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di Francesco Chignola

Dopo due soil titoli, la filmografia di Federico Zampaglione, noto ai più come cantante e leader della band Tiromancino, è già tra le più bizzarre degli ultimi anni. Il primo film, una black comedy intitolata Nero Bifamiliare, nel cui cast figurara la compagna del regista Claudia Gerini, ha avuto alterne fortune. La sua opera seconda invece è un vero horror, si intitola Shadow, e arriva nelle sale dal 14 maggio. E ci arriva sotto i migliori auspici: il film ha infatti incontrato il plauso degli appassionati durante il tour che l'ha visto proiettato in festival prestigiosi come il Frightfest londinese, lo spagnolo Sitges, il Noir in Festival di Courmayeur.

Tanto che già si parla di Shadow come del film che, come sottolinea la recensione sul sito Nocturno, potrebbe finalmente risollevare le sorti del cinema horror italiano, dopo alcuni tentativi degli ultimi anni (per citarne due, Il bosco fuori di Gabriele Albanesi oppure Imago Mortis di Stefano Bessoni). Un genere troppo spesso dimenticato dalle nostre parti ma che in passato ha dato grandissime soddisfazioni, con decine di titoli divenuti nel corso dei decenni ben più che semplici cult movie, ispirando e formando generazioni di cineasti, quasi più all'estero che in patria. Ma quali sono i film e i registi da cui il nuovo cinema del terrore italiano non potrebbe mai prescindere, e a cui probabilmente Zampaglione ha guardato con affetto e passione?

Una delle stagioni più felici dell'horror italiano inizia nel lontano 1957 con un film diretto da Riccardo Freda e intitolato I Vampiri, di cui è direttore della fotografia il grande Mario Bava. Che a un certo punto della produzione viene chiamato a terminare il lavoro iniziato dal collega diventandone, sostanzialmente, co-regista. Nonostante non abbia diretto soltanto film horror, Freda rimane una delle firme essenziali del genere grazie a titoli come L'orribile segreto del dr. Hichcock e Lo Spettro. In questo video, è Bava a spiegare un celebre effetto speciale utilizzato nel film.



Proprio Mario Bava è un nome che è impossibile non tirare in ballo quando si parla di horror all'italiana: pochi anni dopo I Vampiri dirige infatti la sua vera opera prima e il suo capolavoro, il gotico La Maschera del Demonio con Barbara Steele, tratto da un racconto di Gogol. Un film imitatissimo, tra le vette assolute del cinema italiano, che ha un successo strepitoso in tutto il mondo, segnando indissolubilmente l'immaginario horror e fondando di fatto un genere. Sono molti i grandi film horror diretti da Bava negli anni successivi fino alla sua scomparsa nel 1980, da La frusta e il corpo a I tre volti della paura, a Operazione Paura.



Un altro nome che è impossibile non citare all'interno della grande stagione dell'horror italiano degli anni '60 è quello di Antonio Margheriti, omaggiato anche esplicitamente da Quentin Tarantino in Bastardi senza gloria: è infatti il nome che viene dato a uno dei tre "bastardi" travestiti da italiani nell'ultima parte del film. Suoi alcuni titoli importantissimi, spesso firmati con lo pseudonimo di Anthony Dawson, come La Vergine di Norimberga, Danza Macabra, I lunghi capelli della morte e La morte negli occhi del gatto.



Passando agli anni '70, qualunque lista del genere, anche la più elementare e ristretta, non potrebbe fare a meno in alcun modo di Dario Argento: tra i cineasti italiani più conosciuti e amati all'estero, Argento ha rappresentato per quell'intero decennio il non plus ultra del cinema thriller, giallo e horror, continuando comunque a girare film di questo genere fino al giorno d'oggi, all'età di 70 anni quasi compiuti. Tra i suoi horror fondamentali è impossibile non citare Profondo Rosso del 1975 e Suspiria del 1977, due film che hanno stregato e condizionato in modo indissolubile generazioni di spettatori e di registi in tutto il mondo.



Un altro regista assolutamente fondamentale per conoscere il miglior horror italiano di quegli anni è Lucio Fulci, che dopo molti anni di carriera passati a girare commedie, musicarelli, western e infine gialli (tra cui l'amatissimo Non si sevizia un paperino e Sette note in nero) alla fine degli anni '70 si dà finalmente all'horror puro. Tra i suoi film, i migliori sono quelli girati i tra il 1979 e il 1981, ovvero Zombi 2, Paura nella città dei morti viventi, ...E tu vivrai nel terrore! L'aldilà e Quella villa accanto al cimitero.



Questa è una lista per forza di cose molto limitata, che non può tenere conto di moltissimi altri nomi fondamentali come Claudio Fragasso, Lamberto Bava, Joe D'Amato, il primo Pupi Avati, Umberto Lenzi, Michele Soavi, e moltissimi altri. Non si può non nominare però un regista che lo stesso Zampaglione ha citato spesso come una delle fonti essenziali del suo lavoro. Ovvero Ruggero Deodato, che nel 1980 scioccò le platee con Cannibal Holocaust, un film che molti scambiarono per uno snuff movie (Deodato dovette chiamare in tribunale il cast per dimostrare che fossero tutti vivi) e che gli causò una condanna a quattro mesi.