror non va più in Italia?
Me lo sono sempre chiesto anch’io: in Italia ci sono stati i più grandi maestri del cinema horror, ci sono tuttora tantissimi fan del genere, eppure non vengono quasi più prodotti film dell’orrore. Forse è perché in tv l’horror va poco e, si sa, la televisione è imperante e detta purtroppo anche le regole del cinema.

Sei uno spettatore fifone?
No, ormai ho visto così tanti film horror che non riesco più ad avere paura! Diciamo che se sono film di maniera non mi fanno effetto, ma se invece il film è fatto bene ed è originale un po’ di ansia mi viene. Ultimamente Martyrs di Pascal Laugier mi ha inquietato parecchio.