di Camilla Sernagiotto

Se dovesse capitarvi di riconoscere il Boeing 777 Oceanic che avete visto per sei stagioni di Lost in qualche altro film, non temete: non avete le traveggole, né siete ormai così fissati per il serial di J.J. Abrams da vedere riferimenti dovunque!

Quello è proprio l’aereo che sei anni fa precipitò sull’isola, da cui “scesero” indenni Jack, Kate, Locke e compagnia bella.
Nonostante la Oceanic Airlines sia diventata celeberrima grazie a Lost, si tratta di una compagnia aerea fittizia che è apparsa negli anni in diversi film e serie televisive: a partire dalla pellicola Decisione critica del 1996 con Kurt Russell e Steven Segal protagonisti fino ad arrivare al thriller del 2003 Detective Novak: indagine ad alta quota del regista Jean de Segonzac o alla sitcom The War at Home, gli aerei sono sempre gli stessi, quelli della Oceanic.

Ma anche in Chuck, Un detective in corsia, JAG - Avvocati in divisa e perfino in Flipper compare un Boeing della compagnia aerea di Lost.
Non si tratta certo di un caso circoscritto: a Hollywood il riciclo è d’obbligo, almeno per quanto riguarda gli oggetti di scena!

Tra i props più popolari dello schermo, un quotidiano che da anni passa di set in set: dai telefilm Scrubs, Streghe, Six Feet Under, Desperate Housewives, Malcolm e Sposati... con figli al film dei Coen Non è un paese per vecchi, il giornale letto dai protagonisti è sempre quello.
Le varie scene in cui compare sono state raccolte minuziosamente dai blogger, dando il via a discussioni accese in rete; è stato infine il magazine online Slate a svelare il «mistero del giornale sul set»: non è altro che uno degli oggetti di scena della The Earl Hays Press, aziende statunitense del settore che costruisce props fin dal 1925, offrendo la possibilità nel caso specifico del quotidiano di creare la prima pagina in base alle esigenze di copione.
I fogli interni e l'ultima pagina sono invece rimasti sempre fissi, così come i titoli degli articoli e le foto, un utilizzo che può portare a commettere errori grossolani, come è successo per Non è un paese per vecchi nella scena in cui Tommy Lee Jones legge il giornale e sul tavolo ne ha un’altra copia identica (i Coen ne avevano ordinati due alla The Earl Hays Press).
Eppure Hollywood non ne vuole proprio sapere di aggiornare il suo newspaper, il cui primo avvistamento di cui si ha testimonianza risale al 1991, in una puntata di Dallas.

Tra gli altri oggetti più comunemente usati tra un ciak e l’altro, troviamo le bottiglie di birra Heisler, bevute dalla Donna Bionica, dalle Casalinghe Disperate e dagli investigatori di CSI:Miami, la Jekyll Beers di Dexter e The Rules of Attraction e la Penzburg Beer in Heroes, My Name is Earl e Terminator.
Non saranno famose come la birra Duff di Homer Simpson, ma solo perché è più difficile farci caso!

Anche le sigarette dei film e dei telefilm non si comprano dal tabaccaio: i pacchetti della marca fittizia Morley sono i protagonisti di una cinquantina fra film e serial, tra cui 24 e Beverly Hills 90210 in cui vengono fumate rispettivamente da Jack Bauer e Brenda Walsh.

Un regista che invece ha deciso di fare anche il trovarobe o, meglio, di crearsi gli oggetti di scena con le proprie mani è invece Quentin Tarantino, che nei suoi film utilizza le sigarette Red Apple, i Big Kahuna Burger e i Teriyaki Donuts inventati da lui.

Ma nella soffitta di Hollywood non ci sono soltanto scatoloni di oggetti da aprire all’occasione!

Nel mondo del cinema e della televisione perfino i suoni non si buttano via: fra quelli più riutilizzati c’è il cosiddetto “grido di Wilhelm”, che si ascoltò per la prima volta in Distant Drums del 1951 di Raoul Walsh quando uno dei soldati agli ordini di Gary Cooper viene divorato da un alligatore.
La paternità dell’urlo che i registi definiscono classico viene attribuita a Sheb Wooley, l’attore che interpretò Private Jessup nel film di Walsh, ma successivamente divenne il sottofondo di qualsiasi scena cruenta: riadoperato in una dozzina di pellicole, lo ritroviamo negli Anni Sessanta in Berretti Verdi, negli Ottanta in Indiana Jones e Guerre Stellari fino ad arrivare al XXI secolo con Pirati dei Caraibi e Madagascar.

Un altro effetto sfruttato da innumerevoli film è quello denominato il “tuono del castello”: risale addirittura al 1931, anno in cui fu registrato per Frankenstein, e da allora passa di schermo in schermo; ha fatto la sua comparsa in successi come Quarto Potere, Cleopatra, Bambi, Il Miglio Verde, Star Trek e Ritorno al futuro, confermandosi a pieno titolo uno dei protagonisti della storia del cinema.